{"id":115,"date":"2005-01-17T08:16:51","date_gmt":"2005-01-17T06:16:51","guid":{"rendered":"1976625587"},"modified":"2007-05-16T19:02:21","modified_gmt":"2007-05-16T17:02:21","slug":"giorgiana_masi_una_strage_di_verita","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/giorgiana_masi_una_strage_di_verita\/","title":{"rendered":"Giorgiana Masi, una strage di verit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><em>\u00abA Giorgiana Masi, 19 anni, uccisa il 12 maggio 1977 dalla violenza del regime\u00bb<\/em> \u00e8 dedicata la lapide che ancor oggi si pu\u00f2 vedere a Roma svoltando su ponte Garibaldi, da Trastevere verso\u00a0il Ghetto. Sta l\u00ec\u00a0a testimoniare avvenimenti lontani e quasi dimenticati, che pure fanno parte della nostra storia e anzi ne rappresentano uno dei momenti pi\u00f9 torbidi.<\/p>\n<p><!--break--><\/p>\n<h3><span class=\"sectiontableheader\">Il contesto<\/span><\/h3>\n<p>Nella\u00a0seconda met\u00e0 degli anni Settanta, l\u2019Italia vive il\u00a0\u201ccompromesso storico\u201d. Alle elezioni politiche del giugno \u201976 il Partito Comunista \u00e8 al massimo storico e sfiora il sorpasso sulla Democrazia Cristiana: i due partiti raccolgono da soli quasi i tre quarti dei voti. La prospettiva di un accordo politico, che ha Aldo Moro come artefice e a cui anche Berlinguer ammicca sin dal \u201973, diventa concreta: il terzo governo Andreotti (detto della \u201cnon sfiducia\u201d) \u00e8 un monocolore DC che gode per la prima volta da trent\u2019anni dell\u2019astensione del PCI.<br \/>\nAlla crisi economica e sociale si risponde con l\u2019unit\u00e0 tra i partiti del cosiddetto arco costituzionale; al terrorismo e alla diffusa violenza di matrice politica si oppongono una legislazione repressiva e provvedimenti d\u2019emergenza. Dal \u201975 \u00e8 in vigore la \u201clegge Reale\u201d, che estende i termini della carcerazione preventiva, d\u00e0 facolt\u00e0 alle forze dell\u2019ordine di arrestare cittadini in base al sospetto che stiano per compiere un reato, autorizza perquisizioni senza mandato della magistratura, prevede la possibilit\u00e0 di 48 ore di fermo di polizia senza la convalida del magistrato. Il \u201976 ha fatto registrare il picco degli episodi di violenza politica (1198, con 14 morti e 10 feriti); il \u201977 sembra avviato sulla stessa strada, e alla fine batter\u00e0 il record (2128 episodi, con 17 morti e 45 feriti).<br \/>\nIn un clima gi\u00e0 pesante e avvelenato da recenti fatti di sangue a Milano e Bologna, il 21 aprile \u201977 l\u2019occupazione delle universit\u00e0 romane contro la riforma Malfatti degenera in violenti scontri tra polizia e autonomi, con feriti da ambo le parti e l\u2019agente Settimio Passamonti ucciso da una P38.<br \/>\nIl vaso trabocca. \u00abDeve finire il tempo dei figli dei contadini meridionali uccisi dai figli della borghesia romana\u00bb, dichiara il ministro dell\u2019Interno Francesco Cossiga, e con un decreto-legge d\u00e0 mandato al prefetto di Roma di vietare ogni manifestazione pubblica nel Lazio per tutto il mese di maggio.<br \/>\nIl decreto \u00e8 palesemente illegale, anche perch\u00e9 si richiama ad un articolo di una legge fascista del \u201931 gi\u00e0 dichiarato incostituzionale nel \u201961. Il Governo pu\u00f2 limitare a scopo preventivo il diritto di pubblica e pacifica riunione, ma solo \u201cper comprovati motivi di sicurezza e incolumit\u00e0 pubblica\u201d (art. 17 della Costituzione), da valutare caso per caso e non indiscriminatamente.<br \/>\nIl 18 maggio \u201977 l\u2019ex presidente della Corte Costituzionale Giuseppe Branca scriver\u00e0:<\/p>\n<blockquote><p><em>\u00abNon voglio credere che [\u2026] Cossiga abbia detto [\u2026] che il divieto \u00e8 legittimo perch\u00e9 qualunque manifestazione di piazza, anche la pi\u00f9 pacifica, pu\u00f2 degenerare [\u2026]. \u00c8 una motivazione che uccide la democrazia: infatti quella possibilit\u00e0 di degenerazione, per interventi esterni, c\u2019\u00e8 oggi come ci sar\u00e0 domani\u00bb. <\/em>[Questa logica]<em> \u00abcondurrebbe a prolungare in perpetuo il divieto o a rinnovarlo a ogni scadenza: in parole povere ad annullare il diritto costituzionale di riunione in luogo pubblico. \u00c8 come se il governo vietasse le strette di mano perch\u00e9 potrebbero, non si sa mai, diffondere le malattie. Con questa filosofia possono essere annullati i principali diritti del cittadino\u00bb.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Il decreto Cossiga,\u00a0da lui stesso definito un \u00abbando militare <em>extra legem<\/em>\u00bb,\u00a0fa ormai scuola nel vero senso della parola: testi universitari di diritto lo citano ad esempio di provvedimento incostituzionale.<\/p>\n<h3><span class=\"sectiontableheader\">Gli avvenimenti del 12 maggio \u201977<\/span><\/h3>\n<p>Nel periodo di divieto cade il terzo anniversario del referendum sul divorzio, il 12 maggio. La manifestazione celebrativa, convocata in Piazza Navona dal Partito Radicale e dai vincitori del \u201974, non viene annullata: \u00e8 un atto di disobbedienza civile al decreto Cossiga. Giusta o sbagliata che sia la mossa dei radicali, la manifestazione neppure comincer\u00e0.<br \/>\nGi\u00e0 alle ore 13 gli ingressi a Piazza Navona sono sbarrati da cordoni di militari in assetto antisommossa, e davanti al Senato iniziano le prime cariche: vengono spintonati e picchiati manifestanti, giornalisti, fotografi, parlamentari, ma anche gente comune e passanti diretti in piazza. Il clima inizia a surriscaldarsi e i disordini si espandono al centro storico di Roma. In piazza della Cancelleria si notano per la prima volta uomini in borghese, vestiti da autonomi e armati di pistole e spranghe, apparentemente in buoni rapporti con poliziotti e carabinieri.<br \/>\nIn assenza di provocazione, la forza pubblica spara candelotti lacrimogeni, a decine, anche ad altezza d\u2019uomo. In mezzo al fumo, parecchi testimoni sentono colpi d\u2019arma da fuoco. Tra gli agenti si diffonde la voce (falsa) che ci siano gi\u00e0 due morti.<br \/>\nLe cariche spingono i manifestanti oltre il fiume, verso Trastevere; nel tardo pomeriggio carabinieri e polizia arrivano nella zona del Ghetto, mentre parecchia gente finisce in piazza Belli, oltre ponte Garibaldi. Ancora qualche minuto, e col buio ognuno sarebbe tornato a casa. Invece verso le otto di sera i blindati della polizia avanzano, e all\u2019improvviso cominciano a sparare lacrimogeni. Rapidamente oltrepassano met\u00e0 del ponte, in direzione Trastevere. Tra di essi, agenti in divisa e in borghese. In mezzo ai candelotti si sentono colpi di pistola. Giorgiana Masi, una studentessa diciannovenne appartenente ad un collettivo femminista, \u00e8 in mezzo alla folla sul lato opposto, in piazza Belli. Si volta per scappare, come gli altri, ma fa solo pochi passi: la vedono cadere di schianto, a braccia in avanti, la testa verso Trastevere e i piedi verso il ponte. Pensano che sia inciampata, ma non si rialza. La soccorrono, ma \u00e8 agonizzante e in ospedale arriva gi\u00e0 morta. Poco pi\u00f9 in l\u00e0 cade ferita un\u2019altra ragazza, la trentaduenne Elena Ascione. Alla fine della giornata si conteranno decine di feriti tra manifestanti e passanti, e un ferito tra i carabinieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/santone6.jpg\" style=\"width: 251px; height: 157px\" \/>\u00a0\u00a0\u00a0 <img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/polborg6.jpg\" style=\"width: 283px; height: 157px\" \/><\/p>\n<p align=\"center\"><small>Roma, 12 maggio \u201977: poliziotti travestiti da autonomi\u00a0in mezzo\u00a0alle truppe<\/small><\/p>\n<h3><span class=\"sectiontableheader\">Le menzogne<\/span><\/h3>\n<p>Chi ha sparato? La verit\u00e0 dei fatti, come vedremo, rester\u00e0 nascosta; in compenso, quasi per contrasto, subito fioccano le menzogne. E si tratta di menzogne cos\u00ec\u00a0palesi\u00a0da delineare, se non proprio la verit\u00e0, almeno un\u2019\u201combra\u201d di verit\u00e0.<br \/>\nIl giorno dopo, 13 maggio, Cossiga riferisce alla Camera e parla di \u00abgravi atti di aggressione allo Stato\u00bb, addossando tutta la responsabilit\u00e0 ai manifestanti. Riceve in questo il pieno appoggio della maggioranza e soprattutto del PCI, con Antonello Trombadori e Ugo Pecchioli in prima fila. Sullo specifico episodio di ponte Garibaldi, il ministro accredita che Giorgiana Masi sia stata colpita all\u2019addome, cio\u00e8 da Trastevere dov\u2019erano i manifestanti. L\u2019autopsia stabilir\u00e0 invece che il colpo mortale \u00e8 arrivato alla schiena, ossia da ponte Garibaldi dove in quel momento erano solo polizia e carabinieri.<br \/>\nIl 14 maggio il Governo dichiara alla stampa che durante gli incidenti non c\u2019erano agenti in borghese, contrariamente a quanto notato da molti testimoni; il 15 che gli agenti in borghese c\u2019erano ma non erano armati; il 16 che erano armati ma non avevano sparato; il 17, infine, che nessuno aveva sparato. Ancora il 24 ottobre \u201877 il sottosegretario all\u2019Interno Nicola Lettieri, negando l\u2019evidenza, mente clamorosamente davanti al Parlamento, sostenendo che \u00abgli agenti di polizia erano dotati non gi\u00e0 di armi non regolamentari, bens\u00ec delle pistole di ordinanza\u00bb e che \u00abnon fecero uso di armi da fuoco, salvo che dei mezzi per il lancio di candelotti lacrimogeni\u00bb.<br \/>\nDecine di testimonianze, centinaia di foto e due filmati amatoriali dimostrano il contrario: nel pomeriggio del 12 maggio \u2013 anche prima dell\u2019episodio fatale ed anche altrove \u2013 le forze dell\u2019ordine hanno sparato ripetutamente e ad altezza d\u2019uomo, anche con armi non d\u2019ordinanza, avendo cura di raccogliere i bossoli per eliminare le prove. \u00c8 documentata la presenza nel centro di Roma, tra Piazza S. Pantaleo, Campo de\u2019 Fiori e Piazza della Cancelleria, di agenti in borghese, travestiti da autonomi e armati di pistole, spranghe, sampietrini e tondini di ferro. Uno dei travestiti, l\u2019agente di P.S. Giovanni Santone \u2013 capelli lunghi, jeans e maglietta \u2013 comparir\u00e0 anche sui giornali e diverr\u00e0 uno dei simboli mediatici di quella giornata.<br \/>\nDalle trascrizioni delle comunicazioni radio tra la questura e i funzionari che operavano quel giorno vicino a ponte Garibaldi emergono altri elementi. Un funzionario, rimasto ignoto perch\u00e9 nessuno l\u2019ha voluto identificare, ordina di usare le armi: \u00abStronzo, figlio di puttana, fai sparare\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/polborg4.jpg\" style=\"width: 171px; height: 166px\" \/>\u00a0<img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/santone2.jpg\" style=\"width: 203px; height: 166px\" \/> <img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/polborg7.bmp\" style=\"width: 228px; height: 166px\" \/><\/p>\n<p align=\"center\"><small>Roma, 12 maggio \u201977: poliziotti in borghese con armi non regolamentari<\/small><\/p>\n<h3><span class=\"sectiontableheader\">Una verit\u00e0 inconfessabile<\/span><\/h3>\n<p>Una miriade di prove diverse, precise e concordanti dimostra che per tutto il pomeriggio del 12 maggio\u00a0la forza pubblica nel centro di Roma ha ricevuto l\u2019ordine di sparare e cercare il morto, l\u2019incidente clamoroso. In tale scenario, l&#8217;omicidio di Giorgiana Masi cessa di essere un fatto isolato e diventa il tragico epilogo di una giornata che sarebbe potuta finire anche peggio.<br \/>\nDal questore di Roma Domenico Migliorini, passando per il sottosegretario Lettieri, per finire al ministro Cossiga, tutto l\u2019apparato del Viminale ha mentito all\u2019opinione pubblica e al Parlamento per coprire i responsabili dell\u2019omicidio e \u2013 pi\u00f9 in generale \u2013 i mandanti di quella che si configura come una tentata strage.<br \/>\nAlcuni interrogativi si impongono.<br \/>\nCosa sarebbe accaduto se un agente travestito, con pistole e armi fuori ordinanza, fosse stato ammazzato dai colleghi perch\u00e9 \u201cautonomo\u201d d\u2019aspetto? O se egli stesso avesse ucciso dei colleghi per errore? Contravvenendo deliberatamente a leggi, norme e regolamenti di pubblica sicurezza, dove si voleva arrivare?<br \/>\nQualche morto era bastato a Cossiga per sospendere a Roma, per 45 giorni, il diritto costituzionale di manifestare: come si sarebbe reagito il 12 maggio, se i morti fossero stati tanti (una strage \u201cben riuscita\u201d, insomma)? Col pretesto\u00a0dell\u2019emergenza si sarebbero sospesi alcuni diritti civili in tutt\u2019Italia, magari col benestare del PCI? E per quale inconfessabile strategia politica? Fare dell\u2019asse DC-PCI, anche a costo di un\u2019involuzione autoritaria, l\u2019unica risposta alle BR e alle P38?<br \/>\nDomande che ovviamente rimarranno senza una risposta, politica ancor prima che storica.<br \/>\nIl questore Migliorini si dimette il 23 dicembre \u201977 dichiarando di aver sempre preventivamente e successivamente informato i suoi superiori (il prefetto Giuseppe Parlato e il ministro Cossiga) e ottenuto da questi il pieno consenso per le misure da lui assunte a tutela dell\u2019ordine pubblico, in particolare riguardo ai fatti del 12 maggio. Chiamando in causa prefetto e ministro, riporta dunque la questione sul piano delle responsabilit\u00e0 politiche, che hanno nomi e cognomi.<br \/>\nNessuna azione sar\u00e0 intrapresa a livello parlamentare. Le richieste di una commissione d\u2019inchiesta cadranno nel vuoto: meglio non indagare.<br \/>\nMancher\u00e0 anche una verit\u00e0 processuale sull\u2019omicidio. Il 15 gennaio \u201979 il pubblico ministero Giorgio Santacroce (lo stesso che indagher\u00e0 a caldo su Ustica) chiede l\u2019archiviazione essendo rimasti ignoti gli autori dei fatti.<br \/>\nEffettivamente i colpevoli di un reato, se non si cercano, non si trovano. Poich\u00e9 dai verbali di ispezione delle armi, redatti da carabinieri e polizia la sera stessa del 12 maggio, non risultano richieste di \u00abcolpi a reintegro di quelli eventualmente mancanti\u00bb, il magistrato disinvoltamente deduce che le forze dell\u2019ordine non hanno sparato. Nessun funzionario o capo reparto presente su ponte Garibaldi viene interrogato, nessun altro accertamento \u00e8 ritenuto necessario e ci si accontenta delle dichiarazioni della questura. Il 9 maggio \u201981 il giudice istruttore Claudio D\u2019Angelo stabilisce che non si debba procedere. Il caso \u00e8 chiuso.<br \/>\nDopo quasi trent\u2019anni la verit\u00e0, che dovrebbe essere un patrimonio comune e il momento della giustizia per le vittime, \u00e8 ancora velata. Si continua ad intravederne l\u2019ombra. Sempre che qualcuno, prima o poi, non abbia l\u2019onest\u00e0 e il coraggio di accendere la luce.<\/p>\n<p align=\"center\">* * *<\/p>\n<p align=\"center\"><em>Se la rivoluzione d\u2019ottobre<br \/>\nfosse stata di maggio,<br \/>\nse tu vivessi ancora,<br \/>\nse io non fossi impotente<br \/>\ndi fronte al tuo assassinio,<br \/>\nse la mia penna fosse un\u2019arma vincente,<br \/>\nse la mia paura esplodesse nelle piazze ,<br \/>\ncoraggio nato dalla rabbia strozzata in gola,<br \/>\nse l\u2019averti conosciuta diventasse la nostra forza,<br \/>\nse i fiori che abbiamo regalato alla tua coraggiosa vita<br \/>\nnella nostra morte diventassero ghirlande<br \/>\ndella lotta di noi tutte, donne,<br \/>\nse&#8230;<br \/>\nnon sarebbero le parole a cercare d\u2019affermare la vita<br \/>\nma la vita stessa, senza aggiungere altro.<\/em><br \/>\n<small>(Lapide in ricordo di Giorgiana Masi, su Ponte Garibaldi a Roma)<\/small><\/p>\n<p style=\"font-size: 10pt; text-align: center\">&nbsp;<\/p>\n<h3><span class=\"sectiontableheader\">Per approfondire<\/span><\/h3>\n<ul>\n<li>Giorgiana Masi: <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Giorgiana_Masi\" title=\"Wikipedia - Scheda su Giorgiana Masi\">scheda su\u00a0Wikipedia<\/a>.<\/li>\n<li>\u201c<em><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.radioradicale.it\/live\/libro_20010825.html\" title=\"Libro bianco sull'uccisione di Giorgiana Masi\">Cronaca di una strage<\/a><\/em>\u201d, libro bianco a cura del Centro di iniziativa giuridica \u201cPiero Calamandrei\u201d, I edizione aprile 1979.<\/li>\n<li>Atti parlamentari della Camera dei Deputati (VII legislatura), resoconti stenografici delle sedute del 24\/10\/1977 e 28\/11\/1977 (risposte ad interpellanze).<\/li>\n<li>Commissione Stragi (XIII legislatura), resoconti stenografici delle audizioni del 06\/11\/1997, 28\/01\/1998 e 18\/02\/1998.<\/li>\n<li>Sergio Flamigni, \u201c<em>Convergenze parallele<\/em>\u201d, Kaos 1998<\/li>\n<li>Giovanni Fasanella e Claudio Sestieri con Giovanni Pellegrino, \u201c<em>Segreto di Stato. La verit\u00e0 da Gladio al caso Moro<\/em>\u201d, Einaudi 2000.<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abA Giorgiana Masi, 19 anni, uccisa il 12 maggio 1977 dalla violenza del regime\u00bb \u00e8 dedicata la lapide che ancor oggi si pu\u00f2 vedere a Roma svoltando su ponte Garibaldi, da Trastevere verso\u00a0il Ghetto. 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