{"id":46,"date":"2005-09-09T12:07:24","date_gmt":"2005-09-09T10:07:24","guid":{"rendered":"1718628947"},"modified":"2007-09-08T10:25:49","modified_gmt":"2007-09-08T08:25:49","slug":"scontri_di_civilta_iran_vs_usa","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/scontri_di_civilta_iran_vs_usa\/","title":{"rendered":"Scontri di civilt\u00e0 : Iran vs USA"},"content":{"rendered":"<p>Sfogliando l&#8217;ultimo numero della rivista <a href=\"http:\/\/www.msnbc.msn.com\/id\/3032542\/site\/newsweek\/\" target=\"_self\" title=\"Sito della rivista Newsweek\">Newsweek<\/a> mi sono imbattuto in un articolo firmato da tale Amir Taheri dal titolo: <em>A Clash of Civilisations<\/em>.<\/p>\n<p>Il titolo mi ha subito incuriosito e leggendo l&#8217;articolo ho notato che Taheri ha menzionato proprio il libro di Samuel Huntington, &#8220;<em>The Clash of Civilisations and the Remaking of a New World Order<\/em>&#8221; che io avevo a mia volta citato nella <a href=\"civilta_ragione_religione\" target=\"_self\" title=\"gaspa e ellie\">discussione con ellie<\/a><\/p>\n<p>La tesi principale dell&#8217;opera di Huntington \u00e8 che, dopo la caduta del comunismo, i principali motivi dei conflitti nel mondo non saranno pi\u00f9 ideologici o economici, ma, in presenza di profonde divisioni dell&#8217;umanit\u00e0, di &#8220;natura culturale&#8221;, tra appartenenti a diverse civilt\u00e0. Secondo il politologo, il prossimo grande conflitto sar\u00e0 quello tra le civilt\u00e0 cristiana e islamica.<\/p>\n<p>Huntington divide infatti il mondo odierno in otto grandi civilt\u00e0 differenti: occidentale, ortodossa, islamica, africana, cinese, ind\u00f9, giapponese e latino-americana. Queste civilt\u00e0 sono in competizione tra loro anche se alcune riescono ad integrarsi maggiormente, mentre altre sono inconciliabilmente divise.<\/p>\n<p>Il testo \u00e8 stato pubblicato nel gennaio del 1998, quindi ben prima dell&#8217;undici settembre 2001 e, seppur criticato da molti, risulta essere abbastanza profetico riguardo alla realt\u00e0 odierna.<\/p>\n<p>Taheri, analizzando i dati di vendita dell&#8217;opera, ha notato che essa ha avuto molto successo proprio in Iran dove ben 1000 copie sono state acquistate e ritirate da un camion dell&#8217;esercito appartenente allo &#8220;Islamic Revolutionary Guard Corps&#8221;, gruppo di cui fa parte anche il neo-eletto presidente Ahmadinejad.<\/p>\n<p>Da queste premesse, l&#8217;articolista trae le conclusione che nel futuro sar\u00e0 inevitabile uno sconto tra Iran e Stati Uniti per le seguenti ragioni:<\/p>\n<p>1) L&#8217;Iran \u00e8 determinato a rimodellare il medio-oriente a sua immagine in uno scontro deliberato con l&#8217;immagine americana. Il potere reale in Iran \u00e8 infatti nelle mani delle &#8220;Guardie della Rivoluzione&#8221;, che, mentre noi occidentali ammiravamo la &#8220;moderazione&#8221; dell&#8217;ex presidente Kathami, erano gi\u00e0 all&#8217;opera da tempo per ramificare la loro rete politico-affaristico-militare. In Iran non c&#8217;\u00e8 stata dunque una vera lotta tra moderati e integralisti, ma nelle ultime elezioni \u00e8 solamente venuto alla ribalta il vero potere con il volto di Ahmadinejad, gi\u00e0 sindaco di Teheran.<\/p>\n<p>2) L&#8217;Iran ha l&#8217;obiettivo di creare un mondo multipolare in cui esso detenga la leadership del mondo islamico.<\/p>\n<p>3) La guerra di George Bush al terrorismo islamico non ha fatto altro che avvantaggiare i mullah, perch\u00e8 ha di fatto messo fuori gioco tutti i loro peggiori avversari: i Talebani afghani e Saddam Hussein. Inoltre la politica statunitense ha minato la fedelt\u00e0 dei suoi storici alleti nel mondo islamico, l&#8217;Arabia Saudita e l&#8217;Egitto.<\/p>\n<p>4) L&#8217;Iran pu\u00f2 fare la voce grossa perch\u00e8 le difficolt\u00e0 incontrate dagli americani in Iraq e Afghanistan fanno ritenere che questi dovranno presto abbandonare la regione.<\/p>\n<p>5) La crescita enorme del prezzo del petrolio ha garantito al nuovo governo iraniano la possibilit\u00e0 di finanziare sia le ricerche belliche, in particolare nel campo del nucleare, sia importanti riforme economoche e sociali.<\/p>\n<p>Questo articolo rappresenta, a mio modesto parere, un classico del giornalismo partigiano. Non conosco la biografia di Amid Taheri, ma dal nome si potrebbe ritenere di origine iraniana. Potrebbe dunque essere uno dei tanti rifugiati politici che lavorano in America per rovesciare i governi dei loro paesi. In particolare le sue tesi non mi convincono per i seguenti motivi:<\/p>\n<p>1) Demonizzare l&#8217;avversario sembra strumentale alle proprie esigenze: gli americani, e tutti gli europei, hanno fatto apertamente il tifo per il moderato Kathani prima delle scorse elezioni e ora si vuole insinuare che anch&#8217;egli sia intimamente legato con l&#8217;integralismo? Un p\u00f2 di coerenza non farebbe male in certi casi.<\/p>\n<p>2) L&#8217;Iran, dal mio punto di vista, non ha alcuna possibilit\u00e0 di divenire la guida del mondo islamico perch\u00e8 rappresenta solamente gli Sciiti che sono una fetta largamente minoritaria dei musulmani (circa il 10% del totale). Inoltre i rapporti tra Sciiti e Sunniti sono tutt&#8217;altro che idilliaci come dimostrato ampiamente dalla situazione irachena.<\/p>\n<p>3) La guerra di Bush in Iraq ed in Afghanistan ha certamente indebolito i rivali storici dei Mullah iraniani, ma ha, allo stesso tempo, mostrato che gli Stati Uniti non stanno certo con le mani in mano e sono pronti ad intervenire dovunque vengano minacciati i loro interessi e la loro sicurezza.<\/p>\n<p>4) Le difficolt\u00e0 incontrate dagli americani soprattutto in Iraq, sono state superate in maniera soddisfacente e, se veramente si dovesse avviare il processo democratico, si dovrebbe parlare solamente di una loro grande vittoria.<\/p>\n<p>5) Certamente l&#8217;Iran vive una fase di grande progresso economico, ma, in caso di conflitto con l&#8217;Occidente, l&#8217;economia avrebbe molto pi\u00f9 da perdere che non da guadagnare.<\/p>\n<p>In definitiva questo articolo mi sembra molto propagandistico e con la volont\u00e0 di creare un nuovo mostro da combattere. Chiss\u00e0 che l&#8217;amministrazione americana non  voglia ancora ripetere l&#8217;eperienza fatta con l&#8217;Iraq quando, per alimentare la fobia del &#8220;mostro&#8221;, ci rifil\u00f2 le pi\u00f9 grosse panzane, tra cui quella delle armi di distruzione di massa, facendole passare a ripetizione sui mass-media per ottenere il consenso popolare?<\/p>\n<p>Vedremo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sfogliando l&#8217;ultimo numero della rivista Newsweek mi sono imbattuto in un articolo firmato da tale Amir Taheri dal titolo: A Clash of Civilisations. 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