{"id":902,"date":"2007-08-09T14:18:25","date_gmt":"2007-08-09T12:18:25","guid":{"rendered":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/una-piazza-di-bruxelles\/"},"modified":"2008-02-21T09:33:53","modified_gmt":"2008-02-21T08:33:53","slug":"una-piazza-di-bruxelles","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/scaloni.it\/popinga\/una-piazza-di-bruxelles\/","title":{"rendered":"Una piazza di Bruxelles"},"content":{"rendered":"<p><small>(<em>Con molto piacere Popinga ospita un contributo originale di <strong>Vincenzo Fidomanzo<\/strong>, umanista eclettico, <a href=\"http:\/\/sbnonline.sbn.it\/cgi-bin\/zgw\/BRIEF.pl?displayquery=%3CB%3E+%3Cfont+color%3D%23000064%3EAutore%3C%2FB%3E+%3C%2Ffont%3E+contiene+%3CFONT+color%3D%22red%22%3Efidomanzo%3C%2Ffont%3E&amp;session=&amp;zurl=opac&amp;zquery=1%3D1003+4%3D2+2%3D3+5%3D100+6%3D1+3%3D3+%22fidomanzo%22&amp;language=it&amp;maxentries=10&amp;target=0&amp;position=1\">scrittore<\/a> e critico d&#8217;arte. Vincenzo interviene, in questo articolo, sulle vicende tragiche del Congo a cavallo tra XIX e XX secolo, legate al nome di Leopoldo II, controverso Re del Belgio, al quale \u00e8 ancora oggi dedicata una piazza nel centro di Bruxelles<\/em>)<\/small><\/p>\n<p>Alcuni ritengono, contrariamente all\u2019opinione comune secondo la quale \u201cla storia insegna\u201d, che, invece, caratteristica propria della storia sia proprio quella di non insegnare un bel nulla. Chi scrive \u00e8 meno radicale e ritiene, pi\u00f9 semplicemente, che la storia insegna che <strong>la storia non insegna<\/strong>. Non si spiega altrimenti l\u2019incessante, disperante ripetersi di vergognosi eccidi, di sanguinosi eventi, bellici e non, ed efferatezze d\u2019ogni tipo e in ogni luogo; atrocit\u00e0 che stanno a testimoniare, forse, una certa qual morbosa tendenza, da parte degli storici, alla registrazione degli avvenimenti pi\u00f9 violenti, una tendenza che concede minore attenzione o addirittura sottace accadimenti meno drammatici. Ma, in ogni caso, dal triste panorama offerto nei millenni di storia umana, sembra sia legittimo far propria la considerazione joyciana che vede nella storia l\u2019incubo dal quale si tenta di destarsi.<br \/>\n<!--more--><a href=\"#nota1\">(1)<\/a><\/p>\n<p>Da pi\u00f9 di sei decenni l\u2019opinione pubblica planetaria non sembra riuscire a capacitarsi di come sia stato possibile, non tecnicamente, ma umanamente possibile, il genocidio del popolo ebraico. La bibliografia sull\u2019atroce argomento \u00e8 sconfinata, ma pare che questo ennesimo mistero di iniquit\u00e0 continui a rimanere tale.<br \/>\nDell\u2019<strong>Olocausto<\/strong>, come lo si chiama ormai da alcuni anni, si discute con una profondit\u00e0 di analisi e una frequenza tale da far s\u00ec che anche i pi\u00f9 refrattari non possano pi\u00f9 negarne o solo minimizzarne la paurosa realt\u00e0.<br \/>\nA questo genocidio si riconosce il triste primato non soltanto quantitativo, ovvero dell\u2019ammontare delle vittime, ma anche quello del metodo di esecuzione che, nella sua fredda scientificit\u00e0, non sembra avere paragoni con qualsiasi altro precedente e neppure successivo.<\/p>\n<p>Ma se l\u2019Olocausto \u00e8 stato l\u2019orrore che \u00e8 stato, \u00e8 forse il caso di rammentare che il secolo da poco trascorso si era aperto con uno sterminio di immani proporzioni, ma consumato in una parte del mondo pi\u00f9 appartata, periferica rispetto alla \u201ccivile\u201d Europa: l\u2019Africa nera.<br \/>\nDi questa pagina oscura della storia dell\u2019umanit\u00e0 \u00e8 responsabile il sovrano dei Belgi di allora <strong>Leopoldo II<\/strong> (1835-1909, re dal 1865).<\/p>\n<p>Dalle esplorazioni del corso del fiume Congo condotte da <strong>Henry Morton Stanley<\/strong> (1841-1904), nel 1879 (effettuate proprio per conto del re dei belgi), Leopoldo II, per primo, aveva riconosciuto le nuove possibilit\u00e0 di sfruttamento del ricco territorio. Gi\u00e0 dal 1876 \u201caveva promosso una conferenza geografica al termine della quale fu costituita una Association Internationale du Congo che si prefiggeva \u00abdi aprire alla civilt\u00e0 la sola parte del globo dove il cristianesimo non fosse penetrato\u00bb. (Corrado GIANTURCO, <em>La rivoluzione congolese<\/em>, Milano, Dall\u2019Oglio, 1970)\u201d.<a href=\"#nota2\">(2)<\/a><\/p>\n<p>Fino dal 1884 gli Stati Uniti riconobbero &#8211; primi al mondo &#8211; l\u2019Association Internationale du Congo come \u201cstato indipendente\u201d. Nel 1885 la conferenza di Berlino, arbitrata dal cancelliere Otto von Bismarck, che pure non nutriva simpatia per le avventure oltremare e la politica colonialista, considerata pericolosa per l\u2019equilibrio europeo, attribuisce la sovranit\u00e0 dello Stato neutrale del Congo &#8211; aperto al libero commercio di tutte le nazioni &#8211; al re Leopoldo. Il 28 aprile dello stesso anno il parlamento belga \u201cratific\u00f2 le decisioni della conferenza e diede al re poteri \u00abpersonali\u00bb sul nuovo Stato.\u201d<a href=\"#nota3\">(3)<\/a><br \/>\nDal 1\u00b0 luglio 1885 \u201cgli immensi dominii africani di Leopoldo presero il nome di \u00ab<strong>Stato Indipendente del Congo<\/strong>\u00bb (\u00ab\u00c9tat Ind\u00e9pendant du Congo\u00bb), fermo restando che il suo Sovrano e la sua amministrazione centrale sarebbero rimasti a Bruxelles. Il Congo ebbe per bandiera la stella d\u2019oro in campo azzurro. Leopoldo non vi pose mai piede.\u201d<a href=\"#nota4\">(4)<\/a><\/p>\n<p>Si apre quindi un forsennato, rapace e brutale sfruttamento delle risorse del Congo, esclusiva, assoluta propriet\u00e0 del re Leopoldo che stabil\u00ec una sorta di monopolio sui beni che avrebbero dovuto costituire oggetto di libero scambio secondo gli accordi internazionali convenuti. Un decreto regale emanato \u201cnello stesso giorno in cui era stata formalmente proclamata la nascita dello Stato [&#8230;] dichiarava che tutte le \u00abterre vuote\u00bb erano di propriet\u00e0 dello Stato.\u201d<a href=\"#nota5\">(5)<\/a><\/p>\n<p>Il traffico dell\u2019<strong>avorio<\/strong> fu la prima lucrosa attivit\u00e0; i congolesi erano costretti &#8211; anche con le armi &#8211; ad accettare come compenso piccole quantit\u00e0 di tessuto, perline e delle barrette di ottone, designate dallo Stato quale moneta del territorio. Ai congolesi non erano consentite transazioni in denaro.<br \/>\nSi reclutarono grandi masse di portatori per le lunghe spedizioni nel cuore del paese retribuendoli con il cibo appena sufficiente al loro sostentamento. Venivano incatenati per il collo e spesso frustati con la \u201c<em>chicotte<\/em>, una frusta di pelle di ippopotamo grezza, essiccata al sole e tagliata in maniera da formare una lunga striscia a spirale dalla punta aguzza.\u201d<a href=\"#nota6\">(6)<\/a><\/p>\n<p>Si continu\u00f2 con l\u2019imposizione agli indigeni del <strong>lavoro forzato<\/strong> &#8211; una vera schiavit\u00f9 -, poi di \u201ctasse incredibilmente pesanti\u201d che furono costretti a pagare \u201craccogliendo gomma [<em>caoutchouc <\/em>tratto da un lungo rampicante spugnoso del genere <em>Landolphia<\/em>] in condizioni sempre pi\u00f9 dure, procurando gratis rifornimenti di viveri\u201d per i coloni.<br \/>\nE \u201cquando per la fame, le malattie, la disperazione, il lavoro incessante ed estenuante\u201d vennero meno ai loro compiti, abbandonando le loro case e fuggendo nei boschi per evitare la punizione, che consisteva nel taglio della mano, truppe composte da militari negri, \u201coriginari di trib\u00f9 ostili e istigati e condotti\u201d da belgi &#8211; la Force Publique -, diedero loro la caccia, li massacrarono, bruciarono i loro villaggi e rapirono le loro donne tenendole in ostaggio, spesso stuprandole.<a href=\"#nota7\">(7)<\/a><br \/>\nUn ufficiale-agente commerciale belga di questa milizia \u201cdecor\u00f2\u201d il giardino della sua residenza con le teste tagliate agli indigeni, come trofei di caccia.<a href=\"#nota8\">(8)<\/a><\/p>\n<p>Si giunse a stabilire un regime di schiavit\u00f9 e di terrore tale &#8211; si arriv\u00f2 persino alle crocifissioni <a href=\"#nota9\">(9)<\/a> -, da produrre una paurosa diminuzione della popolazione del Congo.<br \/>\n\u201cLo Stato Libero del Congo [aveva] all\u2019ingrosso un milione di miglia quadrate di superficie. Quando Stanley scopr\u00ec il corso del Congo e osserv\u00f2 le sue rive densamente popolate, egli ne stim\u00f2 la popolazione a 40 milioni; cifra indubbiamente esagerata. Negli anni seguenti, dopo che la regione era stata esplorata in ogni direzione da viaggiatori di nazionalit\u00e0 diverse, il calcolo oscill\u00f2 tra i venti e i trenta milioni. Nel 1911 fu fatto un censimento ufficiale: non fu pubblicato nel Belgio, ma registrato in uno dei dispacci del Consolato inglese. Esso rivel\u00f2 il fatto che rimanevano soltanto otto milioni e mezzo di indigeni. Il sistema del Congo dur\u00f2 per ben vent\u2019anni. La perdita di vite non potr\u00e0 mai esser conosciuta neppure con [approssimazione]. Ma i dati circa periodi successivi si possono procurare per parecchie regioni; e uno studio accurato di essi d\u00e0 la cifra di <strong>dieci milioni di vittime<\/strong> come un calcolo approssimativo <em>moderato<\/em>.\u201d<a href=\"#nota10\">(10)<\/a><br \/>\n<strong>Mark Twain<\/strong> lo defin\u00ec amaramente un \u201crecord\u201d.<a href=\"#nota11\">(11)<\/a><\/p>\n<p>Come osserva <strong>Gianni Baget Bozzo<\/strong> \u201cle vittime della colonizzazione belga non usavano scrittura, e perci\u00f2 non hanno lasciato memoria: i pi\u00f9 grandi orrori della storia umana non giungeranno per questa ragione mai alla nostra coscienza. \u00c8 solo quando i vinti hanno la scrittura e preservano la loro cultura che il violento \u00e8 riconosciuto come tale.\u201d<a href=\"#nota12\">(12)<\/a><br \/>\nDi quei muti, e per questo ancor pi\u00f9 odiosi, orrori furono per\u00f2 testimoni osservatori internazionali, come diplomatici <a href=\"#nota13\">(13)<\/a> e missionari <a href=\"#nota14\">(14)<\/a>, che denunciarono quelle atrocit\u00e0 mediante la pubblicazione di articoli, opuscoli e libri che sollevarono un qualche sdegno nella societ\u00e0 internazionale di allora.<\/p>\n<p>Uno di questi scandalizzati osservatori, <strong>Edmund Dene Morel<\/strong> (1873-1924) fond\u00f2 nel 1904, in Inghilterra, la Congo Reform Association; autore di numerosi scritti sull\u2019argomento, chiese, nell\u2019autunno dello stesso anno, a Mark Twain di scrivere un <em>pamphlet<\/em> di denuncia della politica imperialista del re Leopoldo del Belgio in Congo. Una volta scritto questo documento Mark Twain ne propose la pubblicazione ad alcune riviste. \u201cNessuna os\u00f2 farlo\u201d, e cos\u00ec <em>Il soliloquio di re Leopoldo<\/em>, questo \u00e8 il titolo del suo scritto, fu pubblicato dalla American Congo Reform Association con alcune \u201cfotografie che testimoniavano le mutilazioni delle quali i negri erano vittime\u201d e, in copertina, il disegno di una croce e un machete con la dicitura dal tono beffardamente costantiniano \u201cBy this sign we prosper\u201d. Neanche una \u201crivista in America segnal\u00f2 la presenza del libro per gli stessi motivi per i quali ne era stata rifiutata la pubblicazione.\u201d<a href=\"#nota15\">(15)<\/a><\/p>\n<p>Convinto oppositore del sistema politico monarchico, Twain aveva visto nella efferata condotta del re belga una conferma della fondamentale tirannia di ogni monarchia. La vecchia e corrotta Europa gli sembrava il ricettacolo di ogni nefandezza, rapacit\u00e0 e violenza. Bench\u00e9 la politica interna degli <strong>Stati Uniti<\/strong> di allora fosse infangata da periodici scandali sulla corruzione di governatori, ministri e senatori, tema da lui affrontato nel suo <em>The gilded age<\/em> <a href=\"#nota16\">(16)<\/a>, quella estera non aveva, a quella data, assunto ancora il carattere imperialista che le sar\u00e0 proprio nei decenni a seguire.<a href=\"#nota17\">(17)<\/a><br \/>\nIl primo ed il secondo conflitto mondiale poi, originati entrambi nel cuore del vecchio continente, sembrarono giustificare la presunzione di superiorit\u00e0 morale degli Stati Uniti su di esso.<\/p>\n<p>Con la relativamente recente costituzione della <strong>Comunit\u00e0 Europea<\/strong> il continente sembra volersi mondare del suo tenebroso passato di guerre ed orrori per presentarsi al mondo, nel nuovo millennio, come una forza saggia, positiva, ormai pacifica e pacificatrice. Ancora incerta sulla omogeneit\u00e0 della sua politica estera e anche priva di una carta costituzionale vera e propria, sembra intenda proporsi come una alleanza di antiche e nobili civilt\u00e0 e culture, possibile modello da emulare da parte di altri paesi e continenti, non soltanto come una comunit\u00e0 economica.<br \/>\nIl percorso di commossa e dolente correzione del proprio triste passato da parte della Germania, che ne fa attivamente parte, \u00e8 sotto gli occhi non del solo Occidente.<a href=\"#nota18\">(18)<\/a><\/p>\n<p>Colpisce invece che la Comunit\u00e0 Europea &#8211; che si vuole purificata e riscattata dagli orrori del suo recente passato &#8211; abbia la sede del suo parlamento in una citt\u00e0, Bruxelles, che su uno dei suoi pi\u00f9 importanti viali &#8211; Avenue de Tervueren &#8211; ospita una piazza intitolata al mostruoso re Leopoldo.<a href=\"#nota19\">(19)<\/a><br \/>\nChi ne dubiti consulti una semplice cartina stradale o prenda visione anche di <a href=\"http:\/\/maps.google.com\/maps?f=q&amp;hl=it&amp;geocode=&amp;q=Avenue+de+Tervueren,+Bruxelles,+Belgium&amp;sll=50.849443,4.354763&amp;sspn=0.009361,0.020084&amp;ie=UTF8&amp;ll=50.836042,4.414787&amp;spn=0.004682,0.010042&amp;z=17&amp;om=1\">Google Maps<\/a> (su Internet) per averne una rapida, mesta ma autorevole conferma.<\/p>\n<p>\u00c8 un po\u2019 come se a Berlino esistesse una piazza con il nome del suo austriaco F\u00fchrer. La Germania per\u00f2 ha saputo punire con la <em>damnatio memoriae<\/em> &#8211; l\u2019antico sistema per tentare di cancellare moralmente gli orrori di un tiranno negandone la memoria &#8211; almeno nelle opere pubbliche e nella toponomastica.<br \/>\nLa stessa ex-Unione Sovietica, nel processo di ridiscussione del suo passato, ha ripristinato l\u2019originale nome di Pietroburgo a Leningrado.<br \/>\nIn Italia si vive, curiosamente, in un periodo nel quale discusse figure politiche paiono in procinto di comparire nelle citt\u00e0 sotto forma di targhe di vie e piazze. Ma, dopo tutto, si tratta della condotta non allineata di un paese facente parte di una pi\u00f9 ampia coalizione.<\/p>\n<p>Il caso di Bruxelles &#8211; sede del governo europeo &#8211; pare pi\u00f9 vergognoso perch\u00e9 testimonia di uno scandaloso oblio, forse di una negazione di fatti ormai comprovati, se non &#8211; e sarebbe ancora pi\u00f9 grave &#8211; di un persistente, sconcio omaggio della popolazione belga ad un sovrano &#8211; le Roi-B\u00e2tisseur &#8211; che, senza dubbio, ha contribuito a consolidare la prosperit\u00e0 del paese, ma a quale prezzo.<br \/>\nE Bruxelles dovrebbe rappresentare onorevolmente un continente che intende costituire esempio alternativo all\u2019ormai unica superpotenza residua.<br \/>\nNon pare il caso di formulare modeste o immodeste proposte di immediata cancellazione dell\u2019ignominioso toponimo, sembra semmai necessario far s\u00ec che questo macroscopico insulto all\u2019integrit\u00e0 dell\u2019Europa, che si vuole rinnovata, venga reso di pi\u00f9 ampio possibile dominio pubblico.<br \/>\n\u00c8 questo l\u2019intento di questa nota.<\/p>\n<p align=\"right\"><em>Vincenzo Fidomanzo<\/em><\/p>\n<p align=\"right\">Roma, luglio 2007<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p><a name=\"nota1\" title=\"nota1\"><\/a>(1) Si tratta dell\u2019arcinota risposta di Stephen Dedalus a Mr. Deasy. Cfr. James <span style=\"font-variant: small-caps\">Joyce<\/span>, <em>Ulisse<\/em>. Trad. it. di Giulio <span style=\"font-variant: small-caps\">de Angelis<\/span>. Milano, Mondadori, 1982, p. 47. Il testo originale recita: &#8220;History, \u2018Stephen said,\u2019 is a nightmare from which I am trying to awake.&#8221;<\/p>\n<p><a name=\"nota2\" title=\"nota2\"><\/a>(2) Dalla nota introduttiva (p. 16) di Clara <span style=\"font-variant: small-caps\">Zagaria<\/span> a Mark <span style=\"font-variant: small-caps\">Twain<\/span>, <em>Soliloquio di re Leopoldo. Apologia del suo ruolo in Congo<\/em> [1905] con un saggio introduttivo di Gianni <span style=\"font-variant: small-caps\">Baget Bozzo<\/span>. Bari, Dedalo, 1982, 56 p. Traduzione italiana della stessa autrice della nota di <em>King Leopold\u2019s Soliloquy. A defence of His Congo Rule<\/em> (1905). Una nuova traduzione del libretto \u00e8 stata pubblicata da Giuliana <span style=\"font-variant: small-caps\">Bendelli<\/span> (con una postfazione di Paolo Maria <span style=\"font-variant: small-caps\">Veronesi<\/span>) con il titolo: <em>Soliloquio di re Leopoldo. Una difesa del suo governo in Congo<\/em>. Como, Ibis, 2001, 73 p. Gi\u00e0 alcuni decenni fa venne pubblicato <em>Il soliloquio di re Leopoldo<\/em> con il sottotitolo <em>Le rivelazioni della stampa sui massacri compiuti dalle truppe belghe nel Congo<\/em>. Roma, Editori Riuniti, 1960. 78 p.<br \/>\nNella nota 1 a p. 11 del testo di <span style=\"font-variant: small-caps\">Gianturco<\/span> si legge ancora: \u00abe di dissipare l\u2019oscurit\u00e0 che ne circondava le popolazioni.\u00bb<\/p>\n<p><a name=\"nota3\" title=\"nota3\"><\/a>(3) Cfr. le pp. 16-17 della nota di Clara <span style=\"font-variant: small-caps\">Zagaria<\/span> gi\u00e0 citata.<\/p>\n<p><a name=\"nota4\" title=\"nota4\"><\/a>(4) Corrado <span style=\"font-variant: small-caps\">Gianturco<\/span>, <em>La rivoluzione congolese<\/em>, cit., p. 15.<\/p>\n<p><a name=\"nota5\" title=\"nota5\"><\/a>(5) Cfr. Adam <span style=\"font-variant: small-caps\">Hochschild<\/span>, <em>Gli spettri del Congo<\/em>. Traduzione di Roberta <span style=\"font-variant: small-caps\">Zuppet<\/span>. Milano, Rizzoli, 2001, p. 147. Sulla copertina compare il sottotitolo: <em>Re Leopoldo del Belgio e l\u2019olocausto dimenticato<\/em>. Si tratta della traduzione italiana di idem, <em>King Leopold\u2019s Ghost. A Story of Greed, Terror, and Heroism in Colonial Africa.<\/em> Boston, Houghton Mifflin, 1998. Questo libro ha goduto di una certa fortuna editoriale, \u00e8 stato infatti ripubblicato negli Stati Uniti nel 1999 dalla stessa casa editrice e in Inghilterra, a Londra (Papermac, 2000). Questo testo, scritto da un docente dell\u2019Universit\u00e0 di Berkeley, servir\u00e0 ad alcuni ad approfondire alcuni aspetti del perfido sterminio e ad altri a venirne semplicemente a conoscenza.<br \/>\nMa i testi pi\u00f9 autorevoli sul Congo di Leopoldo sono comunque stati scritti da un diplomatico belga che fu anche funzionario territoriale in Congo: Jules <span style=\"font-variant: small-caps\">Marchal (1924-2003)<\/span> e sono: <em>L\u2019\u00c9tat Libre du Congo: Paradis Perdu. L\u2019Histoire du Congo 1876-1900<\/em>. 2 vv. Borgloon, \u00c9ditions Paula Bellings, 1996; e ancora idem, <em>E. D. Morel contre L\u00e9opold II: L\u2019Histoire du Congo 1900-1910<\/em>. 2 vv. Paris, L\u2019Harmattan, 1996. Questi due importanti studi sono il frutto di approfondite ricerche tra i documenti conservati negli archivi del Minist\u00e8re des Affaires \u00c9trang\u00e8res di Bruxelles; documenti che fino a qualche anno fa erano in parte esclusi dalla consultazione.<\/p>\n<p><a name=\"nota6\" title=\"nota6\"><\/a>(6) Cfr. Adam <span style=\"font-variant: small-caps\">Hochschild<\/span>, <em>Gli spettri del Congo<\/em>, cit., p. 152.<\/p>\n<p><a name=\"nota7\" title=\"nota7\"><\/a>(7) Cfr. le pp. 24-25 del gi\u00e0 citato <em>Soliloquio di re Leopoldo<\/em> di Mark <span style=\"font-variant: small-caps\">Twain<\/span>, Bari, Dedalo, 1982.<\/p>\n<p><a name=\"nota8\" title=\"nota8\"><\/a>(8) Joseph <span style=\"font-variant: small-caps\">Conrad<\/span> (1857-1924) viaggi\u00f2 sul fiume Congo negli anni del traffico dell\u2019avorio, e pens\u00f2 certamente a qualcuno di questi crudeli militari-mercanti &#8211; forse proprio a L\u00e9on Rom, l\u2019ufficiale delle teste mozzate &#8211; nel creare lo spietato Kurtz del suo noto <em>Cuore di tenebra <\/em>(1902).<br \/>\nNel 1909 &#8211; l\u2019anno della morte di Leopoldo II &#8211; anche sir Arthur Conan <span style=\"font-variant: small-caps\">Doyle<\/span> (1859-1930) scrisse un <em>The crime of the Congo. An Account of conditions in the Belgian Congo<\/em>. London, Hutchinson &amp; Co., 1909, tradotto l\u2019anno successivo in francese. Questo libro \u00e8 stato di recente riproposto anche nella sua traduzione francese.<\/p>\n<p><a name=\"nota9\" title=\"nota9\"><\/a>(9) Cfr. <em>Soliloquio di re Leopoldo<\/em>, cit. p. 48.<\/p>\n<p><a name=\"nota10\" title=\"nota10\"><\/a>(10) Cfr. Edmund Dene <span style=\"font-variant: small-caps\">Morel<\/span>, <em>La croce del negro<\/em>. Traduzione di Anita <span style=\"font-variant: small-caps\">Dobelli Zampetti<\/span>. Roma, Casa Editrice Rassegna Internazionale, 1923, pp. 151-152. Si tratta dell\u2019edizione italiana di idem, <em>The black man\u2019s burden. The white man in Africa from the fifteenth century to the World War<\/em>. Manchester, National Labour Press, 1920. x, 241 p.<br \/>\nQuesti \u201cantichi\u201d dati hanno trovato conferma nelle recenti stime di Jan <span style=\"font-variant: small-caps\">Vansina<\/span>, professore emerito di storia e antropologia dell\u2019Universit\u00e0 del Wisconsin, ritenuto il maggiore etnografo vivente specializzato nelle popolazioni del bacino del Congo.<\/p>\n<p><a name=\"nota11\" title=\"nota11\"><\/a>(11) Cfr. ancora <em>Soliloquio di re Leopoldo<\/em>, cit., p. 41.<\/p>\n<p><a name=\"nota12\" title=\"nota12\"><\/a>(12) Idem, p. 8.<\/p>\n<p><a name=\"nota130\" title=\"nota130\"><\/a>(13) Si pensa al console britannico Sir Roger <span style=\"font-variant: small-caps\">Casement<\/span> (1864-1916), autore del <em>Report on the condition of the Congo state<\/em> (1904), una relazione sulle condizioni in cui versavano gli indigeni congolesi negli anni dell\u2019amministrazione del re Leopoldo.<\/p>\n<p><a name=\"nota14\" title=\"nota14\"><\/a>(14) Si pensa al missionario americano presbiteriano di colore William Henry <span style=\"font-variant: small-caps\">Sheppard <\/span>(1865-1927). Sul ruolo svolto dai missionari cattolici \u00e8 meglio stendere un pietoso velo.<\/p>\n<p><a name=\"nota15\" title=\"nota15\"><\/a>(15) Sono ancora osservazioni di Clara <span style=\"font-variant: small-caps\">Zagaria <\/span>(<em>Soliloquio di re Leopoldo<\/em>, cit.)<span style=\"font-variant: small-caps\">,<\/span> p. 17. Cfr. Jacques <span style=\"font-variant: small-caps\">Willequet (1914-)<\/span>, <em>Le Congo belge et la Weltpolitik 1894-1914<\/em>. Bruxelles, Presses Universitaires de Bruxelles &#8211; Paris, Presses Universitaires de France, 1962; per le indicazioni sull\u2019operazione di propaganda, manipolazione e corruzione della stampa &#8211; europea e americana &#8211; intrapresa dal re belga attraverso il Bureau de la Presse dello stato indipendente, vedi la p. 107 e <em>passim<\/em>.<\/p>\n<p><a name=\"nota16\" title=\"nota16\"><\/a>(16) Mark <span style=\"font-variant: small-caps\">Twain<\/span>, <em>The gilded age. A tale of to-day<\/em><span> <\/span>con Charles Dudley <span style=\"font-variant: small-caps\">Warner <\/span>(1873). Cfr. idem, <em>L\u2019et\u00e0 dell\u2019oro e altri racconti.<\/em> Prefazione di Luigi <span style=\"font-variant: small-caps\">Berti<\/span>. Traduzione di Adriana <span style=\"font-variant: small-caps\">Valori Piperno<\/span> e Enzo <span style=\"font-variant: small-caps\">Giachino<\/span>. Roma, G. Casini, 1954. xii, 678 p.<\/p>\n<p><a name=\"nota17\" title=\"nota17\"><\/a>(17) A ben considerare la radice stessa degli Stati Uniti \u00e8 imperialista &#8211; si pensi al trattamento dei nativi -, e la sua prosperit\u00e0 era in gran parte frutto dello schiavismo.<br \/>\nNel 1904 Leopoldo attribu\u00ec importanti diritti di concessione &#8211; aprendo una striscia di territorio attraverso lo Stato del Congo &#8211; a influenti esponenti della finanza statunitense quali Nelson W. Aldrich, John D. Rockefeller junior, i Guggenheim, Thomas Ryan, J. Pierpont Morgan, nel tentativo di mettere a tacere il movimento internazionale di denuncia del suo operato tessendo una fitta rete di potenti relazioni di interesse economico. Si veda ancora Adam <span style=\"font-variant: small-caps\">Hochschild<\/span>, <em>Gli spettri del Congo<\/em>, cit., p. 296.<\/p>\n<p><a name=\"nota18\" title=\"nota18\"><\/a>(18) Un esempio di <em>mea culpa<\/em> non inautentico pu\u00f2 essere considerato il libro di Karl <span style=\"font-variant: small-caps\">Jaspers<\/span> dal titolo evocativo del contenuto <em>La colpa della Germania<\/em>. A cura di Renato <span style=\"font-variant: small-caps\">De Rosa<\/span>. Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1947. xxvii, 151 p. Il libro \u00e8 stato ripresentato ai lettori italiani con il titolo: <em>La questione della colpa. Sulla responsabilit\u00e0 politica della Germania<\/em>. Milano, Cortina, 1996. 140 p.<\/p>\n<p><a name=\"nota19\" title=\"nota19\"><\/a>(19) Pare che esistano ancora una gigantesca statua equestre di Leopoldo, su un lato del palazzo reale, e un suo busto, decorato da camelie e azalee, tra le serre del sontuoso castello di Laeken.<\/p>\n<p>Chi scrive si augura che in chi legge alberghi ancora una superstite capacit\u00e0 di indignazione, una facolt\u00e0 della quale, di recente, certa stampa \u00e8 stata capace di ironizzare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Con molto piacere Popinga ospita un contributo originale di Vincenzo Fidomanzo, umanista eclettico, scrittore e critico d&#8217;arte. Vincenzo interviene, in questo articolo, sulle vicende tragiche del Congo a cavallo tra XIX e XX secolo, legate al nome di Leopoldo II, controverso Re del Belgio, al quale \u00e8 ancora oggi dedicata una piazza nel centro di &hellip; <a href=\"https:\/\/scaloni.it\/popinga\/una-piazza-di-bruxelles\/\" class=\"more-link\">Leggi tutto<span class=\"screen-reader-text\"> &#8220;Una piazza di Bruxelles&#8221;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":58,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[762,443,761],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/902"}],"collection":[{"href":"https:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-json\/wp\/v2\/users\/58"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=902"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/902\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=902"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=902"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=902"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}