{"id":18,"date":"2005-02-23T23:40:00","date_gmt":"2005-02-23T21:40:00","guid":{"rendered":"450330657"},"modified":"2008-01-04T14:27:00","modified_gmt":"2008-01-04T13:27:00","slug":"la_nuova_scuola_tra_riformatori_e_autogestori","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/la_nuova_scuola_tra_riformatori_e_autogestori\/","title":{"rendered":"La nuova scuola tra riformatori e autogestori"},"content":{"rendered":"<p>Leggo sulla stampa senigalliese che gli studenti del Liceo Classico \u201cPerticari\u201d di Senigallia da qualche tempo sono impegnati in un progetto di autogestione scolastica. Il progetto comprende scioperi e assemblee ma anche svariati corsi, tra i quali c&#8217;\u00e8 una rassegna cinematografica su Kubrick, una mostra d&#8217;arte, un corso di hip-hop, dibatti sulla societ\u00e0 moderna, un\u2019informazione scientifica sull&#8217;AIDS, un\u2019informazione critica sulla Riforma Moratti, un corso di fotografia, un corso di Yoga, il racconto dell&#8217;esperienza \u201cIl Giardino degli Angeli\u201d in Brasile, corsi di musica e di graffiti e molto altro ancora. Argomenti, hanno sottolineato organizzatori e partecipanti, \u00abdi solito sorvolati nelle ore curricolari\u00bb.<!--more--><\/p>\n<p>Ripenso allora ad un bel libro uscito qualche mese fa (<em>\u201c<a href=\"http:\/\/www.garzantilibri.it\/default.php?page=visu_libro&amp;CPID=1972\" title=\"Tre pi\u00f9 due uguale zero. La riforma dell\u2019universit\u00e0 da Berlinguer alla Moratti\">Tre pi\u00f9 due uguale zero. La riforma dell\u2019universit\u00e0 da Berlinguer alla Moratti<\/a>\u201d<\/em> a cura di <strong>Gian Luigi Beccaria<\/strong>, edito da Garzanti): un punto di vista semplice, chiaro e illuminante sui cambiamenti in corso nel mondo della scuola. Se ne consiglia la lettura, a dosi massicce, prima e dopo i pasti.<\/p>\n<p>C\u2019era una volta una concezione della cultura secondo cui la validit\u00e0 e l\u2019utilit\u00e0 dell\u2019istruzione erano intrinseche, si sarebbe detto universali, importanti di per s\u00e9, prima e aldil\u00e0 della loro spendibilit\u00e0 sul mercato. La perenne attualit\u00e0 di latino, greco, filosofia, matematica, storia, fisica nasceva proprio da questa universalit\u00e0: conoscerli voleva dire innanzitutto saper riflettere, sviluppare una coscienza critica su passato e presente, in definitiva conoscere se stessi. Valori senza tempo.<br \/>\nC\u2019erano una volta, almeno fino a 10-15 anni fa, un Liceo Classico e un Liceo Scientifico letteralmente rivoluzionari, in cui poteva entrare il figlio di un operaio e uscirne a testa alta di fronte a chiunque, con parecchi assi da giocare nel gioco della vita.<br \/>\nC\u2019era la voglia di ammettere che, in fondo, la scuola e l\u2019insegnamento sono una questione semplice. Ai diversi livelli, nelle diverse culture, con i diversi linguaggi umani, letterari e scientifici, si tratta sempre di insegnare tre cose: leggere, scrivere e far di conto. Passano i millenni, ma resta immutato l\u2019eterno rapporto tra docente e discente, tra la capacit\u00e0, l\u2019intelligenza e la seriet\u00e0 con cui il primo sa trasmettere il sapere, e la capacit\u00e0, l\u2019intelligenza e la seriet\u00e0 che il secondo mette nell\u2019apprendere. Non sbagliava di molto Gramsci, quando diceva che studiare \u00e8 anche una posizione della schiena.<img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2008\/01\/tre-piu-due-uguale-zero.jpg\" alt=\"Gian Luigi Beccaria - Tre pi\u00f9 due uguale zero (copertina del libro)\" align=\"right\" height=\"304\" width=\"200\" \/><\/p>\n<p>Poi, a partire dalla met\u00e0 degli anni Novanta, prima Luigi Berlinguer e poi Letizia Moratti hanno deciso che la scuola andava adeguata ai tempi, aperta alla societ\u00e0, al territorio, al mercato del lavoro, alle tre \u201ci\u201d (internet, inglese, impresa), insomma a tutta la paccottiglia politicamente corretta della nostra epoca. I \u201criformatori\u201d erano e sono animati da ottime intenzioni, ma da queste \u2013 Manzoni insegna \u2013 non \u00e8 possibile difendersi.<br \/>\nCome in ogni S.p.A. che si rispetti, non si deve parlare di studenti ma di utenti o clienti, non di insegnamento ma di \u00abofferta formativa\u00bb; la scuola deve fornire ai giovani \u00abskill professionali\u00bb, un \u00abportfolio delle competenze\u00bb, una \u00abmetodologia laboratoriale\u00bb, attraverso moduli didattici, crediti e debiti formativi che aprano la strada al mondo del lavoro. Ovviamente il sapere deve essere personalizzato, la scuola \u00abmodellata sullo studente\u00bb, anzi con l\u2019autonomia degli istituti si vuole che \u00abi docenti e i ragazzi siano chiamati a gestire la scuola, si rimbocchino le maniche, adottino decisioni, trovino il modo di comporre i conflitti\u00bb.<br \/>\nPer quel che riguarda la didattica, per essere alla moda nella scuola nuova si dovrebbe trattare, fra l\u2019altro, di lavoro, guerra, pace, sport, sessualit\u00e0 e AIDS, anoressia, fumo, politica, educazione stradale, ambiente e inquinamento, depressione, violenza negli stadi, pedofilia eccetera. Si dovrebbe fare di tutto, insomma, tranne sedersi un po\u2019 e studiare. Quando proprio non si pu\u00f2 fare a meno di aprire un libro, lo si faccia nel modo pi\u00f9 indolore e piacevole possibile: l\u2019ultimo anno di corso, per esempio, si studi solo il Novecento. Non va ancora bene? Niente paura, tanto gli esami di riparazione a settembre non ci sono pi\u00f9, le insufficienze gravi diventano 6 rossi, i \u201cdebiti formativi\u201d sono perennemente condonati e di fatto c\u2019\u00e8 la promozione garantita fino a 18 anni, a meno che non si uccida il preside. Esagero? Ciascuno pu\u00f2 giudicare.<\/p>\n<p>Di fronte ad una situazione del genere, ogni iniziativa di autogestione e di \u00abriappropriazione della scuola\u00bb attraverso il rifiuto dei contenuti \u201cclassici\u201d del sapere corre almeno un rischio: fare inconsapevolmente il gioco dei riformatori (o meglio: controriformatori) annidati al Ministero e travestiti da pedagoghi illuminati.<br \/>\nCari studenti del \u201cPerticari\u201d, siete contro le discriminazioni nell\u2019accesso all\u2019istruzione, ma non vi sentite discriminati da un\u2019impostazione simile, che appiattisce tutti verso il basso e riduce la cultura all\u2019utilit\u00e0? Dite che \u00abil sapere non \u00e8 in vendita\u00bb, ma non vi rendete conto \u2013 voi per primi \u2013 di correre il rischio che non vi si venda pi\u00f9 nessun sapere, ma solo dei manuali d\u2019uso?<br \/>\n\u00c8 vero: costa meno fatica e sudore navigare su Internet che imparare i verbi irregolari greci, tradurre Tacito o studiare logica e analisi matematica. Cos\u00ec come \u00e8 confortante sapere che un 4 a fine anno diventer\u00e0 un 6 rosso e il professore ve lo perdoner\u00e0. Ma se il \u201csistema\u201d \u00e8 quello che vi ho descritto, sono pi\u00f9 anti-sistema le vecchie, dolorose ma sane bocciature oppure le pacche sulle spalle degli eterni condoni? Sono pi\u00f9 rivoluzionari, pi\u00f9 \u201cutili\u201d Socrate, Cicerone, Virgilio, Newton, Leopardi, Pirandello oppure i dibattiti sulla societ\u00e0 moderna, i corsi di fotografia e gli argomenti \u00abdi solito sorvolati nelle ore curricolari\u00bb in cui vi state cimentando? E ancora: cosa potremmo definire classico e cosa moderno in un mondo come il nostro? C\u2019\u00e8 proprio bisogno di diventare maghi di Windows, super esperti di nuove tecnologie e \u201cnew economy\u201d, e poi sbagliare i congiuntivi?<br \/>\nAuguri, ragazzi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Leggo sulla stampa senigalliese che gli studenti del Liceo Classico \u201cPerticari\u201d di Senigallia da qualche tempo sono impegnati in un progetto di autogestione scolastica. 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