Karnyt, moglie di Udi (Ehud) Goldwasser

L’altro ieri a Gerusalemme abbiamo avuto uno stimolante incontro con il vice premier israeliano, Shimon Peres. All’uscita dalla saletta abbiamo percorso di nuovo quell’impegnativo corridoio che ci consente di “calpestare” le firme di tanti uomini illustri.

Siamo al King David Hotel: come non uscire un attimo sulla famosissima terrazza, per dare uno sguardo su Gerusalemme?
Fa freddo e siamo pochi; praticamente solo noi, i partecipanti all’incontro “Appuntamento a Gerusalemme”.

Da parte mia osservo in un angolo un reporter solitario, un free lance che sta filmando una intervista ad una giovane signora.
Sapremo solo un attimo dopo, dal vice ambasciatore di Israele a Roma Elazar Cohen che ben la conosce, di chi si tratta.
E’ la coraggiosa Karnyt (foto), moglie di Udi (Ehud) Goldwasser.

Era il 12 luglio 2006 quando terroristi Hezbollah si infiltravano in territorio israeliano attaccando due jeep dell’esercito in pattuglia lungo il confine con il Libano. Uccisero tre militari e ne rapirono due: Eldad Regev, 26 anni, di Kiryat Motzkin, ed Ehud Goldwasser, 31 anni, di Nahariya.Le firme sul pavimento dell’Hotel King David (Gerusalemme)

Alla signora Goldwasser, sposata da dieci mesi, molti della delegazione hanno chiesto informazioni e notizie. Si esprime con una voce chiara, molto delicata, mostrando al contempo una serena e lucida determinazione. Appare subito evidente il carattere fermo della donna, nel cui cuore alberga un dolore tanto profondo quanto composto.

Ci parla di questi lunghissimi otto mesi durante i quali i tre rapiti (si ricordi bene, all’interno del confine israeliano, su una strada civile, durante missioni di difesa!) non hanno ricevuto nessun aiuto medico e umanitario. Di fatto sono stati completamente cancellati da ogni possibile contatto, anche indiretto, in quanto trattenuti nelle mani degli uomini di Nasrallah. Ciò avviene oltre tutto in palese violazione delle leggi internazionali ed anche delle Convenzioni di Ginevra, come ha sottolineato proprio in Italia Massimo Barra, capo della Croce Rossa Internazionale in Italia.

Un mese fa era anche lei qui in Italia, assieme ai parenti di altri militari rapiti, per raccontare l’odissea e chiedere che almeno possano essere conosciute le condizioni dei loro familiari rapiti.

Il momento dell’incontro che mi ha più colpito è stato quando una delle signore del nostro gruppo ha chiesto se la coppia, seppur da poco spostata, avesse figli.
Karnyt ha risposto: ”Non ancora, ma li avremo di certo quando Udi ritonerà!

Mi sono chiesto che cosa possiamo fare noi. Prima di tutto deve girare la notizia, anche solo passando questo link agli amici. Alcuni dei partecipanti all’iniziativa “Appuntamento a Gerusalemme”, quelli che hanno le mani in pasta a Roma, si sono presi però l’impegno di chiedere una iniziativa concreta al Sindaco Veltroni, visto che il Campidoglio è oramai considerato un vero balcone sul mondo per casi del genere.

Vorrei offrire una indicazione per chi volesse aderire all’appello già in circolazione. E’ possibile farlo scrivendo una e-mail al seguente questo indirizzo: disegnishilat@gmail.com.

Da ultimo sappiamo che Karnyt Goldwasser ha già incontrato, lo scorso mese di febbraio, il Papa e poi il Ministro degli Esteri D’Alema. Quest’ultimo, oltrechè per la presenza italiana nel contingente ONU in quella regione del Libano, anche a ragione dei suoi contatti con Nasrallah. Ci sembra poi che molti dei nostri parlamentari potrebbero adoperarsi per un pronunciamento ufficiale della Camera e del Senato, come hanno già fatto, a livello internazionale, nomi illustri come Tony Blair, Hillary Clinton e Javier Solana.
Nel nostro piccolo di lettori e commentatori del sito possiamo scrivere anche solo un due righe impiegando pochi secondi del nostro tempo.

Karnit lo ha detto: “Non perdo mai la speranza; so che tutto quello che facciamo assieme ai familiari degli altri soldati rapiti è per l’informazione”.

P.S. Mi ricorda un amico con il quale ho parlato al telefono di questo incontro che la risoluzione 1701 delle Nazioni Unite prevedeva il rilascio dei prigionieri!

4 Commenti

  • 1. Gianluigi Mazzufferi (16 gennaio 2008, 10:49 pm) :

    Anche se è trascorso quasi un anno vale la pena di ascoltare e vedere la conferenza stampa di ieri a Roma, organizzata da Agenzia Radicale. Ecco il link:
    http://www.agenziaradicale.com/index.php?option=com_content&task=view&id=2803&Itemid=53
    La sintesi della richiesta è solo questa: “Permettere alla Croce Rossa Internazionale di accedere ai luoghi di detenzione dove sono rinchiusi tre soldati israeliani rapiti nell’estate del 2006 da Hamas e da Hezbollah“.
    Lo scrivo ricordando il mandato ONU affidato ai nostri soldati in Libano!

  • 2. Popinga&hellip (13 febbraio 2008, 10:20 pm) :

    […] scorso mese marzo, ha accettato di incontrare i partecipanti, un pomeriggio, durante un piacevole incontro al King David Hotel. Dagli appunti di quel giorno recupero qualche riga e ricostruisco quanto ebbe dire; volendo potrei […]

  • 3. Popinga&hellip (13 febbraio 2008, 10:35 pm) :

    […] potrebbe dirsi del tutto inefficace se, dopo nove mesi dal rapimento dei due soldati israeliani, Regev e Goldwasser, rapimento che scatenò la guerra, non si ha ancora la minima notizia su di loro. Nemmeno la Croce […]

  • 4. Gianluigi Mazzufferi (17 febbraio 2008, 4:43 pm) :

    da “La Repubblica“, 17/02/2008

    Berlino, 21:32
    ISRAELE: PER OLMERT SONO MORTI SOLDATI RAPITI IN LIBANO

    Il governo israeliano e’ giunto alla conclusione che devono essere considerati morti i due soldati israeliani Ehud Goldwasser e Eldad Regev, rapiti il 12 luglio 2006 in Israele nella zona di confine con Libano da Hezbollah. Il settimanale ‘Der Spiegel’ scrive nel suo nuovo numero che il premier Ehud Olmert si appresterebbe a dichiarare morti i due militari israeliani. Finora il leader di Hezbollah, lo sceicco Hassan Nasrallah, si e’ sempre rifiutato di fornire informazioni sui due soldati israeliani, fino a quando lo Stato ebraico non avra’ liberato il terrorista libanese Samir Kuntar.

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