{"id":298,"date":"2006-03-30T05:29:19","date_gmt":"2006-03-30T03:29:19","guid":{"rendered":"576834705"},"modified":"2007-09-08T10:28:57","modified_gmt":"2007-09-08T08:28:57","slug":"intervista_ad_alberto_gregorini","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/intervista_ad_alberto_gregorini\/","title":{"rendered":"Intervista ad Alberto Gregorini"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><a href=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/intervista_ad_alberto_gregorini\" class=\"imagelink\" title=\"Alberto Gregorini\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/gregorini_alberto.jpg\" id=\"image533\" alt=\"Alberto Gregorini\" height=\"220\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ho conosciuto <strong>Alberto Gregorini<\/strong> attraverso le pagine del suo libro, \u201c<strong><em>Qui non \u00e8 Hollywood<\/em><\/strong>\u201d, un diario della sua esperienza in una comunit\u00e0 di recupero per tossicodipendenti, una confessione delle proprie umane debolezze, ma anche un esilarante racconto pieno di ironia.<\/p>\n<p>Confesso che ho provato una certa emozione a conoscere di persona il protagonista di questo bel racconto; \u00e8 stato come se la storia non fosse finita, ma fosse viva, attuale, e continuasse per me. Insieme a <strong>Roberto Rocchetti<\/strong> e <strong>Valeria Bellagamba<\/strong> abbiamo chiacchierato con Alberto, a partire dal suo libro.<br \/>\nAlberto Gregorini presenter\u00e0 \u201c<em>Qui non \u00e8 Hollywood<\/em>\u201d il prossimo <strong>venerd\u00ec 31 marzo<\/strong> nell\u2019ambito di <a href=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/scripta_volant\" title=\"Presentazione di Scripta Volant\" target=\"_self\"><em>Scripta Volant<\/em><\/a>, la rassegna di \u201cincontri con l\u2019autore\u201d organizzata dal <em>Centro Sociale Saline<\/em> e da <em>Popinga<\/em>.<\/p>\n<p><!--more--><strong>(domanda) La prima cosa che colpisce, in \u201cQui non \u00e8 Hollywood\u201d, \u00e8 la forte ironia, la capacit\u00e0 di rompere, con le parole, la tensione di un ambiente, la gravit\u00e0 di una situazione. Forse perch\u00e8 ridiamo delle cose che ci fanno pi\u00f9 soffrire?<\/strong><\/p>\n<p>(risposta) Vero. Quello che tu hai visto nel libro \u00e8 il mio modo d\u2019essere: ironico, soprattutto autoironico. Per\u00f2 a volte esagero: sdrammatizzare troppo mi porta a prendere le cose con troppa leggerezza.<\/p>\n<p><strong>(d) Leggendo la prima parte del libro confesso di aver fatto qualche grassa risata a voce alta. Nella seconda parte l\u2019ironia non muore, ma viene compressa.<\/strong><\/p>\n<p>(r) Era la situazione in se ad essere seria; francamente c\u2019era poco da ridere. Ero quasi alla fine di un programma terapeutico, e stavo andando nella direzione opposta a quella sperata. Credo che, in quel momento, la strada migliore fosse aprirsi di pi\u00f9 con gli operatori, e favorire l\u2019introspezione.<\/p>\n<p><strong>(d) Come valuti il personale che hai trovato in comunit\u00e0? Quale approccio \u201ccurativo\u201d hanno seguito con te?<\/strong><\/p>\n<p>(r) Nella comunit\u00e0 in cui sono stato, ho trovato molte persone competenti e capaci di aiutarmi. Allo stesso tempo, l\u2019approccio seguito non era quello di rinchiuderci fra quattro mura, insomma non ti stavano troppo addosso a controllarti. Ti davano invece la libert\u00e0 di uscire, di tornare per qualche tempo alla propria vita, per metterti alla prova. Quindi c\u2019era anche la possibilit\u00e0 di trasgredire, di sgarrare; purtroppo a volte avvenivano ricadute, \u00e8 successo. Tuttavia questa libert\u00e0 \u00e8, secondo me, essenziale, perch\u00e8 poi quando esci definitivamente devi affrontare la realt\u00e0, che non \u00e8 quella ovattata della comunit\u00e0. Insomma, quando esci hai in mano la tua vita al 100%, e questo puo disorientare.<\/p>\n<p><strong>(d) Altre comunit\u00e0 non lasciano cos\u00ec liberi?<\/strong><\/p>\n<p>(r) Altre comunit\u00e0 danno la possibilit\u00e0 di rimanere dentro per sempre. Secondo me questo non \u00e8 un modo per risolvere il problema, \u00e8 un modo di fuggire, eludere il problema. Io penso che un limite di tempo serva. Anche dove ero io alcuni facevano \u201cstronzate\u201d di proposito per farsi allungare il programma, perch\u00e9 non si sentivano pronti. Ma tale modo di fare non pu\u00f2 durare a lungo.<br \/>\nSo comunque che oggi tutte le comunit\u00e0 stanno andando in questa direzione, tendono ad esempio ad accorciare la durata dei programmi di recupero. Inoltre prima molte comunit\u00e0 non accettavano una persona se ancora in trattamento metadonico, mentre oggi lo fanno quasi tutte. Perch\u00e9, quando ti ritrovi senza metadone, ti scopri vulnerabile, il richiamo della sostanza \u00e8 ancora molto forte. Questo \u00e8 rischioso.<\/p>\n<p><strong>(d) Li dentro, in fondo, hai imparato che \u201cquesta volta tocca a te\u201d, e che devi contare sulle tue forze.<\/strong><\/p>\n<p>(r) Fin dall\u2019inizio devi essere consapevole che devi essere tu a riprendere in mano la tua vita. E prima degli altri, con l\u2019aiuto degli altri, devi essere tu a riuscire a capirti. Ma persone disposte ad aiutarti ci sono, io di aiuto ne ho trovato tanto, sia in comunit\u00e0 che fuori, come al SERT, per esempio. A me hanno trovato persino un lavoro.<\/p>\n<p><strong>(d) Ora Alberto ho da farti la solita domanda, ma la pi\u00f9 importante: <em>perch\u00e9 ci si fa<\/em>? Tu ne parli diverse volte, anche facendo ridere. Potremmo dire che la droga spegne un dolore interiore, insopportabile?<\/strong><\/p>\n<p>(r) Come scrivo nel libro, io non avevo \u201cbuoni\u201d motivi per farmi, motivi concreti, catalogabili come \u201ca rischio\u201d: non ho genitori separati, non ho problemi di lavoro, e cos\u00ec via.<br \/>\nSintetizzando, hai ragione: ci si droga per non soffrire, per addormentare il cuore, per dimenticare una sofferenza interiore, per curare un\u2019ipersensibilit\u00e0 che altrimenti non si riesce a controllare. Anche se poi farsi non porta a niente, ti togli quella sofferenza psicologica (momentaneamente, tra l\u2019altro), ma poi accumuli molte altre sofferenze, a forza di correre dietro ai soldi per farsi, alla miriade di problemi che fa della tua vita un disastro. E non \u00e8 detto che si esce dal tunnel: qualcuno va avanti ad oltranza, finch\u00e9 il fisico, tanto \u00e8 debilitato, cede con l\u2019overdose.<\/p>\n<p><strong>(d) Nel libro lanci un segnale ai tuoi amici, quelli di sempre; dici che non ti hanno capito. Dopo questo libro, pensi che loro sono riusciti a capirti meglio?<\/strong><\/p>\n<p>(r) Fondamentalmente sono i tossici che non vogliono farsi capire. I tossici stanno per i fatti loro. Quando gli amici li cercano, loro hanno i loro \u201cgiri\u201d, vanno altrove. Direi che sono stato io a non volere vicino i miei amici, non addosso colpe agli altri. Probabilmente il senso di quella frase del libro si pu\u00f2 rovesciare.<\/p>\n<p><strong>(d) A proposito di \u201cgiri\u201d, quanto ci metterei io ora, qui, a trovare la \u201croba\u201d?<\/strong><\/p>\n<p>(r) A te che non sei del \u201cgiro\u201d servirebbe un p\u00f2 di tempo, altrimenti bastano 10 minuti. \u00c8 pi\u00f9 difficile trovare un\u2019aspirina, la farmacia pu\u00f2 essere chiusa, e comunque l\u00ec pu\u00f2 esserci coda.<\/p>\n<p><strong>(d) Nel sentire comune il tossico \u00e8 \u201cil\u201d pericolo. In realt\u00e0 \u00e8 \u201cin\u201d pericolo. Spesso emotivamente fragile, quasi sempre in pericolo di vita.<\/strong><\/p>\n<p>(r) Esatto. Ma sul sentire comune, o per lo meno su come si discute in pubblico di droga e di tossici, avrei molto da dire. Ad esempio quando si parla di droga in TV non vedi mai un tossico o un ex-tossico, che parli in prima persona; insomma manca l\u2019opinione dei protagonisti. E spesso se ne parla in maniera inappropriata. Uno che secondo me discute di tossicodipendenza centrando il problema \u00e8 Don Gallo, ad esempio.<\/p>\n<p>In ogni modo se la societ\u00e0 \u00e8 malata, noi siamo coloro che manifestano pi\u00f9 evidentemente la malattia. Dovremmo chiederci, pi\u00f9 di quanto facciamo, dove stiamo andando, per cosa stiamo correndo. Rimane un fatto che abbonda il consumo generalizzato di farmaci per dormire, antidepressivi, pillola per il giorno, pillola per la sera, pillole per vivere. Persino il divertimento \u00e8 un dovere, un bene di consumo dal quale sta male rinunciare. Si arriva persino ad uccidere gli altri a causa dei propri malesseri, e ci\u00f2 dovrebbe rappresentare il pi\u00f9 serio campanello di allarme.<\/p>\n<p>Ma, ripeto, il problema va risolto alla radice, o almeno dobbiamo capirne le radici, perch\u00e9 non credo che \u00e8 sempre possibile una cura. Forse i problemi affettivi delle persone non sono nemmeno completamente sanabili, ma almeno \u00e8 bene sapere di essere a rischio, di essere portatore di particolari sensibilit\u00e0. Qualche mese di comunit\u00e0 la consiglierei a tutti, anche a chi non ha problemi di droga, per indurre una maggiore apertura mentale, per educare all\u2019introspezione, ad interessarsi degli altri, capirli meglio.<\/p>\n<hr \/>\n<p>Nell&#8217;ambito degli appuntamenti di <strong><em>Scripta Volant<\/em><\/strong>, Alberto Gregorini presenter\u00e0 il suo libro il prossimo <strong>venerd\u00ec 31 marzo <\/strong>presso i locali del <strong>Centro Sociale Saline<\/strong>, a Senigallia, in <strong>via dei Gerani 8<\/strong>, con inizio alle <strong>ore 21.15<\/strong>. <a href=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/scripta_volant\" title=\"Presentazione di Scripta Volant\" target=\"_self\">Qui<\/a> trovate altre informazioni sulla rassegna <em>Scripta Volant<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho conosciuto Alberto Gregorini attraverso le pagine del suo libro, \u201cQui non \u00e8 Hollywood\u201d, un diario della sua esperienza in una comunit\u00e0 di recupero per tossicodipendenti, una confessione delle proprie umane debolezze, ma anche un esilarante racconto pieno di ironia. 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