{"id":1525,"date":"2008-11-18T22:03:12","date_gmt":"2008-11-18T21:03:12","guid":{"rendered":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/?p=1525"},"modified":"2008-11-18T22:14:25","modified_gmt":"2008-11-18T21:14:25","slug":"tartarughe-marine","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/tartarughe-marine\/","title":{"rendered":"Tartarughe marine"},"content":{"rendered":"<p>La tartaruga marina pi\u00f9 comune nel Mediterraneo \u00e8 la<em> Caretta<\/em><em> caretta<\/em> (Linnaeus, 1758). Le tartarughe marine sono rettili adattati alla vita acquatica, come \u00e8 evidenziato dalla trasformazione degli arti in pinne che le rendono abili nuotatrici, dalla riduzione della lunghezza del collo e dalla conformazione compressa dorso-ventralmente che riduce l&#8217;attrito con l&#8217;acqua. Come tutti i rettili, sono animali a sangue freddo e perci\u00f2 prediligono acque temperate. Sono dotate di polmoni e quindi respirano aria, ma sono in grado di mantenere apnee lunghissime. Trascorrono la maggior parte della loro vita in mare profondo, tornando in superficie per la respirazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"132\" height=\"132\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1519 noborder\" title=\"tartarughe01\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2008\/11\/tartarughe01.jpg\" alt=\"\" \/><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1519\" title=\"tartarughe02\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2008\/11\/tartarughe02.jpg\" alt=\"\" \/><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1519\" title=\"tartarughe03\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2008\/11\/tartarughe03.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p align=\"center\"><small><em>Caretta caretta<\/em> (<a href=\"http:\/\/www.euroturtle.org\/\">www.euroturtle.org<\/a>)<\/small><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>L&#8217;aspetto morfologico della <em>Caretta caretta<\/em> \u00e8 caratterizzato in primis dalla presenza di una corazza coperta da placche cornee, di cui la parte dorsale, denominata <em>carapace<\/em>, forma uno &#8220;scudo&#8221; di protezione, e di una parte ventrale, <em>piastrone<\/em>, data dalla fusione di ossa dermiche. Il carapace di <em>Caretta caretta<\/em>, assume una colorazione rosso marrone con strie pi\u00f9 scure nei giovani esemplari, e un piastrone giallastro, a forma di cuore, spesso con larghe macchie arancioni. Gli esemplari giovani spesso mostrano una carena dorsale dentellata che conferisce un aspetto di &#8220;dorso a sega&#8221;. In particolare la  Tartaruga comune al momento della nascita \u00e8 lunga circa 5 cm, ma un esemplare adulto pu\u00f2 raggiungere anche la lunghezza di 80-140 cm, con un peso variabile tra i 100 ed i 160 kg. L&#8217;alimentazione \u00e8 carnivora, si nutrono infatti di pesci, ma anche di molluschi, crostacei, echinodermi, meduse ed altri invertebrati planctonici. L&#8217;apparato boccale delle tartarughe marine si presenta con mascelle prive di denti, ma ricoperte da una guaina cornea affilata e leggermente ricurva anteriormente, detta <em>ranfoteca<\/em>. Negli arti anteriori, molto sviluppati, si evidenzia la presenza di due unghie negli individui giovani che si riducono ad una sola negli adulti. Il dimorfismo sessuale, che si manifesta negli adulti, vede i maschi distinguibili dalle femmine per la lunga coda che si sviluppa intorno ai 13 anni con il raggiungimento della maturit\u00e0 sessuale. Inoltre il maschio presenta negli arti anteriori unghie pi\u00f9 sviluppate rispetto a quelle della femmina.<\/p>\n<p>L&#8217;accoppiamento avviene in mare aperto: il maschio si porta sul dorso della femmina e si aggrappa saldamente alla sua corazza, utilizzando le unghie ad uncino degli arti anteriori, poi ripiega la coda e mette in contatto la sua cloaca con quella della femmina per una copula che pu\u00f2 durare diversi giorni. Dopo qualche giorno la femmina \u00e8 gi\u00e0 in grado di deporre le uova dal guscio pergamenaceo. La fase di deposizione, che comporta solitamente il rilascio di 80-200 uova, \u00e8 l&#8217;unica all&#8217;interno della vita della tartaruga che si svolge a terra ed avviene al termine di una lunga migrazione a scopi alimentari e riproduttivi che gli animali periodicamente affrontano. Ampie ricerche hanno dimostrato che le tartarughe marine tornano a deporre le uova nella loro spiaggia natale. La deposizione avviene quasi sempre durante la notte in buche scavate nella sabbia in spiagge riscaldate dal sole. La temperatura, l&#8217;umidit\u00e0 del suolo e la granulometria della sabbia sono fattori determinanti per la riuscita della schiusa; un suolo particolarmente umido, per esempio, pu\u00f2 determinare la perdita della nidiata, poich\u00e9 molte malattie batteriche e fungine possono attaccare le uova.\u00a0 La temperatura del suolo \u00e8 correlata alla determinazione del sesso dei nascituri: dalle uova che si trovano pi\u00f9 in superficie, ad una temperatura che supera solitamente i 28\u00b0C, si sviluppano esemplari di sesso femminile, mentre dalle uova che si trovano pi\u00f9 in profondit\u00e0 a temperature comprese tra i 26\u00b0C e i 28\u00b0C circa, si avranno esemplari di sesso maschile.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1519\" title=\"tartarughe04\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2008\/11\/tartarughe04.jpg\" alt=\"\" \/><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1519\" title=\"tartarughe05\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2008\/11\/tartarughe05.jpg\" alt=\"\" \/><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1519\" title=\"tartarughe06\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2008\/11\/tartarughe06.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p align=\"center\"><small>a) fase di deposizione di un esemplare di <em>Caretta caretta<\/em>; b) fase di schiusa delle uova; c) ingresso in mare di un neonato.<\/small><\/p>\n<p>Le tartarughe marine sono protette dalla legge italiana, anche se sono costantemente minacciate da attivit\u00e0 antropiche quali l&#8217;inquinamento, la pesca, il turismo e le intensive attivit\u00e0 di diporto. Spesso le tartarughe possono andare incontro ad occlusione intestinale a causa dell&#8217;ingestione accidentale di rifiuti fluttuanti non biodegradabili, soprattutto sacchetti di plastica che possono essere scambiati per meduse; nei loro stomaci sono stati trovati anche tappi, preservativi, bambole, soldatini, accendini, galleggianti, portachiavi, bottoni, penne, posate ed altri oggetti di plastica. Molto dannose sono anche le ingestioni degli ami dei palamiti, le cui esche attraggono questi animali; inoltre spesso le tartarughe possono rimanere intrappolate in reti da pesca e lenze, che possono renderle incapaci di raggiungere la superficie per la respirazione o possono provocare l&#8217;atrofizzazione degli arti e quindi l&#8217;impossibilit\u00e0 di nuotare. Ugualmente gravi sono i traumi subiti in seguito a impatto con natanti, che possono provocare gravi lesioni al carapace o agli arti.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1519\" title=\"tartarughe07\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2008\/11\/tartarughe07.jpg\" alt=\"\" \/><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1519\" title=\"tartarughe08\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2008\/11\/tartarughe08.jpg\" alt=\"\" \/><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1519\" title=\"tartarughe09\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2008\/11\/tartarughe09.jpg\" alt=\"\" \/><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1519\" title=\"tartarughe10\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2008\/11\/tartarughe10.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p align=\"center\"><small>a) Radiografia di una <em>Caretta caretta<\/em> che ha ingerito una lenza; b) esemplare di <em>Caretta caretta<\/em> con occlusione intestinale; c) arto anteriore di <em>Caretta caretta<\/em> con lesione da lenza; d) esemplare di <em>Caretta caretta<\/em> con lesione al carapace a causa di un urto con l&#8217;elica di un natante.<\/small><\/p>\n<p>Anche la balneazione e l&#8217;incremento dell&#8217;attivit\u00e0 turistica che in questi ultimi anni ha avuto un costante incremento minaccia le nidiate e lo sviluppo delle uova. Per il successo della nidiata, infatti, il nido scavato nella sabbia deve rimanere immutato e coperto per tutto il periodo dello sviluppo embrionale. Lo spostamento o il trasferimento delle uova senza le dovute attenzioni potrebbe comprometterne la schiusa. Questo momento \u00e8 molto delicato per la sopravvivenza in quanto i neonati devono raggiungere la riva nel minor tempo possibile per sfuggire alla pressione predatoria. In questa fase l&#8217;orientamento avviene indirizzandosi verso la maggiore fonte luminosa, che \u00e8 rappresentata dal mare che in notti di luna piena riflette la luce della luna molto di pi\u00f9 di quanto lo faccia la terra. Purtroppo per\u00f2 con il grande aumento della luminosit\u00e0 dei centri abitati a causa delle attivit\u00e0 antropiche, spesso i piccoli vengono ingannati e non sono in grado di raggiungere il mare.<\/p>\n<p>L&#8217;attivit\u00e0 di raccolta dei campioni su cui si basa lo studio \u00e8 stata svolta presso il Centro Regionale Recupero Fauna Selvatica e Tartarughe Marine di Comiso (RG). Il Centro \u00e8 gestito dall&#8217;associazione FONDO SICILIANO PER LA NATURA ONLUS e sotto la direzione del dottor Gianni Insacco attua un programma di salvaguardia degli animali selvatici che si articola in tre fasi: recupero e ricovero degli animali in difficolt\u00e0, cura e riabilitazione, rilascio in natura. Il Centro raccoglie tutti gli esemplari di fauna selvatica in difficolt\u00e0 reperiti in un ampio circondario che per estensione e variet\u00e0 offre veramente molte opportunit\u00e0. Al momento della collaborazione oltre ai diversi esemplari di fauna selvatica erano stati ricoverati 21 esemplari di <em>Caretta caretta<\/em>,\u00a0 per la maggior parte recuperate in mare da pescatori professionali durante l&#8217;esercizio della pesca o da occasionali diportisti cui era capitato di imbattersi in animali feriti o in difficolt\u00e0. La procedura che viene attuata al momento del ricovero delle tartarughe marine consiste nella numerazione degli esemplari, nella rilevazione delle caratteristiche fisiche (peso, lunghezza curvilinea e larghezza del carapace, lunghezza e larghezza della testa), nella rimozione o campionamento di eventuali epibionti o alghe sul carapace, in una visita medica per stabilirne lo stato di salute, nel prelievo di campioni di sangue e infine nella registrazione di tali dati. Lo stesso procedimento, seguito dalla marcatura dell&#8217;esemplare viene poi effettuato al momento del rilascio in natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1519\" title=\"tartarughe11\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2008\/11\/tartarughe11.jpg\" alt=\"\" \/><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1519\" title=\"tartarughe12\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2008\/11\/tartarughe12.jpg\" alt=\"\" \/><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1519\" title=\"tartarughe13\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2008\/11\/tartarughe13.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p align=\"center\"><small>Fase di misurazione (a), di marcatura (b) e di prelievo di sangue (c) da un esemplare di <em>Caretta caretta<\/em> prima della liberazione.<\/small><\/p>\n<p>L&#8217;obiettivo dello studio era la valutazione della variazione del livello di stress per un esemplare durante il periodo di ospedalizzazione. Il livello di stress viene quantificato tramite la concentrazione del corticosterone che viene secreto nel sangue in condizioni di disagio dell&#8217;animale ad opera delle surrenali, sotto il controllo dell&#8217;asse ipotalamo-ipofisi-surrenali e in particolare della secrezione della corticotropina stessa. La secrezione dei glucocorticoidi tra cui il corticosterone permette infatti la conversione del glicogeno in glucosio come riserva energetica utile a superare il disagio. La valutazione dello stress \u00e8 molto importante per individuare e riconoscere le risposte attuate a livello fisiologico e per capire quale possa essere la migliore gestione di un animale ospedalizzato. Una volta prelevati i campioni di sangue presso il centro di recupero per effetuarne lo studio, essi sono stati analizzati presso i laboratori del corso di laurea in acquacoltura e ittiopatologia di Cesenatico con HPLC (Hight Performance Liquid Chromatography). L&#8217;analisi con HPLC \u00e8 una tecnica cromatografica che permette di separare due o pi\u00f9 composti presenti in un solvente. Grazie a un rilevatore UV terminale l&#8217;analisi fornisce un cromatogramma nel quale \u00e8 possibille individuare un picco corrispondente al Corticosterone presente nel sangue, dalla cui altezza ne \u00e8 stata rilevata la concentrazione sanguigna. Lo studio si \u00e8 concentrato sulla differenza del livello di stress al momento del ricovero dell&#8217;animale e al momento del rilascio in natura. Innanzitutto \u00e8 emerso che i livelli di corticosterone risultano maggiori di quelli ritrovati in bibliografia riguardanti tartarughe selvatiche in libert\u00e0 e questo \u00e8 stato indice della presenza di un disagio effettivo dovuto alle condizioni di salute e alla cattivit\u00e0. Confrontando poi i valori al momento del ricovero e del rilascio \u00e8 emerso che, nonostante tutte le cure fornite all&#8217;animale e il miglioramento delle condizioni di salute, il livello di stress era maggiore al momento del rilascio seppure con un elevato livello di variabilit\u00e0. La secrezione del corticosterone risulta infatti influenzata da diversi fattori che rientrano in questa variabilit\u00e0 quali lo stato di salute, la stira precedente dell&#8217;esemplare, l&#8217;et\u00e0, il periodo dell&#8217;anno, il sesso, la temperatura a cui si trova l&#8217;animale, e soprattutto la sensibilit\u00e0 individuale allo stimolo.<\/p>\n<p><small>Letizia Moruzzi \u00e8 la figlia pi\u00f9 giovane di vecchi e cari amici degli anni universitari, un ingegnere ed una biologa di grande passione e competenza in molte branche della storia naturale. <\/small><small>La figlia non poteva essere da meno. Si \u00e8 da poco laureata in Biologia Marina e si \u00e8 occupata, ancora prima delle sollecitazioni  accademiche, quindi solo per vera passione, alla  biologia delle tartarughe marine.<\/small><small>Quale miglior occasione se non questa per chiederle di scrivere un pezzo, poco pi\u00f9 di una scheda, su questi interessantissimi animali. Le tartarughe non sono frequenti nel mare di fronte a noi, ma ogni volta che se ne vede una sappiamo quanto attraggono la curiosit\u00e0 di grandi e bambini.<br \/>\nLetizia ha risposto subito al nostro appello e quindi Popinga \u00e8 lieta di ospitare lo scritto. E\u2019 il suo primo post, ma speriamo che non sia anche l\u2019ultimo! GM<br \/>\n<\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La tartaruga marina pi\u00f9 comune nel Mediterraneo \u00e8 la Caretta caretta (Linnaeus, 1758). 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