Peso di ghisa

Il deterrente costituito dalla multa per divieto di sosta, malgrado l’alacrità e alle volte – secondo l’interpretazione dell’automobilista multato – una specie di sadismo da parte del vigile urbano, non sembra bastare ad eliminare le auto dai marciapiedi, dalle curve ed in generale dalle zone vietate. E allora?

Per le zone centrali e i centri storici non dovrebbero esserci più dubbi: divieto assoluto di transito e pedonabilità. E non si tratta solo di un problema di disciplina della circolazione automobilistica, ma anche di livelli di inquinamento ormai insopportabili, con relativi costi sanitari e sociali.

Gli unici a non voler capire – oltre ad alcuni assessori al traffico o… al commercio – pare siano i commercianti. Intollerabile però appare la motivazione, che non è più quella della diminuzione del flusso del pubblico potenziale di clienti: è chiaro anche a loro che il pedone, libero dalla paura delle multe, aumenta la propensione all’acquisto di beni. Dunque il principale motivo di avversione alle zone pedonali sarebbe, da parte dei commercianti, la impossibilità di posteggio della propria auto davanti al negozio o nelle immediate vicinanze. Se così fosse, dicevo, sarebbe intollerabile. Come tutti gli altri cittadini i commercianti dovrebbero cominciare ad usare il mezzo pubblico o a fare due passi…

Su questo argomento, piuttosto, si innesta il più grave problema della efficienza dei servizi di trasporto, che andrebbero migliorati, potenziati ed eventualmente resi gratuiti. Purtroppo i continui aumenti tariffari, di fatto incentivanti l’uso del mezzo privato, mostrano che chi presiede alla politica dei trasporti (comunali e non) si muove esattamente nel senso contrario agli auspici e alle necessità della gente, che restano quelli di essere liberi di circolare a piedi per le vie centrali delle città, di non venire asfissiati, di non essere turlupinati con delle tariffe che ormai non sono neanche – almeno in alcuni casi – concorrenziali con l’auto privata.

E tornando alla mancata deterrenza della multa per divieto di sosta, e al supposto sadismo del vigile urbano, perché non pensare per aumentare l’una, ed indirizzare l’altro al miglior ottenimento del fine, a sostituire la multa con un mattone di ghisa, con tanto di numero e di stemma del comune? Il vigile lo “introdurrebbe”, attraverso il parabrezza, nella vettura a segnalare in modo inequivoco il divieto di sosta. L’utente, costretto a cambiare il vetro dal carrozziere, ancora più che per il costo, rilevante, della riparazione, per la “profanazione” della sua auto, “feticcio” di questa società ricca ma disordinata ed insensibile alle esigenze della convivenza, l’utente si convincerà a diminuire l’uso dell’auto o comunque a posteggiarla correttamente. Si andrebbe nel senso giusto. Sarebbe la prima pietra di una nuova civiltà, o meglio, il primo mattone.

(6 gennaio 1990)

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