Il periodo storico che stiamo vivendo può essere tranquillamente definito come “l’epoca delle biotecnologie”: biotecnologie che promettono di trasformare il nostro pianeta per far scomparire malattie, fame, povertà, mettendo allo stesso tempo in discussione le radicate basi morali della cosiddetta “società occidentale”.

Tematiche quali la clonazione umana, l’utilizzo delle cellule staminali, gli organismi geneticamente modificati (OGM) evidenziano oggi, come mai prima d’ora, tutte le contraddizioni e i paradossi di cui è vittima una scienza senza limiti e priva di controllo. La biologia che promette un’illimitata palingenesi fornisce nel contempo le basi teoriche e pratiche per la produzione di strumenti veramente “micidiali”: non si tratta di rinverdire i fasti della teoria che vuole le ricerche ed i risultati della scienza sempre positivi e la loro utilizzazione soggetta al “buono” o al “cattivo” uso, ma di capire che disgiungere i risultati della scienza dalla loro utilizzazione pratica significa separare la scienza dal suo contesto sociale. Corollario della natura della scienza, infatti, è il sacrosanto diritto dei cittadini “comuni” di discutere dei fatti della scienza e di decidere di volta in volta se questa rappresenti un “progresso” od un “limite”, senza così soggiacere a impostazioni autoritarie tecnicistiche e specialistiche legate più agli interessi di pochi (leggasi multinazionali del settore “Biotech”) che a quelli della collettività.

Quando si parla di biotecnologie spesso si fa una gran confusione, con il rischio di non riuscire a discernere le complessità e le diversità di ogni singola tecnica oggi in uso. Proviamo a fare “ordine” con una breve sintesi.

E’ certamente una biotecnologia il “miglioramento” di una specie vegetale attraverso incroci e selezioni all’interno della stessa specie, arrivando in tempi relativamente brevi ad una pianta in grado, ad esempio, di produrre lo stesso frutto ma in situazioni ambientali diverse o con una resa superiore. D’altra parte, è sicuramente una biotecnologia la modificazione genetica – sempre per finalità produttive – di una pianta nel cui DNA è stato inserito un gene estraneo, proveniente da un’altra specie vegetale o, addirittura, da una specie animale.

C’è però una grande, importante differenza: nel primo caso si copia, anche se con finalità molto diverse, quello che la natura, con la selezione naturale, mette in opera quotidianamente in risposta alle pressioni ambientali e alle mutazioni genetiche proprie di ogni singola specie; si lavora sulla genetica della pianta, dunque, ma non si inseriscono “pezzi” di DNA estranei alla specie stessa. Nel secondo caso, invece, si infrange una vera e propria “barriera naturale” andando a modificare il patrimonio genetico di un vivente – che ha quella particolare, unica, irripetibile e stabile configurazione genetica ottenuta grazie al risultato dei processi evolutivi durati anni e anni ed ancora in corso – inserendo nel suo DNA uno o più geni provenienti da una specie diversa che, spesso e volentieri, è separata da milioni di anni dal punto di vista filogenetico. Una tecnologia già di per se aberrante e senza controllo che purtroppo ben si sposa con finalità legate alla bieca commercializzazione di questi nuovi “oggetti viventi” così ottenuti e brevettati, i tanto famigerati organismi geneticamente modificati. 

In questa sede non voglio appesantire troppo le mie riflessioni andando a ribattere, con argomentazioni motivate, ai presunti benefici degli OGM tanto sbandierati dai loro sostenitori. Argomento che conto di riprendere in una prossima “puntata” sul tema. Mi piace riportare, però, un solo esempio che considero veramente significativo e illuminante rispetto alla sincerità, all’indipendenza intellettuale e alla buona fede dei brillanti ricercatori pro-OGM e delle lobbies ad essi colluse: l’emblematico caso del “Golden Rice”, ovvero quando si specula sulle gravi e reali situazioni di denutrizione in vaste aree del Terzo Mondo per ottenere consenso popolare ed enormi vantaggi economici.

Il Golden Rice è una “meravigliosa” varietà di riso raffinato ad alto contenuto del precursore della vitamina A (il beta-carotene) che gli scienziati pro-OGM hanno creato in laboratorio per salvare dalla fame, una volta per tutte, i poveri delle regioni africane, asiatiche e dell’America latina, nelle cui popolazioni è stata da tempo riscontrata un’alta deficienza proprio di vitamina A (specialmente nei bambini), correlata ad altre carenze di micronutrienti (come ferro, iodio e zinco).

Il riso è uno dei principali, se non l’unico, alimento-base di queste popolazioni: l’avitaminosi è dovuta sia alla graduale sostituzione delle migliaia di varietà di riso integrale coltivate (più di 10.000 nel 1949) con le attuali due sole varietà raffinate il cui valore nutrizionale si è notevolmente ridotto, sia alle condizioni di assoluta povertà. Questi sono alcuni degli effetti della cosiddetta “rivoluzione verde” (che ha come principio base la monocoltura) e della reiterata proposizione di modelli agrari insostenibili (leggasi “neocolonialismo economico”) che hanno costretto a modificare le tradizionali pratiche agricole locali e, di conseguenza, i modelli agro-nutrizionali delle popolazioni rurali, per la sovrapproduzione che vola verso il “Nord” del mondo. Nel caso del riso, per ragioni commerciali legate alla domanda del mercato occidentale, questo viene privato dello strato esterno di aleuroni naturalmente ricco in provitamina A: l’involucro esterno, infatti, tende ad irrancidirsi durante lo stoccaggio, specialmente nelle aree tropicali.

Ebbene il riso OGM “arricchito” con beta-carotene, che viene in apparente soccorso al modello commerciale che colpisce duramente lo stato nutrizionale delle popolazioni locali, è il prodotto di 10 anni di costosissime ricerche (circa 100 milioni di dollari) grazie alle quali si è “costruita” una pianta nel cui DNA sono stati inseriti geni e materiali genetici provenienti principalmente dal virus del mosaico del cavolfiore CaMV e dal batterio del suolo Agrobacterium tumefaciens (responsabile di molti tumori vegetali). In questa varietà di riso, dunque, si ritrova in piccole quantità il beta-carotene che si è perso con le moderne tecnologie di raffinazione, ma anche tutta una serie di prodotti non identificati e non caratterizzati (proteine, geni, ecc.) dei quali, ovviamente, non si sa nulla né sul loro valore nutrizionale, né tantomeno sulla loro tossicità e stabilità.   

Multinazionali del Biotech finalmente benefiche e fame del mondo almeno parzialmente sconfitta ? Non proprio.
Quello che non viene sapientemente detto né divulgato da chi sta facendo fruttare i circa 70 brevetti sul Golden Rice (…pensavate fosse gratuito ?) è che, vista la quantità di beta-carotene del riso OGM, una dieta normale (di circa 300 grammi di riso al giorno) fornirebbe solo l’8% della quantità giornaliera di questa preziosa provitamina A raccomandata dai nutrizionisti. E cioè: una donna in fase di allattamento dovrebbe nutrirsi con circa 18 kg di riso cotto al giorno per ottenere la quantità di beta-carotene che le è necessaria !

Se qualcuno pensasse “…meglio poco che niente…” è bene che rifletta anche sul processo fisiologico di trasformazione del beta-carotene in vitamina A. Infatti una volta ingerito, il precursore vitaminico deve essere trasformato dall’organismo e questo non avviene se la dieta è troppo povera di grassi, proteine, zinco e vitamina E; dunque …. i poveri del Terzo Mondo rischiano di non utilizzare nemmeno quel poco di beta-carotene contenuto nel Golden Rice a causa delle note carenze alimentari. E questo evidenzia ancor di più, se mai ce ne fosse stato bisogno, che ai problemi provocati da una tecnologia si risponde proponendo una nuova biotecnologia, ignorando completamente che esiste una realtà soggiacente al mondo artificiale. Una realtà che chiede soluzioni che l’approccio ipertecnologico non potrà mai fornire.

In conclusione a queste mie considerazioni, non posso non far notare come oggi quello che manca è un serio approfondimento a vari livelli del rapporto “uomo-natura” e dell’effetto sulla nostra identità di un mondo naturale svilito a risorsa da rapinare e a recipiente di prodotti a presunto “alto valore aggiunto”, ottenuti dalla cruenta trasformazione/modificazione del patrimonio genetico degli esseri viventi. In questo contesto la commercializzazione della scienza ed i rapporti sempre più stretti tra università ed industria aventi finalità stile … do ut des …, stanno minando la fiducia del “grande pubblico” verso la scienza e gli studiosi, verso una ricerca scientifica che obbedisce agli interessi economici, alle nuove regole sulla brevettazione, alla moderna pirateria che preda le risorse genetiche del Terzo Mondo.

Le splendide certezze di un avvenire migliore, di un “progresso” legato al consumismo che fa rima con benessere e che scienza ed economia pubblicizzano incessantemente con il più o meno tacito placet dei politici di turno, sono continuamente smentite dalla dura, e spesso drammatica, realtà vissuta dalla maggior parte del genere umano; certezze che svaniscono giorno dopo giorno nel fallimento di un progetto “cosmetico” inteso a modificare ed abbellire i clamorosi insuccessi di una grossa parte del sapere ipertecnologico (vedi il caso degli OGM) sempre più lontano dai bisogni quotidiani della gente.
Il nostro ruolo di “cittadini-consumatori informati, critici e consapevoli” è quello di continuare ad essere informati e fare controinformazione per spingere i nostri politici, i nostri amministratori, i nostri concittadini più “ignavi” verso valori quali la tutela della natura e della biodiversità, la giustizia sociale, la solidarietà ed il rispetto della vita in ogni sua forma. Senza per questo essere tacciati di oscurantismo o di essere definiti nemici del “progresso”, proprio come gli oppositori al riso OGM “Golden Rice” sono stati definiti.

David Fiacchini
Biologo
[dr.fiacchini@libero.it]

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Ladri di geni. Dalle manipolazioni genetiche ai brevetti sul vivente.
Gianni Tamino, Fabrizia Pratesi.
Editori Riuniti

Etica, biodiversità, biotecnologie, emergenze ambientali.
Gino Ditaldi, Margherita Hack, Gianni Tamino.
Edizioni Isonomia.

Le biotecnologie. Atti del seminario di Roma, 24 settembre 1999.
Ministero dell’Ambiente,
Supplemento al mensile “l’ambiente informa” n. 11 – 1999.

Riso transgenico dilemma cinese (Gianni Tamino).
Altreconomia, n. 59, marzo 2005, pp.14-16

Coltivazioni transgeniche e lobbies OGM: Alemanno, il pesto, il decreto indigesto (Gianni Tamino).
Gaia, n. 22/2004, inverno 2005, pp. 16-19

Soia OGM in Argentina: un fallimento annunciato (Sue Bradford).
Gaia, n. 22/2004, inverno 2005, pp. 18-19
(giornalista del NEW SCIENTIST; www.newscientist.com)

RISORSE IN RETE:

www.lescienze.it/index.php3?id=10454
Le Scienze: "Politico blocca studi sugli OGM"

www.greenpeace.it
Greenpeace, uno dei più grandi movimenti ambientalisti del mondo

www.ciboogmnograzie.it

www.equivita.it
Equivita, Comitato Scientifico Antivivisezionista

www.genet-info.org
GENET, rete internazionale informatica che riporta notizie su geni e OGM.