Giovedì 5 maggio presso il Palazzo Ducale di Urbino, il prof. Alessandro Bogliolo, coadiuvato dal suo staff di giovani collaboratori, ha approntato un esperimento altamente innovativo: ha dimostrato che lo trasmissione di canali televisivi, indipendentemente dalla presenza o meno di utenti che li guardino, è possibile su internet senza saturare la banda.
Questo, di fatto, associa la diffusione di segnali tramite internet alla identica modalità di diffusione via etere, se al termine della catena di trasmissione su internet posizioniamo un’antenna.

Le tradizionali televisioni via internet, così come gli archivi video in stile YouTube, aprono una nuova connessione per ogni utente connesso (in gergo tecnico si parla di unicast), e visto che la banda non è infinita, essa tende ad essere saturata al crescere del numero di trasmissioni e di utenti connessi nello stesso momento.
La struttura approntata dal team del Prof. Bogliolo ha realizzato dei nodi intelligenti della rete che non replicano i flussi (cioè i canali video) sui singoli rami, ma sono in grado di capire se un flusso è già in trasmissione su di essi, così da non replicarlo. Tecnicamente questo approccio definisce il cosiddetto multicast.

Il nodo finale è una antenna che diffonde i pacchetti del singolo canale. Qualunque apparato nel raggio d’azione della rete wireless è in grado di ricevere il canale che la sorgente (il server di partenza) ha trasmesso una sola volta verso l’antenna di diffusione. Ciò consente di non saturare le scarse risorse di banda. Tutto questo senza cambiare gli apparati di trasmissione e di ricezione attualmente in commercio, ed utilizzando per la ricezione dei canali video i programmi già a disposizione, grazie all’ausilio di un server proxy che trasforma flussi video unicast in flussi video multicast. Pensate cosa succederebbe se fossero approntati apparati ad hoc!

L’esperimento ha dimostrato che 10 computer collegati allo stesso canale o a canali diversi mediante il multicast descritto sopra, inducono una minima occupazione di banda, dimostrando che questo tipo di diffusione televisiva è assimilabile a quella tradizionale, via etere.
Un ulteriore esperimento ha dimostrato che, con gli stessi apparati, è possibile ricevere flussi multicast e unicast indifferentemente.
Un contributo determinante allo sviluppo di apparati wireless ottimizzati per il multicast è stato dato da Essentia Spa.

All’evento erano presenti molti degli attori dello scenario radio televisivo italiano tradizionale e non, come RAI, HD Forum Italia, Stream.it, NeuNet, Essentia Spa, e sono rimasti tutti molto colpiti dai risultati raggiunti con mezzi ridotti, ma molto ingegno ed operosità.

Facciamo quindi un grosso “in bocca al lupo” a questi giovani talenti italiani, sperando che non fuggano all’estero, viste le miserrime condizioni della ricerca in Italia, perché abbiamo bisogno di loro, nella speranza che chi ha la possibilità di investire e scommettere su di loro, lo faccia.

Per approfondimenti e dettagli:

L’evento è stato patrocinato dall’Università di Urbino e dalla Fondazione Ugo Bordoni, con il Dipartimento per la digitalizzazione e l’Innovazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri e HD Forum Italia.

3 Commenti

  • 1. dario.petrolati+ (7 maggio 2010, 11:16 am) :

    Io da discreto “umanista” poco o nulla capisco quando scendete in campo e siete obbligati ad usare termini tecnici che riguardano l’informatica
    questo dico in quanto mi sento escluso ed umiliato per mia carenza di troppe cose
    Sento che l’esperimento di Urbino deve essere stato qualcosa di “alto” per gli addetti ed a me men che neofita sarebbe piaciuto esserci anche per vedere cercare di capire e a bocca aperta respirare l’humus della ” mia” ventosa Urbino-
    So di esagerare ma gradirei,sempre che possiate,poter capire cosa è successo, magari in parole povere potete spiegarmi cosa è accaduto chè restare ad immaginare magari in modo ridicolo mi spiace.
    Tra voi c’è sempre qualche pio spirito che ha capito la mia situazione e già da ora lo ringrazio se potrà farmi capire “l’evento”.
    Grazie e “cose” come faceva Borges nei momenti di commiato
    descrivendo grandi e piccoli oggetti sparsi
    in saccoccia(tasca).
    dario.

  • 2. Egidio Cardinale (10 maggio 2010, 11:41 am) :

    Ciao Dario,
    ti ringrazio per il tuo commento che mi da la possibilità di spiegare meglio ai non addetti ai lavori l’obiettivo raggiunto con l’esperimento urbinate. Per usare una metafora, prova ad immaginare un tubo dell’acqua attaccato alla sorgente montana: se tutti gli utenti della città volessero attaccarsi direttamente alla sorgente montana con un loro tubo, ben presto non ci sarebbe più lo spazio per agganciare nuovi tubi. Se invece, portiamo un solo tubo fino alla città e poi da qui iniziamo a ridistribuire l’acqua, usando una fontanella utilizzabile da tutti gli utenti di una certa area, abbiamo risolto il problema dell’occupazione della risorsa, che nell’ambito informatico è l’occupazione di banda; in altre parole, non più tanti tubi replicati per ogni utente, ma un unico tubo per tutti gli utenti che si trovano nella stessa zona. Lo so che l’esempio farà orrore agli addetti ai lavori, ma spero che renda meglio l’idea a chi non è vicino a queste tematiche.
    Resto a disposizione.

  • 3. dario.petrolati+ (12 maggio 2010, 10:26 am) :

    oh. finalmente ho trovato persona paziente gentile che mi ha fatto sentire meno fesso.
    Grazie Egidio ,
    credo di avere capito e già disperavo
    così spiegherò anche ad Olga mia moglie chè allora sermo in due a capire e sentirci meno ignoranti.
    Ti avverto che nel proseguire degli esperimenti forse mi verranno ancora dubbi
    allora saprò a chi rivolgermi per sentirmi meno un meno.
    Grazie Egidio sei stato proprio bravo nel farti capire e spiegare.

    dario.

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