Quali sono le pulsioni dell’animo umano che spingono alla guerra? Come si è evoluto il concetto di guerra e la sua realizzazione pratica?

John Keegan risponde a queste domande partendo dalle prime battaglie rituali dei popoli preistorici sino al concetto di annientamento totale dell’avversario. Keegan parte appunto dai combattimenti dell’età della pietra, spesso incruenti e puramente rituali, per poi legare lo sviluppo dell’arte bellica allo sviluppo della società stessa.

Con la nascita dell’agricoltura cominciano infatti i primi conflitti tra popoli nomadi e popoli sedentari nelle pianure dell’Asia minore. Questo periodo vede l’avvento dei popoli a cavallo (animale domesticato già nel IV millennio a.C.), prima tramite il carro da combattimento, che porta gli Assiri al dominio di tutta la mezzaluna fertile.

In seguito il carro da combattimento (utile solo in pianura) viene soppiantato dall’uso del cavallo montato. A prendere il sopravvento sono dunque i popoli della “steppa”, eccellenti cavalcatori, tra cui i più noti sono gli Unni, i Turchi e i Mongoli, che riusciranno a conquistare il più grande impero della storia.

Parallelamente i Greci cambieranno radicalmente il modo di combattere, introducendo la “falange”, la prima forma di esercito organizzato in maniera “moderna” con un armamento standardizzato (la panoplia) e uno schieramento disciplinato. I romani modificheranno poco questo schema, rendendolo solo più flessibile, nella conquista del loro grande impero.

E’ solo nel XV secolo che avviene un’altra svolta epocale: l’avvento della polvere da sparo e del cannone che permette ai turchi di abbattere le poderose mura di Costantinopoli.

Il cambiamento introdotto dal cannone non è solo tattico ma anche psicologico: dallo scontro “corpo a corpo” si passa “all’uccisione a distanza” che finisce per togliere ogni remora ai guerreggianti. Si giunge così alla teoria “dell’annientamento totale dell’avversario” ottenibile ai nostri giorni con le “armi di ditruzione di massa”.

Siamo giunti quindi alla fine della guerra? La paura dell’annichilimento totale porrà fine all’innato istinto che porta gli uomini a sfogare la propria aggressività contro i propri simili? Keegan conclude la sua analisi asserendo che la guerra è diventata ormai una abitudine per l’uomo, ma che non sopravviveremo se non ci disferemo delle nuove abitudini che abbiamo imparato!

John Keegan
La grande storia della guerra
Dalla preistoria ai giorni nostri

(Mondadori, 1996)

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