Pubblichiamo con piacere l’intervista che Luisa Gasbarri, l’autrice del romanzo L’istinto innaturale, ha rilasciato a Lino Faraone.
Luisa sarà ospite del Club Popinga nella riunione del 26 agosto; l’incontro sarà pubblico e si terrà alle ore 21.30 presso l’Auditorium San Rocco di Senigallia. Siete tutti invitati a partecipare!

Perché si scrive un romanzo?Un romanzo è un mondo possibile, è sempre una reinterpretazione, una rivisitazione della realtà che ci circonda. E se il mondo che abbiamo intorno svela tante contraddizioni, il romanzo le fa esplodere tutte.Luisa Gasbarri con Popinga a San Rocco

Carlo Lucarelli ha scritto che nel tuo libro il mistero è qualcosa che non ti aspetti…

La parola mistero ha la stessa radice del termine inglese mistake che significa errore. A volte ci risulta incomprensibile o misterioso il mondo perché lo abbiamo imprigionato in definizioni che non ci appartengono, che ci sono state imposte da altri e magari stonano in noi perché a tratti le intuiamo errate. Questo romanzo nasce dal desiderio di guardarsi intorno e soprattutto dentro in modo nuovo, diverso. Non è detto che certe nostre percezioni, per il fatto di essere automatiche e abituali, siano necessariamente giuste.

Come si esprime tutto questo attraverso una storia noir?

Il noir è il genere letterario attualmente più sperimentale, creativo e imprevedibile. Tutti lo leggono appassionandosi alla tradizionale caccia al serial killer o all’assassino, tuttavia il noir racconta sempre molto altro. Conflitti, in primo luogo, tra personaggi diversi che rappresentano diversi modi di vivere e differenti punti di vista, ma la sua potenzialità è anche quella di esplorare dimensioni alternative. Nel mio romanzo la dimensione alternativa si costruisce intorno alla misteriosa e complessa relazione tra mondo maschile e mondo femminile.

Difatti le protagoniste del romanzo appaiono piuttosto agguerrite, ma anche Roma e Pescara, le città in cui si svolge la storia, assumono un’aria feroce.

Come lettrice desidero essere sorpresa, desidero che ciò che leggo sappia condurmi a immaginare cose, ambienti e persone in un’ottica nuova. Amo stupirmi, dirmi: “Ma guarda, io non ci avevo mai pensato!”. Quando scrivo desidero che il lettore provi lo stesso. Che non resti impassibile davanti alla violenza o all’amore o a ciò che di originale c’è nel romanzo, ma ne sia meravigliato e si dica: ”Non avevo mai pensato che l’amore potesse essere così, che la violenza fosse questa”.
In letteratura è quello che si chiama straniamento.

Alla presentazione del libro a Milano sei stata introdotta da Barbara Garlaschelli, che è stata la prima entusiasta sostenitrice del tuo romanzo, ed è anche intervenuta Nicoletta Vallorani.
Ora, poiché si tratta di due tra le poche affermate autrici di noir, viene spontanea la domanda: perché in Italia il mondo del giallo rappresenta ancora un monopolio prettamente maschile?

In Italia si teme molto la sperimentazione. La nostra editoria non è audace come all’estero, pretende di sapere cosa il pubblico vuole, ma non si arrischia ad offrirgli opere innovative, scritture stilisticamente più ambiziose. Va di moda il libro “usa e getta” o il romanzo tradizionale, ma le autentiche possibilità della letteratura rimangono troppo spesso inespresse. Ecco perché poche donne si ispirano al noir e, se pure lo fanno, obbediscono di solito alle regole del genere, per cui la scrittura è secca, lo stile rigoroso e uniforme. Devo dire che la mia casa editrice è stata molto coraggiosa nel pubblicare un romanzo innovativo come il mio, con un’ambientazione nel futuro e un esplicito desiderio di apertura postmoderna verso l’antropologia, il mito, la psicoanalisi. La storia che ho scritto è un richiamo ad altre storie. Un richiamo arcaico e trasgressivo perché le storie “altre” vengono puntualmente rovesciate.

E la scrittura?

La scrittura deve catturare l’immaginazione del lettore come la trama. Anche la scrittura ha il suo ritmo, la sua suspance interna, la sua tensione e, attraverso le sorprese e gli “scarti” improvvisi del linguaggio, ci sfida. In questo libro ogni personaggio parla in modo diverso perché pensa e agisce secondo la sua individualità. Una struttura narrativa non scontata e un’operazione di costante intervento sul linguaggio fanno la differenza e rendono un romanzo noir un romanzo nel senso pieno del termine. La vera avventura si gioca sempre nella scrittura, è una questione di stile anche se lo stile, come ha detto qualcuno, ne è sempre il protagonista invisibile.

Quando hai scoperto “la scrittura”?

Scrivere esiste per me da sempre, fa parte della mia natura. Il bisogno di ripensare la realtà in termini nuovi e creativi è la prospettiva naturale attraverso cui guardo il mondo. Non è facile, a volte l’originalità dello sguardo rende diversi, accentua le distanze. Il bisogno di esprimersi è un bisogno come gli altri, molto prepotente spesso, non si può eludere e chiede di essere soddisfatto. Soddisfarlo significa dedicarsi alla scrittura, che è una meravigliosa compagna, ma assorbe il tuo tempo, ti mette in discussione, implica sacrificio perché ti porta a superare le tue possibilità, a inarcarti di continuo verso l’imprevedibile, la scoperta. Uno scrittore assume altri punti di vista, fonda storie e crea personaggi, mescola ciò che c’è di letterario nella vita con ciò che c’è di più vitale nella letteratura, infatti vita e letteratura per un artista hanno molto in comune: sostituiscono entrambe all’importanza del ‘cosa’ le ragioni del ‘come’. .

Come crei di solito? A orari predefiniti o in base all’ispirazione?

E’ una bella domanda, ma sarebbe forse necessaria una distinzione tra i termini. Ispirazione, creazione e scrittura significano cose diverse, sono momenti con loro specifiche peculiarità. L’ispirazione è immediata, irrefrenabile, ma non irrazionale: le idee riflettono quella che è la nostra natura, svelano le inclinazioni più profonde, ciò che ci sta a cuore: le urgenze dell’arte sono in fondo le urgenze dell’anima. Le idee nascono dalla nostra cultura individuale e dal mondo che abbiamo intorno, ma impertinenti, spesso indiscrete e improvvise, quasi sempre proprio quando non le stiamo cercando. Ma parlo delle idee generali, dei ‘soggetti’ diciamo. Creare è poi un successivo passaggio: si comincia a dare forma alle ispirazioni migliori. Riprendendo una celebre distinzione di Gramsci potremmo dire che la fantasia alimenta l’ispirazione, ma il disegno assume forma grazie all’immaginazione che guida la creazione e deve sempre contenere una sua plausibilità. Mi delude molto vedere, soprattutto nel cinema contemporaneo, la superficialità con cui viene sviluppata una storia quando la si rende astratta sottraendole spessore, concretezza, plausibilità appunto. Se definiamo bene la psicologia di un personaggio, invece, sappiamo benissimo che ci saranno cose che il personaggio può fare e altre che non farà o perlomeno saranno assai improbabili per lui. La credibilità di un racconto è importante perché si crei la magia, il fascino dell’identificazione che è poi il segreto del successo di una storia. Gli orari predefiniti poi possono anche andar bene se si ha già in mente una linea narrativa o è abbastanza chiaro l’orizzonte in cui ci si sta muovendo, ma la scrittura è come il respiro: ha un suo ritmo regolare che l’entusiasmo di una corsa o un’immersione possono alterare. Ci sono giorni in cui le parole fluiscono come acqua, emozionandoti quasi, e giorni in cui le parole stentano e inciampano e allora forse non siamo convinti abbastanza. Non si deve insistere, magari dopo qualche giorno ci si accorge semplicemente che la scena non viene perché è sbagliata, superflua.

Quali sono stati i tuoi modelli?

Nella scrittura confluiscono sempre tante influenze, soprattutto se si è lettori onnivori e anche le arti visive sono fonte di ispirazione. Per il thriller mi sembrava comunque d’obbligo un omaggio alla grande Aghata Christie, autrice di alcune tra le trame gialle più geniali che abbia letto, incrociata però in senso molto postmoderno con Patricia Cornwell. Ogni storia affascinante racchiude in sé un mistero o un più semplice mistake che mette in moto il tutto e accende la nostra curiosità per come andranno le cose. Si può dire che ogni storia sia un po’ una storia gialla, per lo meno deve sedurci con qualche forma di suspance per poterci entrare dentro al punto da innamorarcene. Innamorarsene è importante perché ci si rende conto, come diceva Anais Nïn, che non vediamo mai le cose come sono ma come siamo.

Di un thriller non si può raccontare la trama, e qui di colpi di scena ce ne sono davvero tanti.
C’è però qualche rivelazione che puoi farci mantenendo intatta la suspance?

Beh, nessuna delle due protagoniste ha davvero il mio carattere, visto che molti me lo chiedono.
E il senso del titolo, dato che spesso mi chiedono anche questo, è il senso stesso del romanzo, ma bisogna leggerlo fino in fondo per capirlo e aver fiducia nel proprio istinto naturale.

I tuoi consigli letterari per un esordiente totale?

Avere chiare in primo luogo le proprie motivazioni. Perché scrivo? Io me lo sono sempre chiesta, è importante. Credo nella scrittura che rappresenta un bisogno profondo, che racconta delle cose con l’urgenza di raccontarle, ed è originale perché rappresenta una voce individuale che magari dà voce a tante altre. Se c’è questa spinta interiore credo che la diffidenza di editori alla ricerca del ‘caso’ editoriale’ dell’anno o del libro deep impact non debba scoraggiare. A livello pratico consiglio di inviare una breve parte del testo che è di più immediata lettura e dà un’idea dello stile, accompagnata da una trama sintetica e da un curriculum. Vista la quantità enorme di materiali che ricevono le case editrici, è opportuno selezionare quelle che offrono le collane più in sintonia con il nostro lavoro. Meglio comunque farsi notare in qualche modo, magari attraverso la presentazione di un autore noto che ci ha dato qualche consiglio editoriale o indirizzando direttamente all’editor della collana individuata il nostro plico. I tempi di attesa sono lunghi, la pazienza e la perseveranza, insieme al talento, le doti irrinunciabili.

Lino Faraone

1 Commento

  • 1. Matteo (24 ottobre 2008, 2:15 pm) :

    Grande Professò!!!
    Ero sicuro che intervistavi una femmina!!! e dopo……..NDIAMO SIIIIIIIIIII

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