{"id":271,"date":"2006-03-01T09:28:13","date_gmt":"2006-03-01T07:28:13","guid":{"rendered":"1812503474"},"modified":"2006-12-28T02:29:30","modified_gmt":"2006-12-28T10:29:30","slug":"lo_distruggeremo_in_dieci_anni","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/lo_distruggeremo_in_dieci_anni\/","title":{"rendered":"Lo distruggeremo in dieci anni?"},"content":{"rendered":"<p><strong>Distruggeremo in dieci anni ci\u00f2 che \u00e8 stato costruito in dieci secoli?<\/strong><\/p>\n<p><em>A proposito di suoli e di paesaggio agrario<\/em><\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/lo_distruggeremo_in_dieci_anni\"><img decoding=\"async\" id=\"image550\" height=\"88\" alt=\"Processo avanzato di degradazione del suolo agrario nella collina marchigiana (Proposte e Ricerche, 1978)\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/proposte_e_ricerche_erosione_suoli_2.miniatura.jpg\" \/> <img decoding=\"async\" id=\"image551\" height=\"89\" alt=\"Demolizione di una \u00abfolignata\u00bb, forma caratteristica e antica della viticultura nell\u2019Umbria e nelle Marche (Proposte e Ricerche, 1978)\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/proposte_e_ricerche_erosione_suoli_3.miniatura.jpg\" \/> <img decoding=\"async\" id=\"image552\" height=\"89\" alt=\"Estesi vigneti industriali, di recente impianto, accanto ad un oliveto tradizionale (a sinistra) ed a seminativi nudi (a destra) (Proposte e Ricerche, 1978)\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/proposte_e_ricerche_erosione_suoli_4.miniatura.jpg\" \/> <img decoding=\"async\" id=\"image549\" height=\"89\" alt=\"Inizio di smottamenti su una collina argillosa completamente disalberata (Proposte e Ricerche, 1978)\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/proposte_e_ricerche_erosione_suoli_1.miniatura.jpg\" \/> <\/a><\/p>\n<p>La trama sottile e geometricamente ordinata dei filari di viti, la distribuzione solo apparentemente casuale delle grandi querce isolate, o allineate lungo i sen\u00adtieri, o disposte a piccoli gruppi, l\u2019equilibrata disseminazione delle case coloniche conseguente all\u2019appoderamento frazionato quanto intenso, e la marginalit\u00e0 delle aree a bosco ed a prato rispetto alla dilagante presenza dei coltivi sono state fino a ieri, nell\u2019agricoltura marchigiana \u2014 per usare l\u2019espressione di un agronomo mace\u00adratese di et\u00e0 napoleonica \u2014 il frutto di \u00ab <em>un sistema che riuniva l\u2019utilit\u00e0 all\u2019avve\u00adnenza<\/em> \u00bb, maturato in dieci secoli di sapiente lavoro contadino e di concordi sforzi collettivi, per riappropriarsi di un territorio inselvatichito e degradato dal crollo della compagine demografica e politica dell\u2019Impero romano.<\/p>\n<p><!--more-->Chi scrive non ignora quanto duro sia stato per secoli lo sfruttamento del la\u00advoro e dell\u2019intelligenza contadina attraverso il patto mezzadrile, n\u00e9 quali profonde contraddizioni economiche e sociali, e quali vicende di emarginazione e di miseria, fossero spesso sottese alla serena armonia ed alla consolante dolcezza di questo pae\u00adsaggio agrario. Perci\u00f2 nulla da rimpiangere se la modificazione e il superamento di mortificanti rapporti sociali nelle campagne, l\u2019aspirazione almeno parzialmente esau\u00addita a livelli e modi di vita pi\u00f9 umani, e la modernizzazione delle tecniche colturali ha liberato in questi ultimi anni tanti uomini e tante energie dalla secolare schia\u00advit\u00f9 di un lavoro durissimo, mal retribuito e persino disprezzato.<\/p>\n<p>Il problema da porsi \u00e8, invece, quello di non trasformare questa occasione di crescita economica e sociale nell\u2019avventata e incontrollata distruzione di un de\u00adlicato e fragile equilibrio, costruito lungo l\u2019arco di un millennio e che \u00e8 indispen\u00adsabile conservare nell\u2019interesse di una pi\u00f9 razionale agricoltura e di una utiliz\u00adzazione economicamente pi\u00f9 corretta delle risorse. Purtroppo, invece, le conseguenze di ben noti processi in atto, quali \u2014 per citare i pi\u00f9 evidenti \u2014 il rapido spopo\u00adlamento della montagna e dell\u2019alta collina, e la congestione di insediamenti abitativi e produttivi lungo la fascia costiera e nei fondovalle, non stanno sfociando soltanto nella <em>naturalizzazione <\/em>delle aree di montagna, nella <em>deruralizzazione <\/em>di vaste fasce collinari, e nella crescita disordinata e casuale dei centri abitati, ma, in mancanza di ogni controllo pubblico e di una sensibilit\u00e0 collettiva, stanno ponendo le pre\u00admesse di uno sfacelo geomorfologico di enormi proporzioni.<\/p>\n<p>Anche il pi\u00f9 disattento osservatore, percorrendo le strade della regione mar\u00adchigiana, non pu\u00f2 non notare anzitutto l\u2019infittirsi, sui fianchi delle montagne, nei letti dei fiumi e a ridosso delle spiagge, di cave di materiale (pietre, breccia, sab\u00adbia), che non solo aprono profonde e deturpanti ferite in paesaggi di grande sug\u00adgestione (Conero, Gola della Rossa, Arcevia, ecc.), ma pongono le premesse di ulte\u00adriori fenomeni di degrado. Ugualmente vistoso \u00e8 l\u2019infoltirsi e l\u2019inselvatichirsi della vegetazione abbandonata a se stessa lungo fossati, ruscelli e fiumi, che ne risultano almeno parzialmente ostruiti con non trascurabili pericoli per il regolare deflusso delle acque.<\/p>\n<p>Ben pi\u00f9 grave \u00e8 per\u00f2 quanto sta verificandosi sull\u2019intera superficie agraria, cio\u00e8 su un\u2019area che copre almeno i due terzi della regione, con l\u2019abbattimento sistematico della copertura arborea ed arbustiva: quasi scomparso \u00e8 ormai il gelso, rare stanno diventando le querce, mentre sia le siepi vive che i filari, le alberate e le folignate, forme tipiche, fino a ieri, della nostra viticoltura, sono ovunque spian\u00adtati per facilitare l\u2019impiego delle macchine o sopravvivono, ormai inselvatichiti e improduttivi, quasi soltanto nelle aree deruralizzate.<\/p>\n<p>La policoltura, legata all\u2019autosufficienza del podere mezzadrile, sta dunque scomparendo, sconfitta dallo spopolamento delle campagne, dal progressivo ritrarsi della mezzadria e, soprattutto, dall\u2019espansione dell\u2019azienda capitalistica. Ma questo vale anche nei minuscoli appezzamenti di coltivatori diretti, costretti, se vogliono ricavare qualcosa dalla terra, a lavorarla sempre tutta, anche quando la giacitura del fondo lo sconsiglierebbe. L\u2019invito che rivolgiamo \u00e8 quello di meditare sui modi di questa espansione sregolata perch\u00e9, nonostante si avvalga quasi sempre di capitali forniti dalla collettivit\u00e0, \u00e8 mossa unicamente dalla logica del profitto aziendale cal\u00adcolato sui tempi brevi e trascura completamente le implicazioni sociali del proprio operato.<\/p>\n<p>Le profonde arature collinari lungo le linee di massima pendenza e su grandi e piccole superfici, con l\u2019eliminazione totale delle scoline trasversali, ripropongono, centuplici\u00ecti dalla potenza degli attuali mezzi meccanici, i danni irreparabili delle lavorazioni \u00ab a ritocchino a. Un tecnico agricolo, nel recente convegno di Ascoli Piceno su \u00ab Cultura agricola e urbana nel Piceno dopo l\u2019Unit\u00e0 a, ha calcolato con credibile approssimazione che in conseguenza di queste tecniche aratorie si avrebbe un asporto annuo di <em>humus <\/em>di almeno 900 grammi per metro quadrato, con una corsa rapidissima verso il totale esaurimento della fertilit\u00e0 naturale, certo non re\u00adcuperabile con il sempre pi\u00f9 intenso uso di concimi chimici. Aggiungiamo a questa prima constatazione l\u2019abnorme estensione delle colture di mais e di barbabietole, che lasciano quasi del tutto indifeso il suolo su cui insistono, l\u2019abuso del ristoppio per la ricerca esasperata di profitti immediati (con la conseguente eliminazione de\u00adgli erbai pluriennali pi\u00f9 resistenti al dilavamento) ed infine l\u2019espansione, soprat\u00adtutto nelle aree di alta collina, del vigneto specializzato a filari molto distanziati e diserbati chimicamente, che non oppongono quasi nessun freno allo scorrimento delle acque piovane ed avremo un quadro abbastanza chiaramente delineato degli equilibri secolari che si stanno rapidamente alterando con conseguenze che, senza tema di esagerare, potranno ben presto risultare catastrofiche.<\/p>\n<p>Sono infatti sotto gli occhi di tutti il rapido intensificarsi su tutta la collina marchigiana delle erosioni, degli smottamenti, delle frane e la formazione di calan\u00adchi che non toccano pi\u00f9 soltanto le porzioni pur vaste di suolo argilloso, ma st estendono ormai anche ai pi\u00f9 solidi terreni agrari.<\/p>\n<p>Su questi temi, qui appena accennati, proponiamo di organizzare un incontro al quale prendano parte e portino congiuntamente il proprio contributo di cultura e di esperienza, accanto agli studiosi di storia dell\u2019agricoltura, tecnici agrari quali\u00adficati, imprenditori agricoli ed esponenti politici, perch\u00e9 siamo convinti che feno\u00admeni della vastit\u00e0 e dell\u2019intensit\u00e0 di quelli qui segnalati riguardano l\u2019intera col\u00adlettivit\u00e0 e richiedono con sollecitudine la meditazione di tutti.<\/p>\n<p><strong>Sergio Anselmi<\/strong>,<strong> Gianluigi Mazzufferi<\/strong>, <strong>Renzo Paci<\/strong>, <strong>Ercole Sori<\/strong><\/p>\n<p>da <strong>Proposte e Ricerche<\/strong>, <em>(a cura della Sezione di storia dell\u2019agricoltura e della societ\u00e0 rurale del Centro dei Beni Culturali dell\u2019Universit\u00e0 di Urbino)<\/em> n\u00b01, pp.103-107, Urbino, 1978.<\/p>\n<p align=\"center\"><a class=\"imagelink\" title=\"Inizio di smottamenti su una collina argillosa completamente disalberata (Proposte e Ricerche, 1978)\" href=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/proposte_e_ricerche_erosione_suoli_1.jpg\"><img decoding=\"async\" id=\"image549\" height=\"220\" alt=\"Inizio di smottamenti su una collina argillosa completamente disalberata (Proposte e Ricerche, 1978)\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/proposte_e_ricerche_erosione_suoli_1.jpg\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"center\">Inizio di smottamenti su una collina argillosa completamente disalberata<\/p>\n<p align=\"center\"><a class=\"imagelink\" title=\"Processo avanzato di degradazione del suolo agrario nella collina marchigiana (Proposte e Ricerche, 1978)\" href=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/proposte_e_ricerche_erosione_suoli_2.jpg\"><img decoding=\"async\" id=\"image550\" height=\"220\" alt=\"Processo avanzato di degradazione del suolo agrario nella collina marchigiana (Proposte e Ricerche, 1978)\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/proposte_e_ricerche_erosione_suoli_2.jpg\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"center\">Processo avanzato di degradazione del suolo agrario nella collina marchigiana<\/p>\n<p align=\"center\"><a class=\"imagelink\" title=\"Demolizione di una \u00abfolignata\u00bb, forma caratteristica e antica della viticultura nell\u2019Umbria e nelle Marche (Proposte e Ricerche, 1978)\" href=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/proposte_e_ricerche_erosione_suoli_3.jpg\"><img decoding=\"async\" id=\"image551\" height=\"220\" alt=\"Demolizione di una \u00abfolignata\u00bb, forma caratteristica e antica della viticultura nell\u2019Umbria e nelle Marche (Proposte e Ricerche, 1978)\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/proposte_e_ricerche_erosione_suoli_3.jpg\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"center\">Demolizione di una \u00abfolignata\u00bb, forma caratteristica e antica della viticultura nell\u2019Umbria e nelle Marche<\/p>\n<p align=\"center\"><a class=\"imagelink\" title=\"Estesi vigneti industriali, di recente impianto, accanto ad un oliveto tradizionale (a sinistra) ed a seminativi nudi (a destra) (Proposte e Ricerche, 1978)\" href=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/proposte_e_ricerche_erosione_suoli_4.jpg\"><img decoding=\"async\" id=\"image552\" height=\"220\" alt=\"Estesi vigneti industriali, di recente impianto, accanto ad un oliveto tradizionale (a sinistra) ed a seminativi nudi (a destra) (Proposte e Ricerche, 1978)\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/proposte_e_ricerche_erosione_suoli_4.jpg\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"center\">Estesi vigneti industriali, di recente impianto, accanto ad un oliveto tradizionale (a sinistra) ed a seminativi nudi (a destra)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Distruggeremo in dieci anni ci\u00f2 che \u00e8 stato costruito in dieci secoli? 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