Ho tardato molto dopo aver ricevuto la pubblicazione, quasi due anni, prima di scrivere queste righe. Magari in chiusura di questa breve recensione farò un accenno al motivo.

La Flora officinale delle Marche” viene pubblicata con due ponderosi volumi che arrivano, complessivamente, a mille pagine. Inseriti nella pregevole serie “L’uomo e l’ambiente”, una collana di studi sulla conservazione della natura, sull’ecologia e la cultura naturalistica in generale, diretta da Franco Pedrotti. Nel comitato editoriale troviamo scienziati d’oltralpe come il francese prof. Géhu o il compianto polacco prof. Falinski, mentre per il nostro paese vi sono nomi noti e significativi come quelli di Francesco Corbetta o Franco Tassi.

Gli Autori sono Sandro Ballelli e Bice Bellomaria, che hanno impegnato gran parte della loro vita nella ricerca scientifica presso il Dipartimento di Botanica ed Ecologia dell’Università di Camerino. Il prof. Franco Pedrotti firma la presentazione ricordando come in questa terra appenninica, fin dai tempi antichi, sia conosciuto e valorizzato il ruolo delle piante officinali. E’ sempre lui a ricordare come illustri scienziati e ricercatori d’altri tempi si occuparono di Botanica farmaceutica in quell’ateneo e come il lavoro dato alle stampe da Sandro Ballelli e Bice Bellomaria si “inserisca in questa antica tradizione”.


“La flora officinale delle Marche” - copertina


L’opera, stampata nell’aprile 2005 a Camerino, si presenta riccamente illustrata con tavole a colori per le quali è giusto annotare il contributo di diversi colleghi che hanno realizzato le fotografie (Antonietta Baldoni, Ettore Orsomando, Giacomina Fortunati, Maurizio Biancarelli, Leonardo Gubellini, Vincenzo di Martino e Giandiego Campetella).

Il dato basilare dell’opera sono le 1186 specie vegetali descritte, alcune delle quali esotiche, ma la maggior parte autoctone delle Marche. I volumi annoverano anche un glossario, una ricca bibliografia e poi un “indice per patologie e rimedi”, assai utile per quanti vogliano inquadrare di colpo i diversi usi conosciuti. Come sempre in questo genere di pubblicazioni appare un “indice dei nomi volgari e dialettali”, mentre l’indice finale, quello dei nomi scientifici e dei sinonimi, è stato purtroppo ristampato in un fascicoletto a parte (42 pagine) in quanto la corretta versione prevede il neretto per i nomi scientifici, mentre la sinonimia deve essere sempre stampata con caratteri normali, cosiddetti regular. Così non era avvenuto per i volumi rilegati.

E’ ovviamente impossibile entrare nel merito delle centinaia di schede che compongono l’opera, ma è opportuno evidenziare che lo schema logico con cui sono state costruite è essenziale e di estrema chiarezza. Per questo la lettura è aiutata anche dall’uso del colore che evidenzia in verde le famiglie ed in rosso le specie. La prima parte offre indicazioni sulla nomenclatura e la tassonomia; segue poi la descrizione botanica essenziale, cenni sull’habitat, la corologia, la forma biologica e la distribuzione della specie. Questa dapprima per l’Italia e poi per le Marche, di cui gli Autori sono attenti e profondi conoscitori.
Per finire, dopo l’epoca di fioritura, si giunge ad elencare le parti usate, i principi attivi, le proprietà e l’uso popolare, nonché alcune note ed informazioni curiose che rendono ancor più stimolante la lettura. Tra parentesi troviamo qui i riferimenti bibliografici, mentre se la specie risulta pericolosa o tossica la nota viene maggiormente evidenziata dall’impiego del colore rosso.

Tutto ciò considerato, appare al sottoscritto che l’opera possa essere davvero utile anche a chi non vanta motivi professionali per lo studio e la consultazione (studenti, erboristi, farmacisti). Ho la sensazione che soprattutto gli appassionati della natura in generale ed i cultori delle infinite risorse che questa offre, possano essere tra quanti ne trarranno maggior vantaggio, sia da un uso sistematico che per una consultazione estemporanea.
Per questo motivo, come scrivevo all’inizio, ho tardato così tanto a scrivere un pur breve recensione su questi due volumi, tra l’altro opera di amici come Sandro Ballelli e Bice Bellomaria. Credevo che m’avrebbero anticipato molti altri, più tempestivi e magari anche più qualificati di me. Avevo la sensazione in particolare, che almeno dalle colonne di riviste, bollettini e varie agenzie che fuoriescono, senza economia, dai “palazzi” della Regione e/o dalle altre amministrazioni pubbliche si sarebbe letto un cenno in proposito. Mi sbaglierò, ma nulla in proposito è capitato, almeno sotto i miei occhi. Eppure leggo in questi giorni, e con grande evidenza, la notizia che viene restituito alla libertà un gufo comune!
Ecco il perché di questo cenno rafforzandolo con l’augurio che l’opera sia ben conosciuta e divulgata, non solo nelle Marche e non limitatamente alle ristrette cerchie degli “addetti ai lavori”.

Ballelli Sandro, Bellomaria Bice
La Flora officinale delle Marche
“L’uomo e l’ambiente”, 2 voll., n° 43
Arte Lito SpA, Camerino (Mc), aprile 2005.

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