{"id":310,"date":"2006-04-10T13:22:49","date_gmt":"2006-04-10T11:22:49","guid":{"rendered":"1334526850"},"modified":"2007-04-08T21:36:30","modified_gmt":"2007-04-08T19:36:30","slug":"cari_maledetti_astensionisti","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/cari_maledetti_astensionisti\/","title":{"rendered":"Cari maledetti astensionisti"},"content":{"rendered":"<p>Credevo che in democrazia la politica, ossia la partecipazione dei cittadini alla vita della <em>polis<\/em>, si fondasse sulla scelta responsabile del voto.<br \/>\nCredevo che la Costituzione\u00a0avesse consegnato agli italiani, oltre alle due schede per l\u2019elezione di Camera e Senato, anche quella referendaria.<br \/>\nCredevo non esistessero, sul piano etico e giuridico \u2013 semmai solo su quello tecnico \u2013 differenze tra la scelta di partecipazione o astensione alle elezioni politiche e ai referendum. In altre parole, fatta salva la differenza tecnica dovuta al quorum, non capisco perch\u00e9 il comportamento partecipativo o astensionista alle elezioni e ai referendum debba avere una connotazione etica diversa: pi\u00f9 o meno nobile, pi\u00f9 o meno giustificabile, pi\u00f9 o meno deprecabile.<\/p>\n<p><!--more-->Da un anno a questa parte ho le idee un po\u2019 confuse. L\u2019altro giorno, poi, ho letto le acrobazie di qualcuno di quelli \u2013\u00a0beati loro! \u2013 capaci di dimostrare tutto e il contrario di tutto. E allora non ci ho capito pi\u00f9 nulla.<br \/>\nL\u2019astensionismo \u00e8 una brutta bestia: si tende a dargli valore (etico, intendo) in occasione dei referendum, quando ci sono da fare scelte nette, con un s\u00ec o con un no, trasversali agli schieramenti politici.<br \/>\n\u00c8 una malattia strana: l\u2019epidemia s\u2019\u00e8 manifestata l\u2019ultima volta la scorsa primavera. In preda alla febbre astensionista, i giureconsulti <em>de noantri<\/em> dicevano:<\/p>\n<blockquote><p><em>\u00abScelgo il non voto perch\u00e9 a chiamarmi alle urne non \u00e8 lo Stato, ma solo un gruppo di cittadini, quelli che hanno firmato la proposta abrogativa. Il voto \u00e8 un diritto-dovere solo quando \u00e8 lo Stato a chiamare al voto per scegliere i rappresentanti del popolo sovrano. E ci\u00f2 avviene solo con le elezioni politiche e amministrative\u00bb.<\/em><em><br \/>\n<em>\u00abDa quando in qua l\u2019impegno \u00e8 misurato dal recarsi alle urne oppure no? A me non pare un segno di impegno \u2013 semmai di disimpegno \u2013 pensare che quattro segni su quattro fogli possano essere sufficienti a dire \u201cio la mia parte l\u2019ho fatta\u201d\u00bb.<\/em><\/em><br \/>\n(\u201cL\u2019Avvenire\u201d, 5 giugno 2005)<\/p><\/blockquote>\n<blockquote><p><em>\u00abIl diritto alla vita \u00e8 inviolabile perch\u00e9 costituzionalmente protetto, assioma questo dal quale consegue il dovere di astensione dal voto\u00bb.<\/em><br \/>\n(\u201cL\u2019Avvenire\u201d, 20 febbraio 2005)<\/p><\/blockquote>\n<blockquote><p><em>\u00abSulla vita non si vota\u00bb.<br \/>\n<\/em>Slogan del comitato \u201cScienza&amp;Vita\u201d (come se sulla vita non si fosse gi\u00e0\u00a0votato, in Parlamento, per l\u2019approvazione della legge 40)<\/p><\/blockquote>\n<p>Stranamente invece, in occasione delle elezioni, quando ci sono da spartire poltrone, potere e finanziamento pubblico, l\u2019epidemia non si manifesta: i soggetti che mesi prima erano stati ricoverati in preda ad \u201castensionite\u201d acuta, stavolta sono in gran forma. Gi\u00f9 tutti a lodare le virt\u00f9 civiche del buon elettore, a dire che bisogna andare compatti a votare, a invocare una scelta di campo.<\/p>\n<blockquote><p><em>\u00ab<\/em><em>La risposta non pu\u00f2 essere certo quella di non andare a votare. Il voto \u00e8 lo strumento pi\u00f9 prezioso che abbiamo. Non \u00e8 retorica questa, \u00e8 verit\u00e0: il voto ci rende tutti uguali. Il mio voto ha lo stesso peso del voto del Presidente della Repubblica. Il voto \u00e8 lo strumento principale della democrazia. Allora \u00e8 ora di finirla con le interminabili lamentazioni, \u00e8 tempo di riscoprire l\u2019inestimabile valore di un gesto tanto semplice quanto grande<\/em><em>\u00bb<br \/>\n(<\/em>Anna Gobbetti, \u201cVoto, diritto irrinunciabile\u201d, da \u201cLa Voce Misena\u201d del 6 aprile 2006)<\/p><\/blockquote>\n<blockquote><p><em>\u00abL\u2019importante \u00e8 partecipare. In vista delle elezioni politiche di domenica 9 e luned\u00ec 10 aprile, non a caso, apriamo il nostro commento con il noto aforisma. Siamo convinti, infatti, che di fronte a una scadenza decisiva per il futuro del nostro popolo il primo vero nemico da sconfiggere sia l&#8217;astensionismo. <\/em><em><br \/>\n<em>[&#8230;] Votare dunque, pi\u00f9 che mai in questa circostanza, non solo \u00e8 una scelta autenticamente politica alla portata di tutti ma \u00e8 anche un dovere civico irrinunciabile\u00bb.<\/em><br \/>\n<\/em>(\u201cL\u2019Avvenire\u201d, 2 aprile 2006)<\/p><\/blockquote>\n<p>Ci\u00f2 che proprio non mi riesce di capire \u00e8 il diverso metro di giudizio applicato al medesimo comportamento. Se il voto \u00e8 irrinunciabile, lo \u00e8 sempre. Altrimenti bisogna pensare che in particolari occasioni se ne pu\u00f2 fare a meno. E chi decide quand\u2019\u00e8 moralmente giusto astenersi dal votare? Anna Gobbetti? Il cardinal Ruini? Il ministro dell\u2019Interno?<\/p>\n<p>Dare all\u2019atteggiamento di partecipazione un valore assoluto, implica che l\u2019astensione sia un disvalore assoluto, quale che sia il motivo.<br \/>\nAd esempio, c\u2019\u00e8 chi dice: \u201cnon voto perch\u00e9 la legge elettorale \u00e8 una porcata, non si possono nemmeno esprimere preferenze, con le liste bloccate il 90% del parlamento \u00e8 virtualmente eletto prima del voto\u201d. Oppure c\u2019\u00e8 il qualunquista: \u201ci politici sono tutti ladri, non voto tanto non cambia nulla\u201d. Un altro potrebbe dire: \u201cnon voto perch\u00e9 non riesco a tenere in mano la matita\u201d. Un altro, infine, potrebbe obiettare: \u201csulla vita non si vota\u201d.<br \/>\nSe \u00e8 vero che l\u2019astensione \u00e8 un disvalore assoluto, io non me la sento di fare classifiche di moralit\u00e0 tra le precedenti affermazioni. Non me la sento di dire che una \u00e8 pi\u00f9 <em>giusta<\/em> delle altre.<\/p>\n<p>Non sarebbe pi\u00f9 onesto dire che in democrazia partecipazione e astensione non sono valori in s\u00e9, ma solo scelte responsabili affidate al singolo cittadino?<br \/>\nA me pare tocchi a lui decidere se manifestare o meno un\u2019opinione. Le giustificazioni morali per questa decisione, se vuole, le trover\u00e0 da s\u00e9.<br \/>\nFino a prova contraria, la democrazia poggia sul diritto (e non il dovere) di partecipazione: il voto \u00e8 obbligatorio solo nei regimi totalitari. Chi non partecipa, per qualunque ragione, in qualunque circostanza, esercita un diritto inalienabile, al pari di quello del voto.<br \/>\nQuesto intendo, nel dire\u00a0che partecipazione e astensione non sono valori in s\u00e9, a prescindere dalle motivazioni. Ecco perch\u00e9 mi fanno un po\u2019 ridere quegli azzeccagarbugli che, a seconda delle stagioni, si danno un gran daffare a rivoltare la frittata dalla parte che a loro pi\u00f9 conviene.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Credevo che in democrazia la politica, ossia la partecipazione dei cittadini alla vita della polis, si fondasse sulla scelta responsabile del voto. Credevo che la Costituzione\u00a0avesse consegnato agli italiani, oltre alle due schede per l\u2019elezione di Camera e Senato, anche quella referendaria. 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