{"id":2717,"date":"2010-05-14T23:17:45","date_gmt":"2010-05-14T21:17:45","guid":{"rendered":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/?p=2717"},"modified":"2010-05-14T23:17:45","modified_gmt":"2010-05-14T21:17:45","slug":"ilvo-diamanti-non-rassegnamoci-alla-sfiducia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/ilvo-diamanti-non-rassegnamoci-alla-sfiducia\/","title":{"rendered":"Ilvo Diamanti: non rassegnamoci alla sfiducia"},"content":{"rendered":"<p>Invitato a parlare sul tema &#8220;comunicare la speranza&#8221; per l&#8217;ultimo incontro della Scuola di Pace di Senigallia, <strong>Ilvo Diamanti<\/strong>, sociologo e politologo, docente dell&#8217;Universit\u00e0 di Urbino, \u00e8 stato tutt&#8217;altro che accademico. Al contrario \u00e8 apparso combattivo, convincente, e motivato a suscitare la reazione dal pubblico, che non \u00e8 restato certo indifferente. L&#8217;incontro \u00e8\u00a0 ora riascoltabile integralmente su questo sito.<\/p>\n<p>La speranza \u00e8 <strong>fiducia<\/strong> nel <strong>futuro<\/strong>, l&#8217;auspicio che i propri ideali si realizzino, e magari che si possa sopravvivere per vederli realizzati. Ma oggi, afferma Diamanti, &#8220;<em>non c&#8217;\u00e8 tanto posto per la speranza<\/em>&#8220;. Ma perch\u00e9 fiducia e futuro sono parole cos\u00ec lontane?<!--more--><\/p>\n<p>La prima parola-chiave \u00e8 <strong>futuro<\/strong>. Il futuro rimanda ai giovani. &#8220;<em>Ma il nostro paese ha abolito la giovent\u00f9<\/em>&#8220;. Tutti si considerano giovani. Non accettiamo l&#8217;idea dei cicli di vita, non accettiamo di invecchiare. Questo significa che non coltiviamo l&#8217;idea di un futuro che riguarder\u00e0 le generazioni che verranno dopo di noi.<br \/>\nE del resto oggi il 90% degli italiani pensa che i giovani avranno un futuro peggiore di quello dei loro genitori. Sostanzialmente tutti ne sono convinti. &#8220;<em>Ma non puoi avere fiducia se non hai una idea del futuro<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>E poi la <strong>fiducia<\/strong>. Fiducia nello Stato, nei partiti, nelle banche, nel sindacato. Oggi \u00e8 bassa, sempre di pi\u00f9. Le uniche istituzioni a tenere sono le forze dell&#8217;ordine e il Presidente della Repubblica. Questo riflette i sentimenti di una societ\u00e0 che ha paura. E ha anche sfiducia nel prossimo. Il 70% delle persone pensano, sostanzialmente, che dagli altri ti devi guardare, che non c&#8217;\u00e8 spazio per il confronto.<\/p>\n<p>La perdita di fiducia, in <em>primis<\/em>, \u00e8 nella <strong>politica<\/strong>. Un tempo essa, sebbene casta, era riconosciuta come portatrice di ideologie e fedi. Ci diceva cosa avremmo voluto diventare. Elaborava e comunicava grandi progetti per il futuro. Oggi la politica \u00e8 passata dai progetti ai programmi, alle agende, agli slogan. I partiti sono stati rimpiazzati dai loro leader. Le grandi storie collettive, comuni, sono oggi piccole storie personali. Nessuno dice cosa vogliamo diventare domani. Al massimo si propone cosa fare nei successivi 5 anni, o magari un anno, o un mese.<\/p>\n<p>In questa nostra societ\u00e0 siamo disabituati alla presenza degli <strong>altri<\/strong>. La societ\u00e0 si \u00e8 individualizzata. Ma allo stesso tempo \u00e8 globalizzata, e la si pu\u00f2 conoscere in tempo reale, grazie ai mezzi di comunicazione. Questo porta a perdere, o mutare, il proprio rapporto con lo spazio e con il tempo. E abbiamo tutti la sensazione che ci\u00f2 che avviene nel mondo, ci\u00f2 di cui veniamo subito a conoscenza da qualunque parte provenga, possa influenzarci direttamente, e ci sentiamo impotenti. Questo genera ansia, paura.<\/p>\n<p>I <strong>mezzi di comunicazione<\/strong> con cui osserviamo il mondo globalizzato non evitano comunque la solitudine, quella vera. I giovani su Internet sono sempre insieme agli altri, ma non li incontrano mai. Contribuiscono ad una societ\u00e0 di guardoni, dove chi guarda sa di essere guardato. E le nuove urbanizzazioni sono dominate dai condomini che facilitano l&#8217;isolamento dagli altri. Non ci sono piazze dove incontrarsi; al loro posto parcheggi e strade.<br \/>\nUn tempo si cresceva nelle strade. Oggi si passa il tempo davanti alla TV in cui crediamo di vedere il mondo. Poi andiamo in viaggio attraversando solamente non-luoghi: gli aeroporti, i villaggi turistici.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 \u00e8 molto pi\u00f9 facile alimentare la sfiducia, la paura, che non la speranza. E, anche elettoralmente, gli sceriffi hanno pi\u00f9 successo dei missionari. Non importa che in 20 anni i reati non siano aumentati oltre l&#8217;1%. Non importa che il tasso di criminalit\u00e0 in Italia sia inferire alla media europea. La sicurezza, da almeno 10 anni, \u00e8 la parola politica che funziona di pi\u00f9. Ricordiamo i personaggi felicemente coniati dall&#8217;attore Antonio Albanese: il &#8220;Ministro della paura&#8221;, il &#8220;Sottosegretario all&#8217;angoscia&#8221;.<\/p>\n<p>La via d&#8217;uscita \u00e8 <strong>non rassegnarsi<\/strong> a tutto questo. Perch\u00e9 in larga misura tutto ci\u00f2 non \u00e8 realt\u00e0, ma <strong>superstizione<\/strong>. Il bene comune non si dice ma si fa. Le buone notizie non sono popolari. La speranza non \u00e8 di moda.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Invitato a parlare sul tema &#8220;comunicare la speranza&#8221; per l&#8217;ultimo incontro della Scuola di Pace di Senigallia, Ilvo Diamanti, sociologo e politologo, docente dell&#8217;Universit\u00e0 di Urbino, \u00e8 stato tutt&#8217;altro che accademico. Al contrario \u00e8 apparso combattivo, convincente, e motivato a suscitare la reazione dal pubblico, che non \u00e8 restato certo indifferente. 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