“Cosa Nostra intrecciò con Berlusconi e Dell’Utri un rapporto fruttuoso quantomeno sotto il profilo economico.” […] “Per anni il Gruppo Berlusconi versò alla Mafia regalie sotto forma di consistenti forme di denaro”.

[Giugno 2001: Sentenza della Corte d’Appello di Caltanissetta, Capitolo dedicato ai Contatti tra Salvatore Riina e gli onorevoli Dell’Utri e Berlusconi].

Entrino i culi! Siamo alla fine degli anni ’70. L’Italia sta cambiando ed è in piena rivoluzione audiovisiva. La Rai, polo unico, regna sovrana negli ascolti, ma offre un quadro nel complesso grigio e privo di colpi di scena. La televisione non è mediocre, ma pudica, coperta. SB importa numerosi show americani, riempie la sua televisione di soubrette, meglio se seminude e provocanti. Nasce una TV chiassosa e dalla qualità non sempre ottima, ma colorata e allegra, in cui succede sempre qualcosa. SB non bada a spese, cura le scenografie e ingaggia i migliori nomi, i soldi non sono un problema. Tutto questo per il bene di noi italiani, per offrirci un’alternativa… e, “in una certa misura”, per attirare gli spot pubblicitari. Dietro le quinte vengono messi a punto sistemi di contatto diretto coi telespettatori. Alcuni specialisti girano l’Italia incaricati di rintracciare le scatole dell’Audimat che servono per conteggiare i dati Auditel. Quando trovano una “famiglia campione”, la contattano, gli offrono un nuovo televisore, 500 mila lire per l’energia elettrica e in cambio le chiedono di tenere il televisore acceso su Canale 5 24 ore su 24. I dati Auditel crescono e la pubblicità costa di più.

Agli inizi degli anni ’80 Canale 5 riscuote un discreto successo, ma ha un problema, è illegale. La legislazione italiana non consente, infatti, a reti private di trasmettere in campo nazionale; per ovviare a questo problema, SB invia alle sue reti locali la stessa cassetta; si tratta di un canale nazionale che non si definisce tale, ma è vietato. Ad SB viene posto un ultimatum dal parlamento dopo il quale scatterebbe l’oscuramento ed il disastro finanziario. Bettino Craxi, all’epoca Presidente del Consiglio, fa il primo “miracolo italiano”: “dalla mattina alla sera” approva un decreto legge che consente l’interconnessione. Al motivo ufficiale della liberalizzazione del panorama audiovisivo italiano si affiancano 20 miliardi in un conto svizzero venuti alla luce nel 1991. [vedi 1 e 2]

Così comincia l’avventura audiovisiva di uno dei personaggi che maggiormente ha influenzato la televisione negli ultimi venticinque anni. Di queste “inenarrabili” gesta ci parla Marco Travaglio assieme a Peter Gomez in “Regime” (edizioni BUR, 2004) approfondendo in modo particolare le epurazioni che si sono susseguite immediatamente dopo il famoso diktat bulgaro e che hanno coinvolto personaggi televisivi e giornalisti della carta stampata. [vedi 3]

Forse il caso più eclatante è quello di Daniele Luttazzi. Questo brillante comico ha fatto, con una laurea in medicina appesa in camera, della satira il suo mestiere e direi che è piuttosto bravino, se uno riesce a star dietro alle 100 battute che spara al minuto. E’ ormai noto che sia stato vittima del sopracitato diktat: già nell’occhio del mirino, intervista Marco Travaglio in una puntata di Satyricon, il quale presenta il suo libro “L’odore dei soldi” sulla oscura fortuna di Berlusconi. Quest’ospite gli costa caro e che io sappia in TV Luttazzi da quella volta in TV è comparso solo un paio di volte. Persino alcuni teatri, nonostante il successo di pubblico dei suoi spettacoli, hanno ostentato da allora una certa censura negandogli la disponibilità della propria sala.

Anche Sabina Guzzanti è un caso illustre. Il suo Raiot dura una puntata (16 novembre 2003), intitolata “Armi di distrazione di massa”, il cui tema è la dubbia e tormentata storia di Rete 4, al limite o oltre il limite della legalità. Andata in onda ad ora già tarda e su Raitre, riscuote comunque un grande successo in termini di share, ma viene eliminata per ragioni (ufficiali) ignare ai più. Inizialmente pensano di rimandarla, poi di verificarne preventivamente i contenuti, poi scatta la denuncia, punitiva e di esempio per i teppistelli della satira, ed infine arriva la sentenza. Questa è piuttosto comica; infatti, non solo non vengono incriminati Guzzanti & Co., ma viene precisato dal magistrato il fatto che non è possibile procedere poiché tutte le affermazioni riguardanti la puntata galeotta di Raiot sono sostanzialmente vere, dati di fatto documentabili. Calmi, questo non significa che il programma può andare in onda. C’è un presidente di GARANZIA che deve decidere, la quale “conosce tantissime lingue, ma non ne parla nemmeno una” e che ha idee chiare su cosa significhi TV di qualità; “Evviva il Maresciallo Rocca evviva la TV di Gualità” (ci si riferisce qui allo scatch della Guzzanti che interpreta Annunziata). Finale? Scrivetelo voi, l’avete vista la Guzzanti? Anche lei erra tra sale di teatro piene e aspetta tempi migliori, in cui, come dice, per sapere le notizie non dovremo chiedere ai comici. [vedi 4]

Ho trovato molto divertente anche come hanno silurato Paolo Rossi, non parlo del primo siluro, un modello dell’anteguerra che anni fa l’ha affondato dalla TV dei poveri relegandolo, ”forse e quando pare a noi”, sul satellite svizzero. Ma della censura più recente che lo ha visto fuori dalla Domenica In di Paolo Bonolis. Questi aveva ben pensato di invitarlo per pompare l’audience ed era pronto allo scandalino, diciamo, senza esagerare però. Il Paolo più basso, “metafisico” come ama autodefinirsi, che manca dal piccolo schermo da quando L’Inter vinceva, vorrebbe adeguarsi per quanto la sua figura e dignità di comico e di uomo lo permetta. Decide di citare il discorsetto che fece Pericle, che la satira la subiva e la accettava (legasi Aristofane), nel 461 a.C. parlando della sua Atene, e lo sottopone allo staff di Domenica In:

« Qui ad Atene noi facciamo così. Il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi, per questo è detto democrazia. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private. Ma in nessun caso si avvale delle pubbliche cariche per risolvere le sue questioni private. Qui ad Atene noi facciamo così. Ci è stato insegnato a rispettare i magistrati e ci è stato insegnato a rispettare le leggi, anche quelle non scritte la cui sanzione risiede soltanto nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di buon senso. La nostra città è aperta ed è per questo che noi non cacciamo mai uno straniero. Qui ad Atene noi facciamo così. »

Inutile dire che Paolo Rossi a Domenica In non si sia mai visto.

Come detto, la censura non riguarda solo i comici dalla satira facile ma anche tutti i giornalisti che escono dai ranghi, come precisato da Travaglio su “Regime”. Biagi, Santoro, Fini, Freccero, tutti scribacchini indisciplinati e comunisti faziosi, che nuocciono alla mente degli italiani e vanno eliminati, perché fanno un “uso criminoso” della TV pubblica. E se qualcuno ha dubbi…basta “aumentare il voltaggio della De Filippi”!

Fonti:

[1] Regime, di Peter Gomez e Marco Travaglio (edizioni BUR, 2004).
[2] Citizen Berlusconi, documentario trasmesso il 21 agosto 2003 dalla PBS, la tv pubblica americana.
[3] Raiot; Rai Tre, Sabina Guzzanti e altri autori (2003).
[4] Sua Maestà Silvio Berlusconi, documentario della Capa Presse TV (francese) nel 2003.

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