{"id":114,"date":"2005-08-24T07:14:56","date_gmt":"2005-08-24T05:14:56","guid":{"rendered":"41199953"},"modified":"2008-03-14T21:22:17","modified_gmt":"2008-03-14T20:22:17","slug":"il_giorno_16","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/il_giorno_16\/","title":{"rendered":"Il giorno 16"},"content":{"rendered":"<blockquote><p><em>\u00abL\u2019organizzazione di quest\u2019azione era pronta per il 16 mattina come uno dei giorni probabili in cui sarebbe potuto o sarebbe anche potuto non passare l\u2019onorevole Moro, perch\u00e9 non c\u2019era certezza, perch\u00e9 avrebbe anche potuto fare un\u2019altra strada. Era stato verificato che passava l\u00ec da alcuni giorni, ma non era stato verificato che passasse l\u00ec sempre\u00bb.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p><!--break--><\/p>\n<p>Cos\u00ec, davanti alla Corte d\u2019assise d\u2019appello di Roma, Valerio Morucci, uno degli esecutori materiali del sequestro Moro, inizier\u00e0 il racconto di quel 16 marzo 1978.<br \/>\nIn effetti, come confermato dagli agenti di scorta in turno di riposo quel giorno, il percorso che passava per via Mario Fani era uno dei pi\u00f9 frequenti, ma non l\u2019unico: poteva anche essere cambiato sul momento per motivi di sicurezza ma anche in funzione del traffico o di impegni improvvisi. In Commissione d\u2019inchiesta Eleonora Moro, vedova del presidente democristiano, dir\u00e0 anzi che negli ultimi tempi Moro e la scorta <em>\u00absi angosciavano enormemente su queste cose e, quindi, cercavano nei limiti del possibile di cambiare i percorsi tutti i giorni o ogni due giorni, di vedere di sistemare in qualche modo cambiamenti degli orari se era possibile\u00bb<\/em>.<br \/>\nL\u2019elementare, cruciale domanda che ne deriva \u00e8 dunque: <em>\u00abcome potevano essere le Brigate Rosse cos\u00ec sicure che quel giorno, a quell\u2019ora in quel punto, l\u2019onorevole Moro sarebbe passato?\u00bb<\/em><br \/>\nEppure, l\u2019agguato era stato pianificato con ragionevole certezza proprio il 16 marzo e proprio in via Fani:<\/p>\n<ul>\n<li>Quella mattina, alla Camera dei Deputati, era previsto il dibattito sulla fiducia al IV governo Andreotti, detto di \u201csolidariet\u00e0 nazionale\u201d, della cui nascita Aldo Moro era il massimo artefice. Per la prima volta dal 1947, il governo poteva contare sui voti determinanti del Partito Comunista.<br \/>\nTale concomitanza difficilmente pu\u00f2 essere considerata un caso.<\/li>\n<li>Nella notte tra il 15 e il 16, in tutt\u2019altra zona di Roma, erano state tagliate le gomme del furgone con cui il fioraio Antonio Spiriticchio ogni mattina di recava a vendere fiori all\u2019angolo tra via Fani e via Stresa, cio\u00e8 proprio nel punto dell\u2019attentato. I \u201cvandali\u201d volevano evidentemente evitare intralci all\u2019azione prevista la mattina seguente.<\/li>\n<li>Al processo d\u2019appello la brigatista Adriana Faranda dir\u00e0 di avere saputo della data fatidica due-tre giorni prima, e che i \u201cregolari\u201d del Nord, partecipanti all\u2019azione di via Fani, giunsero a Roma il giorno precedente. Valerio Morucci, a sua volta, dichiarer\u00e0 che furono rimproverati coloro che erano stati incaricati del furto delle auto, perch\u00e9 tre giorni prima del 16 marzo non era stata ancora procurata la Fiat 132 che doveva servire per il trasporto del sequestrato da via Fani. Il brigatista Antonio Savasta confermer\u00e0 che il \u201ccommando\u201d and\u00f2 per la prima volta \u201coperativo\u201d in via Fani proprio il 16 marzo, il che dimostra che i preparativi furono affrettati\u00a0per poter compiere l\u2019azione criminosa quel giorno.<\/li>\n<\/ul>\n<h3><strong>I fatti<\/strong><\/h3>\n<p>Appena dopo le ore 9 del 16 marzo, all\u2019incrocio tra via Fani e via Stresa nella zona di Monte Mario a Roma, una Fiat 128 bianca con targa diplomatica frena bruscamente all\u2019altezza dello stop. Le due auto provenienti da dietro, una Fiat 130 blu con a bordo il presidente della DC Aldo Moro e un\u2019Alfetta bianca di scorta, non riescono ad evitare il tamponamento a catena, anche perch\u00e9 le luci di stop della 128 non funzionano. L\u2019autista della 130, appuntato Domenico Ricci intuisce la trappola e cerca ripetutamente di fare marcia-avanti e marcia-indietro per guadagnare un varco su via Stresa, ma \u00e8 troppo tardi. Il capo brigatista Mario Moretti scende dalla 128 e comincia a far fuoco sulla 130; contemporaneamente, la 130 e l\u2019Alfetta sono investite dal fuoco di fucili mitragliatori di almeno 4 uomini travestiti da piloti che sbucano dalle siepi del palazzo di fronte. L\u2019agente Raffaele Iozzino, seduto sul sedile posteriore dell\u2019Alfetta, riesce a scendere e a sparare un paio di colpi contro gli assalitori, ma viene subito freddato.<br \/>\nL\u2019azione dura tre minuti: restano uccisi quattro uomini della scorta (Domenico Ricci e il maresciallo Oreste Leonardi, sulla 130; gli agenti Raffaele Iozzino e Giulio Rivera sull\u2019Alfetta); Francesco Zizzi, anche lui sull\u2019Alfetta, morir\u00e0 poco dopo in ospedale. Poi, con una calma quasi surreale visto quello che \u00e8 appena successo, Aldo Moro viene prelevato dalla 130 e fatto salire su una 132 che si allontana preceduta e seguita da due 128.<\/p>\n<h3><strong>I punti aperti<\/strong><\/h3>\n<p>La dinamica dell\u2019agguato, insieme a ci\u00f2 che\u00a0avvenne nei minuti precedenti e\u00a0successivi, \u00e8 stata ricostruita in cinque processi sulla base delle prove, dei riscontri balistici e\u00a0delle dichiarazioni rese dai\u00a0brigatisti e dai testimoni.<br \/>\nNonostante ci\u00f2, numerosi\u00a0sono ancora i punti non chiariti. Vediamo i pi\u00f9 significativi.<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Il preannuncio.<\/strong> Diversi testimoni riferiranno d&#8217;aver ascoltato verso le 8:30 del 16 marzo, cio\u00e8 prima del rapimento, su <em>Radio Citt\u00e0 Futura<\/em> (emittente vicina all\u2019Autonomia romana), la notizia di un imminente attentato a Moro. Renzo Rossellini, il direttore della radio ai microfoni quella mattina, smentir\u00e0 e rester\u00e0 sul vago, ammettendo di aver solo accennato ad un\u2019ipotesi che \u00abcircolava negli ambienti dell\u2019estrema sinistra\u00bb: che in occasione del nuovo governo le Brigate Rosse stessero \u00abper tentare, molto prossimamente, forse lo stesso giorno, un\u2019azione spettacolare\u00bb, per esempio \u00abun attentato contro Aldo Moro\u00bb. Incredibilmente, mezz\u2019ora dopo Moro venne rapito.<br \/>\nCosa\u00a0davvero trasmise la radio rimarr\u00e0 un mistero. La Commissione Moro accerter\u00e0 che \u00abn\u00e9 gli organi di polizia, n\u00e9 i servizi informativi provvedevano all\u2019epoca alla registrazione sistematica delle radio libere, ma operavano semplicemente su campioni, percorrendo cio\u00e8 le varie lunghezze d\u2019onda e fermando l\u2019attenzione sulle notizie interessanti sotto il profilo dell\u2019ordine pubblico. N\u00e9 la stessa radio effettuava registrazioni delle proprie trasmissioni\u00bb. Guarda caso, per\u00f2, il Centro di ascolto dell\u2019UCIGOS (che ascoltava e registrava le radio private)\u00a0interruppe la registrazione dalle 8:20 alle 9:33, cio\u00e8 proprio a cavallo del rapimento.<\/li>\n<li><strong>Il commando.<\/strong> Quanti furono e chi furono i componenti del commando che attu\u00f2 la strage di via Fani? Non sar\u00e0 mai stabilito con certezza. La sentenza del processo di primo grado in Corte d\u2019assise, sulla base di tutte le testimonianze, stabilir\u00e0 la presenza di 14 terroristi\u00a0tra via Fani e via Stresa; i brigatisti invece, tra ripensamenti, aggiunte e sottrazioni, hanno sempre dichiarato un numero non superiore a 10.<br \/>\nDei 91 bossoli recuperati sul posto, ben 49 appartengono ad una stessa arma, 22 ad un\u2019altra ed il resto alle altre quattro armi usate nell\u2019operazione: chi esplose da solo quei 49 colpi?<br \/>\nGli sparatori, che si suppone si conoscessero tra loro, indossavano divise da piloti civili. I brigatisti diranno di esser ricorsi al travestimento per non dare nell\u2019occhio, in quanto nella zona di via Fani abitavano parecchi piloti dell\u2019Alitalia.\u00a0L\u2019accorgimento per\u00f2 sembra quantomeno singolare: nel momento della fuga le divise sarebbero diventate pericolosi segni di riconoscimento. Allora perch\u00e9 rendersi cos\u00ec riconoscibili? Forse perch\u00e9 non tutti i brigatisti si conoscevano tra loro?<\/li>\n<li><strong>La moto Honda<\/strong>. Chi erano i due motociclisti a bordo della moto Honda blu di grossa cilindrata che fu vista transitare subito dopo l\u2019agguato, e da cui partirono alcuni colpi di mitra verso un testimone? La presenza della moto, sempre ufficialmente negata dai brigatisti, \u00e8 avvalorata da numerose testimonianze: che si trattasse di un intervento inatteso o indesiderato sulla scena dell\u2019agguato, da parte di brigatisti non regolari o comunque di entit\u00e0 estranee?<\/li>\n<li><strong>La fuga.<\/strong> Eliminata la scorta e rapito Moro, il commando si dilegu\u00f2 nel traffico di Roma con tre automobili: una Fiat 132 con il sequestrato e due Fiat 128. Incoerente, a tratti del tutto inverosimile appare il racconto dei brigatisti sulla fuga da via Fani, il primo trasbordo del sequestrato in un furgone, il secondo trasbordo in un\u2019altra auto e infine l\u2019arrivo al covo-prigione di via Montalcini 8 alla Magliana, a trenta chilometri dal luogo della strage, dove Moro sarebbe stato tenuto per tutti i 55 giorni del sequestro.<br \/>\nAncor pi\u00f9 incredibile \u00e8 la beffarda modalit\u00e0 di ritrovamento delle tre macchine usate per la fuga. Furono trovate \u201ca rate\u201d, il 16, il 17 e il 19 marzo, in via Licinio Calvo, alla Balduina, non lontano da\u00a0via Fani. Difficile pensare che chi le abbandon\u00f2 fosse disposto ad avventurarsi per Roma con automobili segnalatissime e ricercatissime: forse poteva contare su una base logistica mai individuata nei dintorni?<\/li>\n<li><strong>Lo strano invitato.<\/strong> Quella mattina in via Stresa, a pochi passi dal teatro della strage, era presente il colonnello del SISMI Camillo Guglielmi, appartenente alla VII divisione (quella che controllava Gladio), alle dirette dipendenze del generale Musumeci. La presenza di Guglielmi, rivelata solo nel 1991 dall\u2019ex agente del SISMI Pierluigi Ravasio, fu giustificata col fatto che egli si doveva recare a pranzo da un collega, il colonnello Armando D\u2019Ambrosio. Interrogato, D\u2019Ambrosio si disse sicuro di aver ricevuto Guglielmi verso le 9 di mattina, ma non ricord\u00f2 di averlo invitato per pranzo. In tal caso, Guglielmi sarebbe arrivato con un anticipo davvero eccessivo\u2026!<\/li>\n<li><strong>Il black out.<\/strong> Nella zona di via Fani, subito dopo il rapimento, un black out interruppe le comunicazioni telefoniche impedendo le prime fondamentali telefonate di allarme e coprendo di fatto la fuga dei terroristi. Per la SIP il black out fu dovuto al sovraccarico delle chiamate; per i brigatisti ad alcuni \u201ccompagni\u201d che lavoravano nella compagnia telefonica. Nessuno ha per\u00f2 finora spiegato come mai il giorno prima (15 marzo, alle 16:45) la struttura della SIP collegata al SISMI fosse stata messa in stato di allarme come doveva accadere in situazioni d\u2019emergenza quali crisi nazionali e internazionali, eventi bellici e atti di terrorismo.<\/li>\n<li><strong>Le foto.<\/strong> Quella mattina, verso le 9, il carrozziere Gherardo Nucci fece un salto a casa, in via Fani 109, a prendere la macchina fotografica: doveva mandare alle compagnie assicurative le foto di alcune automobili da riparare. Subito dopo la strage e prima ancora dell\u2019arrivo di polizia e ambulanze, dal suo balcone Nucci riusc\u00ec a scattare alcune foto della scena della strage. L\u2019indomani la moglie, una giornalista dell\u2019agenzia ASCA, consegn\u00f2 il rullino al magistrato inquirente Luciano Infelisi. Le foto sparirono: non se ne seppe pi\u00f9 nulla, tranne forse per un improvviso interessamento da parte della \u2018ndrangheta calabrese. Il 1\u00ba maggio, infatti, fu intercettata una telefonata tra Benito Cazora, parlamentare DC in contatto durante il sequestro con settori della \u2018ndrangheta per aver notizie sulla prigione, e Sereno Freato, stretto collaboratore di Moro:\n<p>Cazora: <em>Un\u2019altra questione, non so se posso dirtelo\u2026<br \/>\n<\/em>Freato: <em>S\u00ec, s\u00ec, capiamo.<br \/>\n<\/em>Cazora: <em>Mi servono le foto del 16, del 16 marzo.<br \/>\n<\/em>Freato: <em>Quelle del posto, l\u00ec?<br \/>\n<\/em>Cazora: <em>S\u00ec, perch\u00e9 loro&#8230; <\/em>[nastro parzialmente cancellato]&#8230; <em>perch\u00e9 uno stia proprio l\u00ec, mi \u00e8 stato comunicato da gi\u00f9.<\/em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<br \/>\nFreato: <em>\u00c8 che non ci sono&#8230; ah, le foto di quelli, dei nove.<\/em>\u00a0<br \/>\nCazora: <em>No, no! Dalla Calabria mi hanno telefonato per avvertire che in una foto presa sul posto quella mattina l\u00ec, si individua un personaggio&#8230; noto a loro.<br \/>\n<\/em>Freato: <em>Capito. \u00c8 un po\u2019 un problema adesso.<br \/>\n<\/em>Cazora: <em>Per questo ieri sera ti avevo telefonato. Come si pu\u00f2 fare?<br \/>\n<\/em>Freato: <em>Bisogna richiedere un momento, sentire.\u00a0<br \/>\n<\/em>Cazora: <em>Dire al ministro.<br \/>\n<\/em>Freato: <em>Saran tante!<br \/>\n<\/em><br \/>\nCazora, dunque, era preoccupato perch\u00e9 dalla Calabria gli avevano fatto sapere che in una fotografia scattata subito dopo la strage compariva un personaggio noto a loro.<br \/>\nA quali foto si riferiva Cazora? Non lo sappiamo con certezza, ma in ogni caso l\u2019episodio ci dice due cose: che un uomo della \u2018ndrangheta era presente in via Fani dopo la strage, e la sua presenza non era casuale, visto che i calabresi si preoccupavano che il reperto venisse preso in considerazione. Se poi, com\u2019\u00e8 probabile, Cazora si riferiva alle foto di Nucci, si pu\u00f2 dedurre che costoro avevano avuto accesso alle foto e addirittura trovato il modo di farle sparire.<br \/>\nChi era il personaggio ritratto nella foto?<\/li>\n<\/ul>\n<h3><strong>Bibliografia<\/strong><\/h3>\n<ol>\n<li>Processo Moro\u00a0I grado, sentenza della Corte d\u2019assise di Roma (presidente S. Santiapichi), 24\/01\/1983.<\/li>\n<li>Processo Moro II grado, sentenza della Corte d\u2019assise d\u2019appello di Roma (presidente G. De Nictolis), 14\/03\/1985.<\/li>\n<li>Commissione Moro, Deposizione di Eleonora Moro, 11\/08\/1980.<\/li>\n<li>Commissione Moro, Relazione di maggioranza.<\/li>\n<li>Leonardo Sciascia, <em>\u201cL&#8217;affaire Moro\u201d<\/em>, Adelphi 1978.<\/li>\n<li>Giuseppe Zupo, Vincenzo Marini Recchia, <em>\u201cOperazione Moro. I fili ancora coperti di una trama politica criminale\u201d<\/em>, Franco Angeli 1984.<\/li>\n<li>Sergio Flamigni, <em>\u201cLa tela del ragno. Il delitto Moro\u201d<\/em>, Kaos 1993.<\/li>\n<li>Sergio Flamigni, <em>\u201cConvergenze parallele. Le Brigate rosse, i servizi s<\/em><em>egreti e il delitto Moro\u201d<\/em>, Kaos 1998.<\/li>\n<li>Alfredo C. Moro, <em>\u201cStoria di un delitto annunciato. Le ombre del caso <\/em><em>Moro\u201d<\/em>, Ed. Riuniti 1998.<\/li>\n<li>Francesco M. Biscione, <em>\u201cIl delitto Moro. Strategie di un assassinio politico\u201d<\/em>, Ed. Riuniti 1998.<\/li>\n<li>Giovanni Fasanella, Claudio Sestieri con Giovanni Pellegrino, <em>\u201cSegreto di Stato. La verit\u00e0 da Gladio al caso Moro\u201d<\/em>, Einaudi 2000.<\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abL\u2019organizzazione di quest\u2019azione era pronta per il 16 mattina come uno dei giorni probabili in cui sarebbe potuto o sarebbe anche potuto non passare l\u2019onorevole Moro, perch\u00e9 non c\u2019era certezza, perch\u00e9 avrebbe anche potuto fare un\u2019altra strada. 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