{"id":250,"date":"2006-02-03T00:19:27","date_gmt":"2006-02-02T22:19:27","guid":{"rendered":"1349815179"},"modified":"2006-12-28T03:11:27","modified_gmt":"2006-12-28T11:11:27","slug":"gli_impegni_degli_stati_per_lordine_internazionale","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/gli_impegni_degli_stati_per_lordine_internazionale\/","title":{"rendered":"Gli impegni degli Stati per l&#8217;ordine internazionale"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><a class=\"imagelink\" title=\"Circolo di Studi Diplomatici (logo)\" href=\"http:\/\/www.studidiplomatici.it\"><img decoding=\"async\" id=\"image559\" alt=\"Circolo di Studi Diplomatici (logo)\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/circolo_studi_diplomatici.png\" \/><\/a><\/p>\n<p>Abbiamo chiesto all\u2019Ambasciatore <strong>Luigi Vittorio Ferraris<\/strong>, che ci onora della Sua amicizia, di poter ospitare questo scritto, pubblicato un mese fa sulla \u201cLettera Diplomatica\u201d, quindicinale del <a title=\"Circolo di Studi Diplomatici\" href=\"http:\/\/www.studidiplomatici.it\/\" target=\"_self\">Circolo di Studi Diplomatici<\/a>. L\u2019associazione, che ha sede in Roma in via degli Astalli 3\/A, \u00e8 stata fondata nel 1968. Si propone di svolgere \u201c<em>un&#8217;attivit\u00e0 di studio e di approfondimento dei vari problemi internazionali contemporanei e dei loro riflessi sulla politica estera italiana<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Questo Circolo \u00e8 costituito da un ristretto gruppo di diplomatici a riposo che vuol mettere a disposizione di tutti le proprie qualificate conoscenze ed esperienze, cercando di \u201c<em>seguire la mutevole realt\u00e0 della politica estera<\/em>\u201d.<br \/>\nOgni tre mesi vengono dati alle stampe anche i \u201cDialoghi Diplomatici\u201d che sono il frutto di approfonditi dibattiti, con l&#8217;intervento di tutti i soci e molto spesso anche con la partecipazione di qualificate personalit\u00e0 italiane e straniere.<\/p>\n<p>A presiedere Il Circolo \u00e8 appunto l\u2019Ambasciatore Luigi Vittorio Ferraris, marchigiano di origine (\u00e8 nato a Roma, ma ha vissuto la sua giovinezza al Vaccarile di Ostra) e cittadino d\u2019adozione della nostra Senigallia.<br \/>\nA lui un grazie particolare per averci offerto, con il consenso a questa pubblicazione, una bella occasione di conoscenza e di riflessione sugli \u00abGLI IMPEGNI DEGLI STATI PER L\u2019ORDINE INTERNAZIONALE\u00bb. Argomento questo, trattato dalla lettera n. 940 del 28 dicembre 2005.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Lettera Diplomatica n\u00b0 940< br \/> Roma, 28 dicembre 2005<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Impegni degli Stati per l\u2019ordine internazionale<\/strong><\/p>\n<p>1. Alla fine del 2005 potrebbe apparire non inutile soffermarsi per brevi riflessioni sulla evoluzione nell\u2019ultimo lustro del sistema delle relazioni internazionali, richiamando anche quanto scrivevamo all\u2019inizio del nuovo secolo (Lettera Diplomatica 816\/1999). Rileggendola si pu\u00f2 constatare come alcune speranze siano ben incamminate (\u201criduzione dell\u2019uso della forza per risolvere vertenze fra Stati\u201d), mentre alcune constatazioni si sono purtroppo consolidate\u00a0 (\u201cla conflittualit\u00e0 permane nel mondo e non accenna a scomparire\u201d);\u00a0 \u201cil rispetto dei diritti dei popoli \u00e8 una aspirazione antica\u201d, ma \u201cla convinzione della preminenza dei diritti umani trova suoi limiti evidenti nella ragion di Stato\u201d, tanto pi\u00f9 che \u201cnelle Nazioni Unite si ripongono esagerate speranze\u201d,\u00a0 mentre \u201cl\u2019Europa non solleva grandi consensi\u201d. E concludevo\u00a0 chiedendo se\u00a0 dovessimo \u201cinventare un nuovo sistema internazionale, successivo al dopo guerra fredda\u201d.<\/p>\n<p>Gli avvenimenti drammatici \u2013 anche sul piano mediatico &#8211;\u00a0 dell\u201911 settembre 2001 hanno sconvolto le opinioni pubbliche\u00a0 almeno nell\u2019immediato; hanno indotto la neo Amministrazione degli Stati Uniti\u00a0 ad abbandonare il progetto\u00a0 di contenere il proprio impegno mondiale per\u00a0 adottare invece\u00a0 decisioni altrettanto drammatiche dette \u201cunilaterali\u201d; hanno alimentato proprio a causa di quelle decisioni incomprensioni profonde all\u2019interno di antiche e consolidate amicizie. Come non pensare, cinque anni dopo, che effettivamente occorre immaginare un sistema internazionale nuovo:\u00a0 ma con quale obiettivo finale?<\/p>\n<p>2. Sino alla \u201crivoluzione del 1989-91\u201d si riteneva che il sistema mondiale\u00a0 potesse essere affidato all\u2019equilibrio o all\u2019egemonia gerarchica essendo il sistema anarchico non sottoposto ad alcuna autorit\u00e0 superiore. Poich\u00e9 la\u00a0 Seconda guerra mondiale aveva dimostrato che gli Stati\u00a0 sovrani non erano in grado di controllare i conflitti, si\u00a0 era ritenuto possibile spezzare il rapporto fra pace e guerra con tre conseguenze.<\/p>\n<p>La prima:\u00a0 per\u00a0 evitare\u00a0 conflitti generalizzati adoperarsi perch\u00e9\u00a0 mutamenti dello status quo o conflitti locali non pregiudichino la\u00a0 pace internazionale dalla decolonizzazione alle \u201cliberalizzazioni\u201d interne (Atto Finale di Helsinki).<\/p>\n<p>La seconda: far s\u00ec che la comunit\u00e0 internazionale possa\u00a0 \u201ccivilizzarsi\u201d\u00a0 verso una societ\u00e0 internazionale con\u00a0 criteri omogenei di giudizio e con\u00a0 istituzioni da tutti accettate.<\/p>\n<p>La terza:\u00a0 non affidarsi\u00a0 esclusivamente alla decisione dei singoli membri del sistema, bens\u00ec ad organizzazioni che impongano loro comportamenti e\u00a0 detengano\u00a0\u00a0 il monopolio della forza da esercitare nell\u2019interesse generale.<\/p>\n<p>Il sistema internazionale, cio\u00e8 il sistema di relazioni fra gli Stati, voleva diventare ordine internazionale, ma diverso dal \u201cWorld restored\u201d di Kissinger della Restaurazione post-napoleonica\u00a0 e diverso dal \u201cConcerto delle Potenze\u201d del secolo XIX.<\/p>\n<p>Non pu\u00f2 sorprendere quindi che nel 1945 si mirasse a\u00a0 trasformare il sistema internazionale in un ordine internazionale con\u00a0 la volont\u00e0 di poter governare il mondo secondo norme che una organizzazione, quasi una repubblica del mondo, avrebbe dovuto disciplinare, in una parola le Nazioni Unite. I popoli del mondo avrebbero dovuto perseguire insieme la stabilit\u00e0 e quindi la pace:\u00a0 la sicurezza collettiva strumento per assicurare la tranquillit\u00e0 di tutti. Affidare il monopolio della guerra alla organizzazione comune contro chi non si sottoponesse alla collettivit\u00e0 degli Stati.\u00a0 Stati sovrani certo, ma privati di loro prerogative, la principale delle quali il diritto di agire, anche con l\u2019uso della forza, per perseguire i propri fini.\u00a0\u00a0 Un obiettivo ambizioso, che aveva la sua origine ideologica\u00a0 nella Carta Atlantica\u00a0 e quindi principalmente negli Stati Uniti mentre l\u2019Europa, fonte da sempre di conflitti e responsabile diretta degli ultimi due conflitti mondiali, ragionava\u00a0 secondo le categorie degli equilibri \u00a0per poi fortunatamente riconoscere l\u2019esigenza di una nuova organizzazione: un atto di lungimirante coraggio nelle varie tappe sino all\u2019Unione Europea con\u00a0 una intensa\u00a0 collaborazione per l\u2019integrazione economica e politica.<\/p>\n<p>3. Dunque\u00a0 un ordine internazionale razionale? Ma doveva superare una\u00a0 ambiguit\u00e0:\u00a0\u00a0\u00a0 due contrastanti interpretazioni della democrazia e della libert\u00e0, \u201coccidentale\u201d e \u201csovietica o comunista\u201d, bench\u00e9\u00a0\u00a0 la Carta di San Francisco si ispirasse alla prima\u00a0 e di qui il bipolarismo della guerra fredda quando la guerra era diventata impossibile su scala planetaria, ma la pace improbabile [Aron]. La guerra fredda \u00e8 stato un esempio\u00a0 di esportazione di un sistema politico ed ideologico, nell\u2019intento che nel mondo dovessero imperare solo valori\u00a0 che per semplicit\u00e0 venivano chiamati occidentali.\u00a0<\/p>\n<p>Intorno a questa ambiguit\u00e0 si dipana oggi la ricerca di valori comuni o universali per affermare un ordine internazionale nella sicurezza e nella stabilit\u00e0 verso la pace, almeno come prospettiva. Dalla Dichiarazione dei Diritti dell\u2019Uomo del 1948 l\u2019approfondimento del tema e il suo ampliamento hanno costituito fili conduttori dell\u2019azione migliore della comunit\u00e0 internazionale (e delle\u00a0 Nazioni Unite). Al Patto\u00a0 sui Diritti\u00a0 Civili e Politici del 1966 e ai\u00a0 diritti economici, sociali e culturali hanno fatto seguito in modo ininterrotto una serie di altri documenti per disegnare\u00a0 ogni aspetto dei diritti dell\u2019uomo. La \u00a0persona umana\u00a0 viene\u00a0 posta al centro di un sistema\u00a0 di Stati sovrani innovando profondamente e incidendo ancor pi\u00f9 profondamente sui diritti sovrani degli Stati. Nel sistema internazionale i protagonisti o i soggetti non sono pi\u00f9 solo gli Stati sovrani, bens\u00ec anche gli individui in quanto persone umane titolari\u00a0 di diritti loro inerenti: appunto\u00a0 i diritti dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>Come definirli e circoscriverli? I documenti delle Nazioni Unite, che nessuno Stato si rifiuta di sottoscrivere o almeno di considerare con attenzione, danno vita\u00a0 ad\u00a0 un ventaglio di iniziative che hanno cambiato il volto stesso del sistema internazionale verso lo stabilimento di un ordine internazionale che potesse aspirare a costituire una societ\u00e0 universale.<\/p>\n<p>4. Il\u00a0 processo non \u00e8 concluso. La Conferenza del 1993 \u00e8 un punto di arrivo e di partenza al tempo stesso, quando proclama che i diritti umani sono universali e indivisibili, pur tenendo conto di peculiarit\u00e0 \u00a0specifiche, come traspare poi.<\/p>\n<p>Tutti dunque accettano gli stessi princip\u00ee o almeno non osano negarli. Ma con quale sincerit\u00e0?<\/p>\n<p>Un problema che si pone in modo acuto quando si discute della Carta\u00a0 Araba dei Diritti dell\u2019Uomo del Cairo o della Carta islamica dei Diritti dell\u2019Uomo o della Carta Africana dei Diritti dell\u2019Uomo. Quando gli Stati arabi non accettano che sia dedicato un giorno dell\u2019anno a ricordare l\u2019Olocausto sembra che non si rendano conto, per motivi di relativismo di scarsa lungimiranza, che si disconosce il valore di un evento, che \u00e8 stato in assoluto il maggior esempio di programmato e voluto genocidio. Se non lo si riconosce \u2013 come\u00a0 oggi l\u2019Iran ad esempio dichiara \u2013 si mette in forse la possibilit\u00e0 di individuare crimini internazionali e quindi si frena l\u2019evoluzione verso una societ\u00e0 internazionale di valori condivisi, la cui violazione deve essere sanzionata dagli organi o dalla volont\u00e0 comune di quella\u00a0 societ\u00e0.<\/p>\n<p>Gli Stati sovrani rimangono\u00a0 i principali decisori e gli\u00a0 attori: non pi\u00f9 unici, ma determinanti : \u201cgli attori idonei a far fronte alle minacce, nuove e antiche, che sono dinnanzi a noi, continuano ad essere i singoli Stati, il cui ruolo e le cui responsabilit\u00e0 devono essere rispettate\u201d recita in modo inequivocabile il rapporto al Segretario Generale dell\u2019ONU\u00a0 presentato dai\u00a0 16 saggi \u201cA more Secure World\u201d nel 2004.<\/p>\n<p>Come dare contenuto alla\u00a0 centralit\u00e0 dei diritti dell\u2019uomo e come metterla in pratica se la\u00a0 tutela dei diritti dell\u2019uomo assurge a compito centrale per il mantenimento della pace e della sicurezza?\u00a0 In che modo vanno riconosciuti i diritti degli individui e dei popoli come fattore per la pace e la stabilit\u00e0? Anche con l\u2019uso della forza se necessario a tutela dei diritti degli individui o meglio dei cittadini contro i loro governi?<\/p>\n<p>Quando si invocano o si autorizzano interventi della comunit\u00e0 internazionale o di singoli Stati ed anzi si costruisce un dovere degli Stati di intervenire in caso di gravi violazioni o di genocidio o di crimine contro l\u2019umanit\u00e0,\u00a0 quale\u00a0 il compito dell\u2019azione internazionale dinnanzi ai popoli anche contro la volont\u00e0 dei governi? Si pone la comunit\u00e0 internazionale in contrapposizione ai governi a favore dei popoli?<\/p>\n<p>5. Sono interrogativi ineludibili quando si invocano i diritti umani e il loro rispetto quali obiettivi principali dell\u2019azione del sistema internazionale in vista della costruzione di un ordine internazionale, che si suol definire pi\u00f9 giusto.\u00a0<\/p>\n<p>Intorno al\u00a0 dilemma\u00a0 fra i diritti dell\u2019uomo e le legittime\u00a0 prerogative degli Stati, si ripropone il rapporto fra pace e guerra, quale costante del sistema internazionale, o meglio fra conflitto e stabilit\u00e0 oramai non pi\u00f9 fra gli Stati ma all\u2019interno degli Stati od anzi dei popoli, non pi\u00f9 frenati dal rischio della deterrenza nucleare e\u00a0 pronti ad affrontare il conflitto perch\u00e8 mossi o da loro interessi\u00a0 o dalla volont\u00e0 di affermare la loro identit\u00e0 o da odi riesumati sotto l\u2019impulso della propaganda o dell\u2019uso distorto della storia.<\/p>\n<p>Dopo la stabilit\u00e0 impropria del bipolarismo della guerra fredda\u00a0 \u00e8 subentrata l\u2019instabilit\u00e0, che non dispone pi\u00f9 dei precedenti strumenti di controllo, n\u00e9 ha saputo acquisirne di nuovi, dato che le\u00a0 Nazioni Unite non hanno\u00a0 capacit\u00e0 autonoma di decisione essendo emanazione di Stati sovrani [e richiamo le Lettere Diplomatiche del collega Castaldo: 915-918\/2004 e 935\/2005].\u00a0<\/p>\n<p>Ora le guerre sono diminuite a raffronto dell\u2019ultimo decennio del secolo scorso ed \u00e8 un fatto positivo, ma si \u00e8 imposto\u00a0 un altro elemento di insicurezza grave: il cosiddetto terrorismo internazionale o globale. La minaccia non proviene pi\u00f9 da un membro del sistema internazionale, n\u00e9 da una ideologia (come nella guerra fredda), bens\u00ec\u00a0 da movimenti minoritari, talvolta con il sostegno, vero o presunto con indizi non sempre certi , di alcuni\u00a0\u00a0 Stati membri.\u00a0 Tali gruppi\u00a0 senza\u00a0 territorio sono il prodotto perverso della deterritorializzazione della politica internazionale e della globalizzazione anche di strumenti\u00a0 immateriali (ad esempio contro il\u00a0 sistema informatico). Fanno leva non su problemi specifici (il riferimento alla\u00a0 Palestina\u00a0 \u00e8 pretestuoso)\u00a0 agiscono \u00a0non per qualcosa o contro qualcuno, ma contro tutto\u00a0 e tutti\u00a0 e soprattutto rifiutano quei\u00a0 princip\u00ee condivisi, che trovano nella Carte della Nazioni Unite la propria universalit\u00e0, e quindi ogni ordine internazionale.<\/p>\n<p>Contro questa minaccia, l\u2019uso della forza? E\u2019 vero che i\u00a0 membri delle Nazioni Unite devono rinunciare all\u2019uso della forza salvo per legittima difesa. Ma \u00e8 altrettanto vero che il giudizio sulla legittima difesa dinnanzi ad una \u201cminaccia imminente\u201d \u00e8 pur sempre riservato agli Stati sovrani quando si tratti di un pericolo ritenuto inaccettabile per la propria sopravvivenza ed il giudizio non pu\u00f2 che essere soggettivo. E non a caso di minaccia imminente parlano i pi\u00f9 recenti documenti delle Nazioni Unite come il documento strategico dell\u2019Unione Europea, approvato a Tessaloniki-Roma.<\/p>\n<p>Se\u00a0 l\u2019organizzazione internazionale, sensibile ad interessi contrastanti o a timori prudenti, non \u00e8 in grado di agire tempestivamente,\u00a0 o se si dubita della sua efficacia, si pu\u00f2 precludere a\u00a0 uno o pi\u00f9 membri di agire direttamente? Ci\u00f2 \u00e8 avvenuto nella guerra del Kosovo e ci\u00f2 \u00e8 addotto a giustificazione, verosimile sebbene discutibile quanto a opportunit\u00e0,\u00a0 dell\u2019intervento in Iraq. Ne discende oramai che il divieto dell\u2019uso della forza da parte degli Stati membri del sistema internazionale in virt\u00f9 della delega\u00a0 esclusiva all\u2019ONU dell\u2019uso della forza trova vistose eccezioni o nella tutela\u00a0 dei diritti dell\u2019uomo, considerati preminenti nell\u2019interesse generale per la pace e la stabilit\u00e0, o di interessi altrettanto pressanti di sopravvivenza.<\/p>\n<p>Pertanto il richiamo, oggi cos\u00ec frequente, al\u00a0 rispetto della legalit\u00e0 internazionale, poco convince: si dovrebbe tener conto che nel diritto internazionale molto \u00e8 stato innovato quando si tratti di intervento umanitario, della cui\u00a0 legittimit\u00e0 formale si dovrebbe spesso dubitare. Interventi armati pi\u00f9 o meno di <em>peace keeping<\/em> o di\u00a0 <em>nation building<\/em> si propongono di introdurre princip\u00ee\u00a0 nuovi di diritto internazionale, di rovesciare un governo legittimamente costituito, di servire da monito ad altri.\u00a0 Dunque\u00a0\u00a0 la violazione di\u00a0 elementari diritti umani o la\u00a0 ragion di Stato internazionale consentono\u00a0 di passare oltre la legalit\u00e0 formale e di infrangere princip\u00ee solidi di diritto. Intorno all\u2019uso della forza per la lotta al terrorismo o per l\u2019intervento di pace, in un caso e nell\u2019altro con obiettivi che vengono definiti a favore dei popoli, persino contro la loro volont\u00e0, ma in omaggio a fini definiti pi\u00f9 alti e pi\u00f9 lungimiranti, la\u00a0 discussione,\u00a0 per quanto raffinata,\u00a0 sulla legalit\u00e0 o meno di azioni internazionali degli Stati \u00e8 di\u00a0 scarsa consistenza\u00a0 Gli Stati rimangono i creatori del diritto internazionale, cui devono attenersi nella misura in cui non ritengano in pericolo la loro stessa esistenza.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 dunque\u00a0 usare la forza per assicurare la sicurezza, tornata ad essere punto centrale per gli Stati [E.Conze],\u00a0 o per imporre la pace o per imporre il rispetto dei diritti dell\u2019uomo, inevitabilmente in termini selettivi, vale a dire\u00a0 in quelle situazioni, ove\u00a0 gli Stati\u00a0 disposti ad agire riscontrino propr\u00ee interessi. Indipendentemente dal valore etico (vero o presunto) l\u2019intervento diventa attuazione diretta della tutela dei diritti dell\u2019uomo quale diritti di libert\u00e0, una tutela che non pu\u00f2\u00a0 prescindere dall\u2019uso della forza ove si palesi necessario per ricostruire strutture statali e per imporre o promuovere un sistema di governo: dalla Somalia all\u2019Iraq, dall\u2019Albania nel 1997 al Kosovo nel 1999 quale volont\u00e0 di individuare valore universali di un ordine internazionale.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>Cambia la funzione della\u00a0 guerra preventiva o della guerra precauzionale nell\u2019ambito\u00a0 della legittima difesa dinnanzi a nuove minacce (e richiamiamo le Lettere Diplomatiche\u00a0 881\/2003 e 896\/2003)\u00a0 in relazione con\u00a0 il superamento della deterrenza nucleare e in vista di\u00a0 un rapporto ancora da identificare nel dettaglio fra prevenzione dei conflitti e interventi dopo il conflitto per ristabilire la pace, e per lo <em>state building<\/em>.<\/p>\n<p>Non si tratta ancora di un progressivo indebolimento o evanescenza (\u201cwhithering away\u201d) dello Stato, ma pi\u00f9 semplicemente di un disconoscimento del diritto di uno Stato di impedire l\u2019azione della comunit\u00e0 internazionale di intervenire sul suo territorio e all\u2019interno dei suoi confini, non pi\u00f9 inviolabili. L&#8217;elemento nuovo \u00e8 dato dalla liceit\u00e0 dell\u2019intervento esterno allo scopo di mantenere la pace, la sicurezza o la stabilit\u00e0 con mezzi intrusivi,\u00a0 giustificati\u00a0 dalla superiore esigenza del rispetto dei diritti umani intesi come diritto alla sicurezza e al benessere, al progresso e allo sviluppo.\u00a0 Se per\u00a0\u00a0 trovare la propria legittimit\u00e0,\u00a0 gli interventi, evidentemente militari o comunque cogenti (sanzioni), devono basarsi su princip\u00ee fondamentali e se\u00a0 la loro esecuzione dipende da particolari costellazioni di potere e di interessi [Hassner],\u00a0\u00a0 non basta pi\u00f9\u00a0 il diritto internazionale dinnanzi a nuovi rischi e a nuove minacce.<\/p>\n<p>Come aspirazione \u00e8 giusto che al diritto della forza si sostituisca la forza del diritto. Ma quale diritto? Quello della sovranit\u00e0 degli Stati o quella della volont\u00e0 della comunit\u00e0 internazionale?<\/p>\n<p>6. In questo contesto si pretende di far\u00a0 prevalere l\u2019azione multilaterale. Un obiettivo\u00a0 positivo,\u00a0 che pu\u00f2 essere imposto\u00a0 solo a condizione che\u00a0 il multilateralismo assicuri agli Stati tuttora sovrani adeguate garanzie. Essendo tuttora preminente l\u2019apprezzamento soggettivo della minaccia, la volont\u00e0 unilaterale non pu\u00f2 essere surrogata\u00a0 da un multilateralismo che potrebbe rivelarsi inefficace, in quanto le organizzazioni internazionali pretendono di disciplinare in profondit\u00e0 e in ampiezza, ma\u00a0 spesso senza averne i mezzi. Diventa allora inevitabile che ad organizzazioni universali si preferiscano alleanze <em>ad hoc<\/em>, perch\u00e9 pi\u00f9 idonee e pi\u00f9 flessibili (coalition of the willing\u00a0 o forze multilaterali o NATO).<\/p>\n<p>L\u2019ONU non pu\u00f2 imprimere il marchio della legittimit\u00e0 condannando ogni altro atto alla illegittimit\u00e0, poich\u00e9 non \u00e9\u00a0 neppure in embrione un governo mondiale. Del resto le\u00a0 risoluzioni del Consiglio di Sicurezza\u00a0 sono raccomandazioni, che gli Stati sono invitati a rispettare, salvo che vengano decise sanzioni o misure coercitive che le accompagnino.<\/p>\n<p>Nulla di anomalo\u00a0 se uno Stato ritiene di agire da solo a difesa dei suoi interessi legittimi e vitali. E\u2019 altrettanto evidente che lo far\u00e0 se ne avr\u00e0 la forza. Altrimenti preferir\u00e0 ricorrere a sedi esterne o multilaterali per cercare protezione.\u00a0 Tucidide fa dire al generale ateniese: \u201cvoi fareste la stessa cosa che faccio io se ne aveste la forza\u201d. Il giudizio deve essere di opportunit\u00e0 e di proporzionalit\u00e0, non di astratta legittimit\u00e0. E\u2019 giusto o ingiusto? E\u2019 la realt\u00e0 del modo di agire degli Stati.<\/p>\n<p>Di maggiore rilevanza\u00a0 \u00e8 l\u2019obiettivo\u00a0 che tutti i soggetti internazionali, gli Stati, condividano la stessa visione della societ\u00e0. Quale? Quella ormai consegnata nei documenti internazionali i quali, non sono solo documenti diplomatici e per ci\u00f2 stesso caduchi, ma oramai sono in grado di interpretare una volont\u00e0 collettiva.<\/p>\n<p>Se la volont\u00e0 collettiva ha creato gli Stati moderni liberali e democratici perch\u00e9 non pu\u00f2 creare anche una societ\u00e0 internazionale, che allora avr\u00e0 un suo ordinamento coerente e saldo che possa avere la funzione di arbitro politico nel prevenire e nel reprimere.<\/p>\n<p>Vuol dire questo esportare una visione del mondo? Probabilmente s\u00ec,\u00a0 per conseguire un\u00a0 ordine internazionale, stabile e pacifico, che deve passare attraverso la volont\u00e0 di condividere gli stessi valori di libert\u00e0 e di dignit\u00e0. Vada a merito della comunit\u00e0 internazionale nella sua attivit\u00e0 insieme all\u2019ONU di aver elaborato il profilo della societ\u00e0 internazionale, idonea a\u00a0 garantire pace e sicurezza e anche progresso. La\u00a0 storia dell\u2019umanit\u00e0 \u00e8 testimone del prevalere delle civilt\u00e0 pi\u00f9 forti e pi\u00f9 decise su altre, una imposizione che pu\u00f2 aver luogo per mimesi o per arrendevolezza o per costrizione [A.Toynbee].<\/p>\n<p>Ma per conseguire questo alto obiettivo\u00a0 bisogna con realismo affrontare prove non facili.<\/p>\n<p>Se occorre far da contraltare all\u2019ingiustizia della forza con la forza della giustizia [Martino], occorre non attardarci sulle definizioni nominaliste o sulle valutazioni di corta veduta, ma\u00a0 si deve operare con vigore, anche con la forza se necessario per raggiungere il fine che vogliamo perseguire.\u00a0 Cio\u00e8\u00a0 un sistema basato sulla vigilanza, sul consenso, sull\u2019interesse comune, sull\u2019azione collettiva e sul diritto internazionale per sostenere\u00a0 condizioni nelle quali la pace pu\u00f2 essere mantenuta, e se ve ne \u00e8 la capacit\u00e0,\u00a0 occorre\u00a0 prevenire le violazioni della pace.\u00a0 Occorre dunque essere \u201cGuerrieri democratici\u201d [A.Panebianco ] per un ordine internazionale di Stati rispettosi dei diritti dell\u2019uomo?<\/p>\n<p align=\"right\"><strong>Luigi Vittorio Ferraris<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo chiesto all\u2019Ambasciatore Luigi Vittorio Ferraris, che ci onora della Sua amicizia, di poter ospitare questo scritto, pubblicato un mese fa sulla \u201cLettera Diplomatica\u201d, quindicinale del Circolo di Studi Diplomatici. L\u2019associazione, che ha sede in Roma in via degli Astalli 3\/A, \u00e8 stata fondata nel 1968. Si propone di svolgere \u201cun&#8217;attivit\u00e0 di studio e di &hellip; <a href=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/gli_impegni_degli_stati_per_lordine_internazionale\/\" class=\"more-link\">Leggi tutto<span class=\"screen-reader-text\"> &#8220;Gli impegni degli Stati per l&#8217;ordine internazionale&#8221;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":26,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[398,5],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/250"}],"collection":[{"href":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-json\/wp\/v2\/users\/26"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=250"}],"version-history":[{"count":0,"href":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/250\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=250"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=250"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=250"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}