Le Mille e una Notte” è una raccolta di racconti e fiabe mediorientali, la cui prima stesura si ritiene risalente al sec. X. Storie di principi, califfi, sultani si intrecciano con quelle di mercanti, pescatori, artigiani, e con quelle di geni, fate e personaggi del mondo della fantasia, il tutto in uno sfondo di città sfarzose che hanno dato lustro e splendore alla civiltà musulmana, e di palazzi e reggie sontuose adornate di gioielli, smeraldi e ogni sorta di ricchezze di rara bellezza.

Nel mondo occidentale sono particolarmente note storie quali “I viaggi di Sinbad il marinaio”, “Alì Babà e i 40 ladroni” e “Aladino e la lampada magica”, che hanno accompagnato le fantasie e i sogni di adulti e bambini.

La narrazione dei racconti è introdotta da un prologo in cui il re Shahriyàr, adirato per la scoperta del tradimento della moglie, nutre in seno un odio mortale per il genere femminile concependo per esse un progetto funesto e sanguinario. Ogni sera il suo visir porterà al suo cospetto una giovane vergine musulmana del proprio regno e, dopo aver trascorso con lei la notte, darà ordine di decapitare la sventurata la mattina seguente. Il piano criminoso si protrae per lungo tempo fino a quando Shahrazàd, la figlia dello stesso visir, si offre volontaria al re, confidente del fatto di poter influire sulle sue prese di posizione e farlo così desistere dal suo desiderio di vendetta. Shahrazàd infatti riesce ad affascinare il re narrandogli ogni sera dei racconti di straordinaria bellezza, a tal punto che il re rimanda ogni giorno la sentenza di morte nei confronti della donna al fine di poter riascoltare ogni sera nuovi racconti.

Shahrazàd riesce a tenere desta la curiosità del re per ben mille e una notte, durante le quali nessuna donna musulmana è stata ulteriormente sacrificata alla sete di vendetta di Shahriyàr. Al termine di questo lungo periodo il re desiste dal perpetrare il proprio disegno sanguinario, concede la libertà alla bella Shahrazàd, che nel frattempo lo rende padre di 3 figli, e le donne musulmane possono finalmente tirare un sospiro di sollievo di fronte alla propria salvezza, ricevendo nel contempo un riscatto alla propria dignità.

Spesso la critica considera Shahrazàd un’eroina degna di ammirazione, che conserva in sè forti valori di intellegenza, sensualità, astuzia, seduzione, che le permettono di riscattare la figura della donna musulmana elevandone lo spirito e la dignità calpestati dal re sanguinario. Allo stesso modo i racconti vengono spesso considerati di straordinaria bellezza, dal fascino irresistibile, con la loro forza dirompente, l’estasi provocata dalla sontuosità dei palazzi e dalla ricchezza che adorna ogni suo ambiente.

Eppure le stesse cose possono essere viste secondo un’altra chiave di lettura: la bella Shahrazàd di fatto compare solo nel prologo e nell’epilogo, quindi non vi è mai occasione di entrare nel profondo del personaggio per scovarne le proprie qualità e i propri valori. Inoltre nell’epilogo finale il re concede la libertà alla donna e desiste dal proprio disegno perchè ormai annoiato dal racconto delle storie; il fascino verso i racconti sfuma dunque verso la noia, impoverendo di fatto il personaggio di Shahrazàd; ci si sarebbe aspettato un finale più carico di entusiasmo che potesse davvero esaltare le qualità delle donna.

In secono luogo le storie hanno uno stile narrativo molto cronistico, non ci si addentra quasi mai in profondità all’interno dei personaggi, così come non si analizza con cura e dettaglio l’ambiente dove essi agiscono e le relazioni che instaurono, anche se bisogna convenire che da un racconto o fiaba effettivamente non ci si può aspettare uno stile molto accurato e minuzioso.

In ultima analisi le storie spesso sono simili tra loro, emerge sempre la figura dei potenti che hanno diritto assoluto sulla gente qualunque e che non esitano ad esercitare con ingiustizia la propria volontà, decidendo della vita e della morte delle persone a proprio arbitrio, emanando sentenze di morte che fanno violenza al senso di giustizia. Eppure la figura dei sultani e dei califfi è sempre descritta come perfetta e giusta, alla quale ci si sottomette indiscriminatamente, e addirittura in maniera consenziente, nonostante il torto subito.

Insomma, in altre parole, è bene leggere il libro in modo che chiunque possa maturare la propria critica, in conseguenza della quale si può rimanere felicemente affascinati o miseramente delusi. A voi lettori l’ardua sentenza.

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