Dal punto di vista strettamente tecnico, la locuzione “software libero” (detto anche Open Source, o FLOSS), indica una categoria di applicativi informatici (software) che vengono rilasciati con una licenza d’uso (ovvero i termini e le condizioni sotto le quali l’utente è autorizzato ad utilizzare il software) che garantisca all’utente le cosiddette “quattro libertà fondamentali”:

1. Libertà di eseguire il programma, per qualsiasi scopo;
2. Libertà di studiare come funziona il programma e adattarlo alle proprie necessità;
3. Libertà di ridistribuire copie del software;
4. Libertà di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i miglioramenti (e le versioni modificate in genere), in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio.

Un programma è software libero se l’utente gode di tutte queste libertà; l’accesso al codice sorgente del software (ovvero le istruzioni espresse in un linguaggio di programmazione che ne definiscono la funzionalità) ne è un prerequisito; per questo si parla spesso di software libero come “open source” (o “codice a sorgente aperto” in italiano).

Il significato del software libero non si esaurisce però su un piano puramente tecnologico; la valenza più profonda di questo concetto appartiene ad una dimensione culturale, etica, sociale, filosofica. Le quattro libertà fondamentali menzionate precedentemente, infatti, hanno consentito la nascita di comunità cooperanti attorno ai progetti di software libero; queste comunità di sviluppatori e utenti hanno prodotto nel tempo delle tecnologie informatiche di ottimo livello (come ad es. Linux, OpenOffice, Firefox, Ubuntu e tantissimi altri, meno noti al grande pubblico ma comunque molto diffusi), grazie alle possibilità collaborative offerte dalle tecnologie telematiche come Internet.

Il vero valore aggiunto del software libero infatti, rispetto a tecnologie informatiche chiuse e proprietarie, risiede nello spirito cooperativo e improntato alla condivisione delle idee, delle competenze e della conoscenza che anima le comunità che sviluppano software libero; si tratta dello stesso spirito che sottende progetti come Wikipedia, o la pubblicazione di contenuti sotto licenze di tipo copyleft, secondo il quale la conoscenza è un bene comune da condividere liberamente e da alimentare con il contributo di ognuno.

Non si pensi, però, che il software libero sia banalmente una forma di volontariato, che produce tecnologie scadenti anche se (o in quanto) gratuite. Al contrario, lo sviluppo di software libero può essere un’ attività economicamente sostenibile, e le numerose aziende di ogni dimensione che operano nel settore lo dimostrano pienamente; è semplicemente diverso il modello economico rispetto a quello tradizionale: un modello che non è fondato sui costi delle licenze d’uso del software ma sui servizi che vengono offerti relativamente ad esso (installazione, configurazione, assistenza, sviluppo, personalizzazione, …).

2 Commenti

  • 1. Fabrizio Chiappetti (11 aprile 2010, 4:45 pm) :

    seguo Lorenzo da tanti anni e ne ho sempre ammirato l’intelligenza coniugata al senso della giustizia e alla lotta verso i privilegi. Il suo impegno per il software libero non è che l’upgrade necessario oggi per difendere i valori più cari che abbiamo: la libertà di espressione, la democrazia vera (non quella manipolata), lo sviluppo realmente sostenibile ed equo grazie all’accesso più ampio possibile alla tecnologia.

  • 2. Lorenzo Franceschini (11 aprile 2010, 9:07 pm) :

    Che dire, Fabrizio… grazie di cuore per il sostegno, ma mi metti in imbarazzo ! 🙂

Commenta l'articolo

XHTML: Puoi usare questi tag: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <blockquote cite=""> <code> <em> <strong>