Questo viaggio non doveva essere fatto a Corfù bensì a Copenhagen. Per cause tecniche non ho potuto fare i 4040 Km andata e ritorno in macchina per la capitale danese. Comunque per una coincidenza fortuita ho colto l’occasione di un viaggio via mare per Corfù.

Fortuna vuole infatti che Luca, un mio amico in partenza per Corfù, fosse in cerca di una quarta persona per riempire un appartamento e condividere le spese di alloggio per dormire in un appartamentino in quel di Barbati, circa 20 Km a nord di Corfù.

Insieme a Luca sono partito con Andrea e Paolo il 13 pomeriggio e il viaggio, con passaggio-ponte su traghetti della Minoan lines, è stato bello, anche se all’andata, causa caldo ed eccitazione da partenza, ho dormito poco, mentre al ritorno, causa stanchezza, sono sprofondato in un sonno ristoratore.

Appena arrivati a Corfù, dopo aver fatto un cambio di nave a Igoumenitsa, mi sono accorto che c’erano molti italiani in vacanza e che i corfioti erano una esigua minoranza. Nella settimana seguente ho avuto conferma di tutto ciò: l’isola pullulava di italiani, le insegne dei negozi sono in italiano e tutti parlano la nostra lingua.

La casetta a Barbati era veramente comoda e carina sia come arredamento che come posizione. Avevamo anche un tavolo all’aperto dove fare colazione la mattina, api permettendo, e cenare a lume di candela la sera.
Per gli spostamenti abbiamo utilizzato un suzuki samurai: si tratta di un piccolo fuoristrada.

Mare limpido e pulito ovunque, le spiagge passano da quella sabbiosa, simile a quella vellutata di Senigallia, per arrivare a quelle sassose. A nord l’isola si presenta prevalentemente montuosa ed è dominata da un monte di circa 900 m di altezza; andando verso sud l’isola si restringe e diventa più pianeggiante.

Consiglio di visitare la spiaggia di Sidari al nord e la baia di Glifada, al centro sul lato occidentale. Ovviamente anche il centro storico di Corfù merita di essere visitato sia di giorno, con il caos legato ai turisti e vita normale di una grande città, sia di notte quando complice la notte il dedalo di vicoli stretti e tortuosi diventano un labirinto dove è facile perdersi. Il centro ricorda Corinaldo con i sali e scendi dei vicoli, solo che è 10 e passa volte più grande ed è in condizioni peggiori poiché molti palazzi sono fatiscenti.

Aspetto gustoso è il mangiare, i piatti che ho provato sono una decina, ottima è la gyros pitta, simile alla nostra piadina come forma e paragonabile alla nostra pizza come snack da fare ad ogni ora del giorno. Si tratta di una simil-piadina arrotolata con dentro patatine fritte, pomodori, yoghurt, cipolle e gyros (questa è carne di maiale cotta alla brace)… in effetti è una piccola bomba calorica.
Ovviamente l’insalata greca è ottima.

I corfioti (abitanti di Corfù) sono disponibili e gentili, grazie alla loro ospitalità il viaggio è stato ancora più bello.

Un ristorante carino dove mangiare bene a due passi dal mare, immersi in un atmosfera rilassata, è la taverna di Nikolas presso il paesino di Agni, a nord.

Le strade sono pericolose e mai come in questa vacanza ho pregato così tanto on the road!

La sera si è usciti sempre e abbiamo avuto modo si vedere la vita notturna, anche se la maggior parte dei posti sono ad uso e consumo dei soli turisti. Molte sere le ho passate presso un pub irlandese (tenuto da irlandesi) chiamato “dirty Nellies” lungo la spiaggia di Ipsos, altrimenti nota come Little Italy, data l’enorme presenza di connazionali partenopei.

Nel complesso è stata una bella vacanza e tenendo conto di tutto si è arrivati a spendere sui 500 € a testa, viaggio+vitto+alloggio+macchina+spese extra.

Le premesse di una guerra e le conseguenze per coloro che ne sono coinvolti sono descritte in modo coinvolgente e preciso.
Un libro che si legge velocemente ma che aiuta a riflettere su quali possano essere i pericoli nel nostro futuro descrivendo gli errori ed orrori del passato prossimo.

Possiamo fidarci di Chris Hedges. È stato nei posti peggiori e ha visto le cose peggiori. Così dobbiamo ascoltarlo quando sostiene che la guerra è una droga che uccide, che il nazionalismo è sempre pericoloso e che dobbiamo svegliarci e renderci conto di quanto il mondo attuale sia terrificante. Michael Ignatieff
Facile dire che la guerra è sinonimo d’inferno. Ma per molti di coloro – sia civili che militari – che la provano, la guerra è un’esperienza intensa, emozionante e persino gioiosa. La guerra inebria, dà un obiettivo, una motivazione, una soluzione: Chris Hedges la conosce bene. Per il “New York Times” è stato nei Balcani, in Medio Oriente, in America Centrale e ciò che ha visto lo ha sconvolto: amici, nemici, colleghi intossicati e quasi drogati dallo scontro. Partendo dai classici, da Omero a oggi, in questo libro Hedges affronta una triste verità e un mito antico: il legame d’amore fra gli uomini e la guerra, l’attrazione fatale tra il rischio e la gloria, la seduzione della battaglia e la perversione del conflitto.

Dalla Prima Lettera di Ingegnere Apostolo ai Referendinzi

Carissimi cittadini,
al prossimo referendum voterete da 1 a 4 sì, non entro per ora nel merito dei singoli punti del referendum ma mi limiterò ad esporvi i miei dubbi in proposito terminando qui il tono cabarettistico.
Al prossimo referendum l’astensione è legittima, la legge lo prevede, altrimenti la condizione imposta dal quorum non avrebbe senso. Il perchè all’astensione cambia da cittadino a cittadino, nel mio caso è dovuto alle seguenti considerazioni.

Lo strumento del referendum, così come è stato formulato nella nostra costituzione, credo sia tendenzialmente impreciso e contraddittorio. Impreciso perchè non fornisce indicazioni alternative alla legge che si vuole abrogare, se il quesito proponesse insieme al sì anche una proposta alternativa sarebbe uno strumento migliore. La proposta collegata al sì eviterebbe che il risultato possa essere annullato da leggi ad hoc per aggirare l’ostacolo, così come è successo con il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati. 

Cinicamente penso che se dovesse rimanere la legge attuale la lobby delle case di cura, orfanotrofi, centro di aiuto per bambini down, e alcune multinazionali farmaceutiche potrebbero giovarne molto. Penso che la maggior parte di queste strutture orbitano attorno al vaticano e quindi sarebbe chiaro il motivo dell’invito all’astensione. Questo per quanto riguarda l’astensione, ma per il sì, mi domando, chi ci guadagna?

La risposta a questa domanda mi dice che ci guadagnerebbero solo le persone malate di fibrosi cistica , malattie genetiche, coppie desideriose di mettere su famiglia.

Ma così come sono cinico nel fare dietrologia per il no provo ad esserlo anche per il sì, a differenza del no dalla parte del sì, però, non ho trovato nulla, ed è questo che mi fa riflettere. Sono perplesso. Quali sono le lobby che stanno dietro il sì? Sono così potenti da rimanere fuori dalla mischia? Potrei azzardare i centri di ricerca, i laboratori, altre multinazionali farmaceutiche, qualcuno mi può dare qualche indizio a proposito? 

La logica mi ha spinto alle due precedenti considerazioni, e chissà dove mi porterà da qui a domenica, lascio ora la parola a due osservazioni dettate dalla mia coscienza di cristiano cattolico di sesto livello modello Oratorio 2000 XP.

La prima trae spunto da una citazione, Veronesi rispondendo a Oriana Fallaci sul Corriere della Sera di Lunedì 6/06/05, parlando dei motivi per votare sì dice ci guadagnerebbero le persone che vorrebbero vedere realizzato il “proprio progetto di vita”.

La vita non la vedo come un “progetto”, un progetto è freddo, un progetto è fisso e una volta approvato deve partire con la fase esecutiva. Hai quarant’anni e vuoi avere un figlio? No problem il nostro “progetto di vita” le garantisce anche un figlio è il completino prenatal è incluso nel prezzo!

La seconda mi spinge a rispondere a Marco che ha riportato, ovviamente su Popinga, un bel articolo di Massimo Gramellini che terminava citando il Vangelo; dunque citiamo.

Ai sostenitori del “sì” che mi dicono: ”se credi veramente nel no vai a votare ed esprimi il tuo voto”, rispondo citando “siate dunque prudenti come serpenti e semplici come le colombe” (Mt10,16-17).

In continua ricerca e vostro devotissimo,

Matteo Massacesi

La disponibilità d’acqua vincola da sempre le sorti dell’umanità, generando fortune e catastrofi, prosperità e guerre: eppure la più antica e la più usata delle bevande non è l’unica ad aver condizionato la nostra storia. Fotografando cinquemila anni di eventi, Tom Standage getta una nuova luce sulle vicende dell’uomo, leggendole attraverso le bevande che ne hanno accompagnato le sorti, concorrendo, nelle maniere più sorprendenti, addirittura a crearle.

Perché la spugna passata sulle labbra del Cristo era intrisa d’aceto? Come mai i marinai della flotta inglese erano più in salute di quelli francesi? Cos’ha costretto l’Impero cinese a cedere Hong Kong ai britannici? Se gli archeologi distinguono le epoche in base all’uso di diversi materiali, Standage le ripartisce riferendosi a birra, vino, liquori, caffè, tè e Coca-Cola. Originale e ironico, “Una storia del mondo in sei bicchieri” alterna cronache e aneddoti alla verità dei documenti, creando un avvincente cortocircuito tra realtà e leggenda in grado di soddisfare esperti e curiosi, ma soprattutto capace di offrire una visione “altra” della storia, che alle rivelazioni epocali preferisce i piccoli, grandi segreti racchiusi in un bicchiere.
“Le sei bevande illustrate in questo libro dimostrano la complessa interazione delle diverse civiltà e l’interconnessione delle culture mondiali. Esse sopravvivono nelle nostre case, oggi, come ricordi pulsanti di epoche passate, testamenti liquidi delle forze che hanno forgiato il mondo moderno.

La prossima volta che vi porterete alle labbra una birra, del vino, un liquore, un caffè, un tè o della Coca-Cola, pensate a come sono giunti fino a voi attraversando lo spazio e il tempo, e ricordate che contengono molto più di semplice alcol o caffeina. C’è anche la storia, nel turbine delle loro profondità.” (Tom Standage, www.tomstandage.com)

ISBN: 8875780226
Prezzo di copertina: Euro 22,00