{"id":595,"date":"2007-01-19T04:00:32","date_gmt":"2007-01-19T03:00:32","guid":{"rendered":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/in-mezzo-al-guado\/"},"modified":"2007-03-08T10:58:23","modified_gmt":"2007-03-08T09:58:23","slug":"in-mezzo-al-guado","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/scaloni.it\/popinga\/in-mezzo-al-guado\/","title":{"rendered":"In Mezzo al Guado"},"content":{"rendered":"<p>Giorno dopo giorno, mese dopo mese, gli americani in Iraq ricordano sempre pi\u00f9 una carovana di pionieri nel mezzo del guado di un grosso fiume la cui portata si ingrossa velocemente.<\/p>\n<p>Alcuni propendono per continuare l&#8217;attraversamento (un&#8217;ipotetica escalation militare), altri per ritornare indietro (disimpegno), ma il rischio concreto \u00e8 che, nel tira e molla tra i litiganti, essi rimangano in mezzo al guado all&#8217;arrivo dell&#8217;ondata di piena (cio\u00e8 con pochi uomini e senza un piano nel bel mezzo di una guerra civile).<\/p>\n<p>L&#8217;amministrazione Bush sembra aver scelto la prima opzione, cio\u00e8 quella dell&#8217;escalation militare, inviando altri 20.000 uomini ad ingrossare le fila di un esercito in palese difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Ma a cosa servono in concreto questi uomini?<!--more--><\/p>\n<p>Se ci fosse una guerra convenzionale il loro ruolo sarebbe chiaro, ma nel contesto iracheno non si vede la loro reale utilit\u00e0.<\/p>\n<p>Come forza di ordine pubblico sono come una goccia in un oceano, poich\u00e8 l&#8217;Iraq \u00e8 talmente vasto e popoloso che richiederebbe un contingente ben maggiore. In che modo si potrebbe impiegarli? Non certo mettendo un marine ad ogni incrocio come si fa con i vigili urbani e neanche usandoli come forze di polizia dato che, operando in uno scenario di guerra in cui quasi tutti sono armati fino ai denti, finirebbero per diventare dei bersagli o dei capri espiatori.<\/p>\n<p>Ma questi soldati non potranno essere usati neanche con tattiche convenzionali perch\u00e8 la guerra irachena \u00e8 massimamente asimmetrica e tutta la potenza di fuoco americana \u00e8 inutile contro dei bersagli che si nascondono e si mescolano tra la popolazione civile.<\/p>\n<p>Proseguendo cocciutamente su questa strada, Bush sta perdendo l&#8217;appoggio del suo stesso partito come si legge in un interessante articolo di <a href=\"http:\/\/www.msnbc.msn.com\/id\/16610773\/site\/newsweek\/\"><strong>Newsweek<\/strong><\/a> dal titolo esplicativo: &#8220;<em>The Republican Revolt &#8211; How close is Bush to losing is own party<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>La paura di fondo \u00e8 sempre la famigerata &#8220;sindrome del Vietnam&#8221; ovvero di una guerra in cui l&#8217;escalation militare abbia effetti disastrosi.<\/p>\n<p>I Democratici, guidati dalla pasionaria Nancy Pelosi, e gran parte dei &#8220;realisti&#8221; sembrano invece propendere per la strada del &#8220;disimpegno&#8221;, cio\u00e8 far tornare il grosso dell&#8217;esercito e far rimanere solo delle forze che prevengano delle possibili intromissioni &#8220;esterne&#8221; e che controllino le &#8220;risorse strategiche&#8221; dando solo un appoggio al governo legittimo iracheno.<\/p>\n<p>Questa soluzione sembra molto cinica e anche un p\u00f2 machiavellica:<\/p>\n<p>-Cinica perch\u00e8 gli americani si tirerebbero fuori dai guai passando la patata bollente agli stessi iracheni.<br \/>\n-Machiavellica perch\u00e8, lasciando sunniti, sciiti e curdi a combattersi tra loro, gli americani farebbero un p\u00f2 ci\u00f2 che i Romani facevano coi popoli sottomessi: Divide et Impera.<\/p>\n<p>A prima vista ci\u00f2 sembrerebbe molto semplice e pragmatico, se non ci fossero alcuni aspetti da considerare.<\/p>\n<p>In primis il conflitto si potrebbe estendere a tutta l&#8217;aria mediorentale dato che, probabilmente, le potenze confinanti (Arabia Saudita e Iran su tutti) non vedrebbero certo di buon occhio la sconfitta dei propri correligionari, e l&#8217;eccessiva autonomia di un popolo come quello curdo minaccerebbe gravemente anche l&#8217;unit\u00e0 della stessa Turchia, che avrebbe cos\u00ec un pretesto per intervenire.<\/p>\n<p>Un conflitto di questa portata in una zona del mondo tanto nevralgica (soprattutto per la stabilit\u00e0 energetica mondiale) non \u00e8 certo auspicabile da nessuno.<\/p>\n<p>In secondo luogo viene da chiedersi quale governo sosterrebbero gli americani visto che recentemente la stessa Condoleeza Rice ha delegittimato il premier al-Maliki, eletto &#8220;democraticamente&#8221; solo pochi mesi fa, invitandolo a proseguire nella strada della conciliazione coi sunniti con pi\u00f9 veemenza ed in tempi pi\u00f9 stretti (in pratica \u00e8 una specie di ultimatum del tipo o fai qualcosa o ti mandiamo a casa).<\/p>\n<p>Insomma tra escalation e disimpegno, l&#8217;America rischia seriamente di rimanere in mezzo al guado in una guerra civile sempre pi\u00f9 intensa (le cronache raccontano quotidianamente di stragi e attentati) senza avere n\u00e8 i mezzi n\u00e8 una strategia per contrastarla efficacemente.<\/p>\n<p>Una sfida veramente complessa che si gioca simultaneamente a Baghdad e a Washington, di cui oggi non si riesce ad intravedere il possibile esito finale e che promette di essere uno dei motivi topici nella corsa alla <a href=\"http:\/\/thecaucus.blogs.nytimes.com\/2007\/01\/18\/the-war-like-its-2008\/\"><strong>Casa Bianca del 2008<\/strong><\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giorno dopo giorno, mese dopo mese, gli americani in Iraq ricordano sempre pi\u00f9 una carovana di pionieri nel mezzo del guado di un grosso fiume la cui portata si ingrossa velocemente. 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