{"id":1740,"date":"2009-03-11T22:28:32","date_gmt":"2009-03-11T21:28:32","guid":{"rendered":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/?p=1740"},"modified":"2009-03-14T21:06:54","modified_gmt":"2009-03-14T20:06:54","slug":"ogm-tradizione-e-innovazione","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/ogm-tradizione-e-innovazione\/","title":{"rendered":"OGM: tradizione e innovazione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><em><strong>Cosa sono gli OGM?<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Con questo termine si intendono organismi in cui sono state introdotte molecole di DNA utilizzando le tecniche dell\u2019ingegneria genetica. Queste tecniche consentono di tagliare e cucire le molecole di DNA e di integrarle nei cromosomi di un organismo, che diventa cos\u00ec \u201cgeneticamente modificato\u201d.<br \/>\nI microrganismi sono stati i primi ad essere stati modificati geneticamente e sono alla base della produzione di molti farmaci, vaccini e altre molecole utili.<br \/>\nComunemente, per\u00f2, quando si parla di OGM ci si riferisce alle piante geneticamente modificate (PGM). Queste sono state ottenute per la prima volta nel 1983 e sono coltivate dal 1996 (USA). Nel 2007 la loro coltivazione ha interessato circa 120 milioni di ettari e pi\u00f9 di un milione di agricoltori in decine di Paesi nel mondo: una diffusione rapidissima.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><strong><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-1751 aligncenter\" title=\"vitrotabacco08\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/vitrotabacco08.jpg\" alt=\"vitrotabacco08\" width=\"427\" height=\"229\" srcset=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/vitrotabacco08.jpg 427w, http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/vitrotabacco08-300x160.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 427px) 85vw, 427px\" \/><\/strong><\/em><br \/>\n<small>Piantine di tabacco che crescono in vitro. Le piantine verdi sono geneticamente modificate e resistono ad una sostanza tossica presente nel terreno di coltura.<\/small><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Le PGM pi\u00f9 diffuse sono di due tipi: piante resistenti a <strong>diserbanti<\/strong> e resistenti agli <strong>insetti<\/strong>. Le specie coltivate interessate sono quasi esclusivamente la soia (resistente a diserbanti), il mais e il cotone (resistenti ad insetti parassiti). Anche colza (una pianta da olio) geneticamente modificata per resistere ad erbicidi viene coltivata su superfici apprezzabili.<br \/>\nDa alcuni anni si stanno diffondendo variet\u00e0 coltivate che sommano i due tipi di resistenza. In entrambi i casi, nelle piante sono stati introdotti un paio di geni di origine batterica, che si aggiungono alle decine di migliaia di geni della pianta ospite.<\/p>\n<p>Gli agricoltori di molti Paesi hanno adottato queste variet\u00e0, perch\u00e9 rendono pi\u00f9 facile la coltivazione per quel che riguarda il controllo delle erbe infestanti e degli insetti nocivi. Nel primo caso, si utilizzano diserbanti molto efficaci contro tutte le erbacce, che hanno bassa tossicit\u00e0 per l\u2019uomo e sono attivi a dosi minori rispetto ai diserbanti tradizionali; nel secondo caso, la quantit\u00e0 di insetticidi utilizzata pu\u00f2 essere ridotta di molto, con vantaggio sia per la salute che per le tasche degli agricoltori, e per l\u2019ambiente agrario.<\/p>\n<p>Tuttavia, queste nuove tecnologie devono essere gestite con attenzione per non perdere i vantaggi iniziali a causa della selezione di piante o insetti resistenti, e per controllare eventuali impatti ambientali.<a href=\"http:\/\/picasaweb.google.com\/popinga.it\/Varie#5312035347005780194\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-1752 alignright\" style=\"float:right;\" title=\"vitro-3_rid\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/vitro-3_rid.jpg\" alt=\"vitro-3_rid\" width=\"244\" height=\"192\" \/><\/a><br \/>\nPi\u00f9 di recente, le ricerche si indirizzano a prodotti alimentari con propriet\u00e0 nutrizionali migliori e a piante capaci di produrre quando coltivate con meno acqua, meno concimi, o in terreni poveri, cos\u00ec come all\u2019uso delle piante per produrre sostanze di interesse farmaceutico o industriale. Un esempio \u00e8 il riso arricchito di provitamina A, il noto <strong>golden rice<\/strong>, creato pensando ai paesi in cui l\u2019alimentazione, basata sul riso, \u00e8 gravemente carente di vitamina A. Un altro esempio \u00e8 un tipo di mais che richiede meno irrigazione, che pu\u00f2 essere molto utile a fronte della crescente carenza d\u2019acqua.<\/p>\n<p><strong><em>Gli OGM fanno male?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Quelli coltivati oggi no, a giudizio di un gran numero di ricercatori e tecnici. Infatti, dopo pi\u00f9 di 10 anni di studi, la letteratura scientifica \u00e8 largamente concorde sull\u2019<strong>innocuit\u00e0<\/strong> per la salute umana e animale. Sottolineo che la letteratura scientifica \u00e8 soggetta, prima della pubblicazione, al vaglio anonimo di ricercatori del settore. Non cos\u00ec per la pubblicistica ambientalista o la stampa quotidiana, che guadagna ascolto amplificando rischi reali o presunti.<\/p>\n<p>Qualche pubblicazione ha sollevato dubbi, ma i loro risultati non sono stati confermati da altre ricerche. Ad esempio, si \u00e8 temuto che un particolare mais GM (<strong>Starlink<\/strong>) avesse causato reazioni allergiche ma non era cos\u00ec. Con l\u2019ingegneria genetica, d\u2019altra parte, \u00e8 stato possibile ridurre o eliminare, per ora su scala sperimentale, proteine allergeniche da piante alimentari come la soia, il riso, l\u2019arachide.<br \/>\nInsomma, dopo 12 anni di coltivazione, per fortuna neanche un mal di pancia pu\u00f2 essere attribuito agli OGM, segno che i controlli funzionano a sufficienza. Si sente dire che a causa del cotone GM siano aumentati i suicidi tra gli agricoltori indiani: queste notizie sono infondate, come dimostrato da studi recenti. E\u2019 vero, al contrario, che il reddito medio dei coltivatori che hanno adottato il cotone GM \u00e8 aumentato, e che le intossicazioni da insetticidi tra gli stessi agricoltori sono diminuite.<\/p>\n<p>Come ho gi\u00e0 detto, l\u2019ingegneria genetica \u00e8 molto utilizzata per produrre farmaci (ad esempio l\u2019insulina) e vaccini. E\u2019 possibile che quando le stesse tecniche vengono applicate alle piante alimentari diventino pericolose? Il fatto \u00e8 che, quando si parla di OGM, i ricercatori si sentono chiedere di dimostrare che non esiste alcun rischio, cosa che \u00e8 impossibile. Ci\u00f2 che pu\u00f2 essere dimostrato \u00e8 che, alla luce delle conoscenze che abbiamo oggi, non ci sono rischi apprezzabili. Non \u00e8 accettabile, su base scientifica, che si dica, come si sente nei supermercati: \u201cnel dubbio meglio non rischiare\u201d. Siccome l\u2019assenza di rischio non pu\u00f2 essere dimostrata, con questa logica non si farebbe mai alcuna innovazione.<br \/>\nIn realt\u00e0, la tecnologia degli OGM di per se \u00e8 neutra; tuttavia trattandosi di una tecnica nuova la sicurezza dei suoi prodotti deve essere valutata attentamente caso per caso.<\/p>\n<p><strong><em>Ricerca pubblica o ricerca privata?<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Le variet\u00e0 GM coltivate oggi sono state prodotte da grandi <strong>aziende multinazionali<\/strong> che detengono molti dei brevetti sulle tecnologie coinvolte. Questo \u00e8 un aspetto criticato da molti, perch\u00e8 le grandi aziende quotate in borsa obbediscono alle fallaci (oggi pi\u00f9 che mai considerate tali) leggi del profitto. Negli ultimi 10 anni alcune aziende maggiori ne hanno acquistate altre pi\u00f9 piccole e ora sono pochissime quelle che hanno la possibilit\u00e0 di realizzare gli investimenti necessari a portare sul mercato nuove variet\u00e0 di piante GM. E\u2019 responsabilit\u00e0 dei legislatori fare in modo che questa concentrazione di tecnologie in poche mani non diventi rischiosa.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, gli <strong>enti pubblici di ricerca<\/strong>, anche in Italia, non hanno generalmente le risorse per confrontarsi con il settore privato. Inoltre la loro possibilit\u00e0 di fare sperimentazione \u00e8 fortemente ostacolata dalle normative estremamente (a mio giudizio esageratamente) restrittive vigenti in Europa e con la contrariet\u00e0 delle amministrazioni locali, inclini ad assecondare l\u2019opinione pubblica. La conseguenza e che gli enti pubblici sono di fatto tagliati fuori dalla possibilit\u00e0 di sviluppare e portare sul mercato PGM per cos\u00ec dire \u201cdi pubblica utilit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-1749 aligncenter\" title=\"papaya\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/papaya.jpg\" alt=\"papaya\" width=\"379\" height=\"297\" srcset=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/papaya.jpg 379w, http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/papaya-300x235.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 379px) 85vw, 379px\" \/><br \/>\n<small>Foto aerea fatta nelle Hawaii che mostra piante di papaia transgenica resistente al virus &#8220;Ringspot&#8221; (al centro) che crescono tra piante di papaia non transgeniche suscettibili.<\/small><\/p>\n<p><strong><em>Innovazione o tradizione?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>E\u2019 stato detto che la tradizione di oggi \u00e8 l\u2019innovazione di ieri. Verissimo. I pomodori, quando introdotti dal continente Americano appena \u201cscoperto\u201d erano considerati un\u2019oscura minaccia. Le patate e i fagioli vengono pure dalle Americhe, a cui noi del vecchio mondo abbiamo donato i frumenti. Introdurre una nuova specie coltivata in un continente \u00e8 molto pi\u00f9 sconvolgente, a mio parere, che introdurre un gene in una pianta.<\/p>\n<p>Sembra che l\u2019innovazione ci interessi solo quando riguarda automobili e telefonini. Forse questo dipende dai tanti allarmi e scandali legati a prodotti alimentari, dal vino al metanolo, al pollo alla diossina, alla mucca pazza. Tuttavia questi fatti gravi non costituiscono una ragione sufficiente per impedire che si vada avanti con l\u2019innovazione sulle piante coltivate e l\u2019agricoltura, resa necessaria se non altro dalla necessit\u00e0 globale di produrre pi\u00f9 alimenti.<br \/>\nL\u2019innovazione in agricoltura ha significato lavoro meno duro e produttivit\u00e0 enormemente aumentata. Non vedo perch\u00e9 fermarsi di fronte ad una nuova tecnologia che ha dato finora ottima prova.<\/p>\n<p><strong><em>Naturale o artificiale?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>E\u2019 stato anche detto che tutti vogliono tornare alla natura, ma non a piedi. L\u2019agricoltura non \u00e8 \u201cnaturale\u201d, al contrario, \u00e8 l\u2019attivit\u00e0 umana che da 10.000 anni a questa parte ha modificato l\u2019ambiente in modo pi\u00f9 profondo. Quello che probabilmente si intende per agricoltura naturale \u00e8 probabilmente l\u2019agricoltura biologica, ma anch\u2019essa fa ampio uso di mezzi tecnici moderni e anche potenzialmente inquinanti, come i trattori, il solfato di rame e i concimi.<br \/>\nNeanche le piante coltivate sono \u201cnaturali\u201d, perch\u00e9 sono piante \u201c<strong>addomesticate<\/strong>\u201d spesso incapaci di vivere senza l\u2019uomo, che derivano in molti casi da mutazioni spontanee delle piante selvatiche che gli agricoltori hanno selezionato molti secoli fa. Un esempio? I cereali hanno tutti una mutazione che fa s\u00ec che il seme non cada a terra quando \u00e8 maturo e quindi pu\u00f2 essere raccolto facilmente. Un altro esempio? Il mais deriva da una pianta selvatica del tutto improduttiva, grazie ad alcune mutazioni selezionate migliaia di anni fa dagli agricoltori del centro america.<\/p>\n<p>In Italia oggi sembra si voglia andare verso un\u2019agricoltura basata sui prodotti tipici, meglio se ottenuti con metodo biologico. Nulla in contrario, ma si dica tutta la verit\u00e0. Se il prodotto tipico ha un vero radicamento sul territorio e viene valorizzato commercialmente senza turlupinare i clienti dei supermercati o turisti nei ristoranti vantando propriet\u00e0 salutistiche per lo meno dubbie, allora pu\u00f2 avere senso. Per\u00f2 va detto chiaramente che non si pu\u00f2 avere \u201cslow food per tutti\u201d. Non tutto il mondo pu\u00f2 sfamarsi con i prodotti dell\u2019agricoltura biologica, tanto meno con quelli tipici e locali. Nel 2050 saremo circa 10 miliardi e la FAO ha calcolato che nemmeno il Nord America, oggi esportatore di alimenti, sar\u00e0 pi\u00f9 autosufficiente se continuasse a produrre la quantit\u00e0 di alimenti che produce oggi. L\u2019agricoltura biologica, se praticata bene, pu\u00f2 avere una sostenibilit\u00e0 maggiore di quella convenzionale, principalmente perch\u00e9 fa necessariamente uso degli avvicendamenti che favoriscono la fertilit\u00e0 dei terreni. Ma bisogna dire che presenta costi maggiori, produttivit\u00e0 minore, e il <strong>costo<\/strong> del prodotto biologico \u00e8 di conseguenza sensibilmente maggiore. Ora, chi ha un buon reddito e cultura sufficiente pu\u00f2 apprezzare e acquistare prodotti biologici, ma questo non riguarda tutti. La maggior parte delle persone cerca cibo sicuro a prezzi bassi, specie in tempi di crisi economica.<\/p>\n<p>Slow food esalta la terra e i \u201ccontadini\u201d. Come studente della facolt\u00e0 di agraria, negli anno \u201980, sono stato redarguito dall\u2019utilizzare il termine \u201ccontadino\u201d (il \u201ccontado\u201d era il feudo di un Conte!), che doveva essere sostituito da \u201cagricoltore\u201d o, meglio \u201cimprenditore agricolo\u201d. Il movimento che ruota intorno a slow food ha \u201crisdoganato\u201d i contadini, circondandoli di un\u2019aura di tradizione e naturalit\u00e0.<br \/>\nIo credo che quando c\u2019erano davvero i contadini il lavoro delle campagne era molto pi\u00f9 duro, subalterno e rendeva poco. Un contadino americano nel 1940 produceva alimenti per 20 persone; un agricoltore oggi produce alimenti per 140 persone. Sembra quasi che i buongustai di citt\u00e0 alla ricerca dei sapori di una volta vogliano tornare a quei tempi.<br \/>\nE\u2019 spesso vero che l\u2019agricoltura convenzionale oggi non \u00e8 sostenibile, cio\u00e8 tende ad <strong>impoverire i terreni<\/strong> e <strong>inquinare l\u2019ambiente<\/strong>. Ma bisogna ancora dire che le tecniche evolvono continuamente e anche l\u2019agricoltura industriale tanto vituperata utilizza pesticidi molto meno tossici di una volta e la legislazione pone molti vincoli alle tecniche di coltivazione nell\u2019interesse della difesa dell\u2019ambiente e della salute. Insomma, la \u201cprimavera silenziosa\u201d \u00e8 stata per fortuna scongiurata e, ad esempio, nei meleti della valle dell\u2019Adige, pur soggetti a coltura intensiva, volano numerosi i merli e cantano i tordi.<\/p>\n<p><strong><em>Biodiversit\u00e0 e PGM<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Si accusano le PGM di causare perdita di biodiversit\u00e0, cio\u00e8 delle variet\u00e0 coltivate tradizionali, fonte preziosa di geni che non devono andare perduti. La perdita della diversit\u00e0 genetica delle piante coltivate \u00e8 iniziata con la diffusione su larga scala delle variet\u00e0 migliorate moderne, a partire soprattutto dagli anni 60-70 del \u2018900. Qualcuno arriva a sostenere che quello fu un errore, dimenticando che senza variet\u00e0 migliorate la produzione di alimenti oggi sarebbe molto inferiore e molta pi\u00f9 gente soffrirebbe la fame.<br \/>\nPer fortuna la conservazione della variabilit\u00e0 genetica in agricoltura \u00e8 ormai una realt\u00e0 consolidata grazie soprattutto a enti di ricerca pubblici sparsi per il mondo. L\u2019introduzione degli OGM di per s\u00e8 non aggrava il problema, si tratta infatti di una nuova generazione di variet\u00e0 moderne.<\/p>\n<p><strong><em>Conclusione<\/em><\/strong><\/p>\n<p>A mio parere \u00e8 necessario guardare a tutte le nuove tecnologie, comprese le biotecnologie genetiche applicate alle piante coltivate, con mente aperta chiedendo: cosa possono fare di buono? Quali rischi presentano? Gli esperti daranno le risposte al meglio delle conoscenze scientifiche e la societ\u00e0 parteciper\u00e0 al dibattito. Se il rapporto rischi-benefici sar\u00e0 a vantaggio dei benefici, allora avanti con prudenza. Per realizzare questo mi sembra necessario che i ricercatori e la societ\u00e0 comunichino di pi\u00f9 e meglio, e che le scelte politiche di indirizzo della ricerca tengano pi\u00f9 conto delle conoscenze scientifiche e delle reali esigenze della societ\u00e0 che dei sondaggi d\u2019opinione. In molti altri Paesi gli investimenti pubblici e privati nella ricerca e sviluppo di nuove PGM sono forti: speriamo di non restare irrimediabilmente indietro.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Daniele Rosellini<\/em><br \/>\nProfessore associato di genetica agraria e biotecnologie vegetali<br \/>\nDipartimento di Biologia applicata, Universit\u00e0 degli Studi di Perugia<br \/>\nConsigliere della <a href=\"http:\/\/www.siga.unina.it\">Societ\u00e0 Italiana di Genetica Agraria<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cosa sono gli OGM? 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