{"id":112,"date":"2005-07-29T01:51:24","date_gmt":"2005-07-28T23:51:24","guid":{"rendered":"2070527925"},"modified":"2007-09-08T10:05:26","modified_gmt":"2007-09-08T08:05:26","slug":"da_senigallia_al_monte_catria","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/da_senigallia_al_monte_catria\/","title":{"rendered":"Da Senigallia al Monte Catria"},"content":{"rendered":"<p align=\"left\">Da Senigallia, che si trova sulla costa adriatica a Nord di Ancona, nelle giornate chiare e serene, guardano verso Ovest, tra il profilo della catena appenninica che ci appare variamente sfumato all&#8217;orizzonte, si pu\u00f2 osservare la sagoma del Monte Catria col suo caratteristico &#8220;gibbo&#8221; dantesco (Alcuni cultori di studi danteschi sostengono che Dante fu anche a Senigallia, perch\u00e9 solo da qui \u00e8 possibile vedere il Catria con il caratteristico &#8220;Gibbo&#8221;). Maestoso nella sua mole, per pi\u00f9 mesi all&#8217;anno incappucciato di bianco, il nostro monte, alle spalle delle colline marchigiane, \u00e8 tra gli altri di certo il pi\u00f9 bello per i suoi interessanti aspetti geologici, per le molteplici attrattive botaniche e per tutta quella miriade di curiosit\u00e0 naturalistiche che \u00e8 in grado di offrirci.<\/p>\n<p align=\"left\">Mettiamoci dunque in viaggio e percorrendo la SS N. 16 (Adriatica) verso Nord per circa cinque chilometri attraversiamo il ponte sul fiume Cesano e voltiamo immediatamente a sinistra sulla strada che ci porter\u00e0 verso San Lorenzo in Campo e Pergola.<\/p>\n<p align=\"left\">Non a caso il nostro itinerario ha avuto inizio da Senigallia; infatti a noi sembra che questa ridente cittadina, famosa per la sua immensa spiaggia dalle sabbie finissime e vellutate, sia il naturale avampaese del gruppo del M. Catria in quanto vicinissima alla valle del Cesano che ora risaliamo e che \u00e8 quella percorsa dall&#8217;omonimo fiume che nasce da versante Sud del nostro monte. Questa valle si presenta ampia e ricca di verde; le colline declinano dolcemente sia verso il mare che verso il fiume testimoniando cos\u00ec con la morbidezza delle loro forme, i tipi geologici presenti, cio\u00e8 argille e sabbie del Pliocene; nei tratti in cui si riscontra una morfologia leggermente pi\u00f9 aspra troviamo affioramenti di sabbie e arenarie debolmente cementate. Dopo quattro chilometri circa si sale su un evidentissimo e direi quasi didattico terrazzo fluviale; dopo poche decine di metri ci si immette sulla SS 424 proveniente da Marotta. Ai lati \u00e8 possibile osservare i campi con le colture pi\u00f9 caratteristiche della zona che oltre al grano e alle erbe foraggere tradizionali (medica, sulla, trifoglio) annoverano anche barbabietole, mais, cavolfiori ed ottimi vigneti; oggi si notano anche molte colture pi\u00f9 moderne e specializzate quali il pomodoro, il pisello, il peperone, il girasole, la cipolla ed altre di questo genere. Dopo nove chilometri (sempre dal ponte su fiume Cesano) ci appare sul pendio delle colline che sono alla nostra sinistra un bosco artificiale a conifere e latifoglie con molti e grandissimi lecci; questo ha una estensione di circa dieci ettari ed \u00e8 conosciuto come <em>il bosco di Monterado<\/em> poich\u00e9 sorge ai piedi dell&#8217;omonimo paese noto soprattutto per la tradizionale a sagra della &#8220;porchetta&#8221; che ogni anno raccoglie qui, i primi giorni di maggio, gente da tutta la regione.<\/p>\n<p align=\"left\">Ancora pi\u00f9 avanti, sulla destra, Castelvecchio e poi Monteporzio; quest&#8217;ultimo toponimo ci ricorda come una volta tutte queste colline fossero ricoperte da estesi querceti e quindi anche&#8230; luogo di pascolo per i maiali. Dopo una trentina di chilometri incontriamo San Lorenzo in Campo. Dopo questo centro abbandoniamo i terreni del Pliocene che erano qui presenti soprattutto con le argille marnose e siltose, azzurre del Pliocene inferiore e medio ed entriamo nelle argille marnose ed arenarie del Miocene superiore, che sovrastano di poco la strada stessa, la quale corre pero sempre sulle alluvioni terrazzate del fiume. Prima di arrivare a Pergola, da cui distiamo ancora una decina di chilometri, incontriamo la caratteristica alternanza di calcari marnosi e marne della formazione dello &#8220;Schlier&#8221; e soprattutto del &#8220;Bisciaro&#8221; (il termine &#8220;bisciaro&#8221; ha avuto forse origine dal tipico aspetto degli strati calcarei nodulosi che simulano la sagoma di un rettile). Poco prima del bivio per Monterolo possiamo osservare, per quasi un chilometro, il primo affioramento di &#8220;Scaglia cinerea&#8221;, altra caratteristica formazione della serie marchigiana. Successivamente, poco prima di Pergola, la strada toccher\u00e0 la formazione della Scaglia cinerea che in quel punto presenta tipiche alternanze di marne grigio-verdognole e rosso-vinate in cui non \u00e8 troppo difficile rinvenire molte interessantissime &#8220;impronte problematiche&#8221;.<\/p>\n<p align=\"left\">La localit\u00e0 ora raggiunta, Pergola, \u00e8 oggi poco conosciuta, fu fondata nel 1200 dagli Eugubini alla confluenza del Cinisco col Cesano, sui terrazzi alluvionali; godeva nel Medioevo di grande celebrit\u00e0 per la produzione e la lavorazione delle lane, che qui era fiorente.<\/p>\n<p align=\"left\">A questo punto ci si presenta la possibilit\u00e0 di scegliere due percorsi: prendere la strada che conduce a Cagli e percorrerla fino a S. Savino dove si volta per Frontone (da qui ancora due chilometri di strada in terra battuta, ma con fondo agevole), oppure passare per Bellisio Solfare e Serra S. Abbondio per giungere fino a Frontone; chi volesse, da Bellisio Solfare pu\u00f2 raggiungere con una piccola deviazione Percozzone e Cabernardi per raccogliere cristalli di zolfo nelle discariche delle miniere un tempo assai sfruttate. Pur essendo la prima strada proposta forse la pi\u00f9 panoramica, in quanto ci consente di vedere il gruppo del Catria nella sua completezza, noi transiteremo per la seconda poich\u00e9 ci permette l&#8217;attraversamento di zone pi\u00f9 interessanti dal punto di vista geologico e perch\u00e9 consente, a coloro che lo volessero, di effettuare una sosta al Santuario della Madonna del Sasso, che sorge inerpicato su un dirupo scosceso, circa duecento metri prima del bivio per Serra S. Abbondio. Da qui la strada che corre ora con un tappeto asfaltato di ottima qualit\u00e0, incide pi\u00f9 o meno profondamente una anticlinale, mettendo in luce particolarmente una alternanza di calcari marnosi e marne della formazione della &#8220;Scaglia rossa&#8221;, che con varie, policrome ed elegantissime sfumature ci accompagner\u00e0 per un certo tratto.<\/p>\n<p align=\"left\">Di fronte a noi, improvvisamente, su un cucuzzolo caratteristico ed inconfondibile, ci appare il Castello malatestiano di Frontone, altra apprezzata meta di gite ed escursioni&#8230; gastronomiche. Qui infatti si trovano le specialit\u00e0 pi\u00f9 gustose a tipiche di tutta la zona, cio\u00e8 il coniglio in porchetta, la crescia (una specie di piadina romagnola) col prosciutto e dell&#8217;eccellente agnello arrosto. Si continua oltre Frontone, verso Cagli, per un chilometro, fino alla frazione di Buonconsiglio dove si volta a sinistra di fronte alla chiesetta, per la stradina che ci condurr\u00e0 fino al rifugio della Vernosa, a duecento metri dalla vetta. Abbandonate le case di Buonconsiglio la strada corre a fondovalle, parallela ad un torrentello le cui acque ci scendono incontro tenendosi sulla nostra sinistra.<\/p>\n<p align=\"left\">Ad un certo punto arriviamo ad una caratteristica gola chiamata Stretto del Mandrale, il cui fianco sinistro \u00e8 per la maggior parte dell&#8217;anno bagnato da uno stillicidio che consento lo sviluppo di feltri viscidi e compatti di Cianoficee; nelle nicchie e nei luoghi adiacenti prosperano moltissime felci dalle fronde delicate ed eleganti. Circa cinquanta metri prima dello stretto \u00e8 possibile rinvenire, nel detrito di falda che si trova sulla destra, una interessantissima stazione di <em>Drypis spinosa<\/em>, una bellissima cariofillacea che attira l&#8217;attenzione dell&#8217;osservatore non solo per le sue foglie oltremodo pungenti, ma anche e soprattutto per il suo habitat d&#8217;avanguardia: infatti vive rigogliosa su questa grossolana breccia calcarea che tra l&#8217;altro \u00e8 in continuo movimento. Questa \u00e8 una specie di origine balcanica e ci\u00f2 ha permesso ad alcuni ricercatori di fare interessantissimi studi sulle relazioni che intercorrono tra le flore appenniniche e quelle danubiano-carpatiche.<\/p>\n<p align=\"left\">Continuiamo il percorso ed affrontiamo i primi tornanti che incidono i fianchi della montagna rendendo visibili gli strati di calcare biancastro a grana fine (calcare rupestre) in cui si possono osservate chiaramente gli effetti della microtettonica; nei giunti di stratificazione, e pi\u00f9 precisamente nelle piccole cavit\u00e0 che qui si sono formate, e facile rinvenire molti piccoli cristalli di calcite, la cui raccolta \u00e8 assai facile e divertente.<\/p>\n<p align=\"left\">Sulle pendici pi\u00f9 ripide della montagna s&#8217;intravedono delle macchie quasi nere sparse qua e l\u00e0: sono i lecci che hanno resistito alla millenaria caccia dell&#8217;uomo e che con caparbiet\u00e0 sostengono questa terribile battaglia per la vita.<\/p>\n<p align=\"left\">Gli aspetti vegetazionali sono qui i pi\u00f9 disparati nelle diverse stagioni; in marzo i primi accenni della vita che riprende li d\u00e0 il Corniolo (<em>Cornus mas<\/em>) che si ricopre di minuscoli fiori gialli prima ancora di inverdire. Subito dopo \u00e8 possibile cogliere i colori delicatissimi degli amenti dei noccioli (<em>Corylus avellana<\/em>) che sono sparsi qua e la nella boscaglia. L&#8217;estate \u00e8 un&#8217;esplosione di verde che gradualmente scema nella policromia indescrivibile del paesaggio autunnale. In mezzo alle querce incontriamo frequentemente carpini, aceri e frassini; tra i muschi che tappezzano le pareti pi\u00f9 ripide ed umide si notano i magnifici esemplari di una bellissima Polipodiacea, <em>Ceterach officinarum<\/em>, la &#8220;Felce rugginosa&#8221;.<\/p>\n<p align=\"left\">I faggi li incontriamo poco prima di raggiungere i prati di Valpiana che sono a quota 950 circa. Qui, stante la presenza di un opportuno ricovero, troviamo al pascolo molte mucche, alcuni cavalli ed i muli, collaboratori insostituibili dei boscaioli. Nel mese di maggio questa zona \u00e8 ancora pi\u00f9 bella del solito a causa di una splendida fioritura di candidi asfodeli.<\/p>\n<p align=\"left\">Tra i faggi, per ancora un paio di chilometri rinveniamo abbondante l&#8217;Agrifoglio (<em>Ilex aquifolium<\/em>); nel sottobosco ci sono <em>Daphne laureola<\/em>, <em>Scilla bifolia<\/em>, <em>Cardamine bulbifera<\/em>, e talvolta anche una bellissima Papaveracea, <em>Corydalis cava<\/em>.<\/p>\n<p align=\"left\">Abbiamo superato quota mille e percorriamo la strada che \u00e8 stata tracciata sul fianco nord del Monte Acuto nel mezzo del bosco di faggio che qui \u00e8 piuttosto giovane ma rigoglioso e vitale; ci\u00f2 testimonia le adatte condizioni ecologiche presenti per questa specie. Sempre sul fianco dell&#8217;Acuto esiste un piccolo rifugio aperto a tutti e quindi anche affidato alla pubblica educazione; purtroppo stiamo costretti a lamentarci (e il discorso vale anche per il prossimo rifugio, quello della Vernosa) della maleducazione e della scorrettezza dei visitatori che lasciano qui in terra i resti dei loro festini e che imbrattano molto volentieri anche i muri di queste stanze. Proprio qui intorno al rifugio \u00e8 facile la ricerca delle ammoniti liassiche e con un p\u00f2 di fortuna e buona volont\u00e0 se ne possono trovare degli esemplari interi e piuttosto belli. S\u00ec continua a salire su questa strada che \u00e8 di recente costruzione; come le altre (pi\u00f9 nuove e pi\u00f9 inutili) ha inferto con il suo tracciato una grave ferita alla montagna. Arriviamo ai primi prati; in questa zona si trovano le rocce pi\u00f9 antiche, infatti sotto le cosiddette Balze della Porta c&#8217;\u00e8 il &#8220;Calcare Massiccio&#8221;, formazione ben individuabile perch\u00e9 costituita da calcari, calcari dolomitici anche cristallini senza stratificazioni evidenti. In tutto il resto della zona c&#8217;\u00e8 la formazione della &#8220;Pietra corniola&#8221;, costituita da calcari grigio-brunastri, ben stratificati, con all&#8217;interno eleganti e regolarissimi cristalli di pirite, noduli e lenti di selce grigia, ammoniti, brachiopodi ed echinidi.<\/p>\n<p align=\"left\">La vetta del Catria, che si raggiunge a piedi dal rifugio della Vernosa in circa venti minuti, \u00e8 costituita da calcare rupestre, i cui strati emergono abbastanza regolarmente in direzione S-W.<\/p>\n<p align=\"left\">Sulla sella tra i due monti (Acuto e Catria) si osservano dei magnifici prati circondati dal ceduo di faggio in cui sono sparsi qua e l\u00e0 cespugli di questa specie che assumono qui forme elegantissime in seguito sia all&#8217;azione del vento sia come conseguenza delle morsicature inferte dal bestiame durante il pascolo (&#8220;meccanomorfosi&#8221;). \u00c8 difficile dire quante sia il pi\u00f9 bello tra gli spettacoli che ci vengono offerti dalle fioriture primaverili: all&#8217;inizio distese di crochi, poi la fantasmagoria dei colori delle viole e delle primule che for mano un tappeto continuo. Qua e l\u00e0 ogni tanto si osserva il volo festoso del Fringuello, del Cuculo, della Ghiandaia che rallegrano ancor di pi\u00f9 il paesaggio. In questi luoghi fino a qualche decina di anni fa c&#8217;erano le aquile che nidificavano; il territorio era considerato come il pi\u00f9 nordico raggiunto dal lupo; per la Coturnice, che dovrebbe essere la regina incontrastata di queste vette, dobbiamo dire che non \u00e8 cos\u00ec frequente come ci si potrebbe aspettare. Nella zona ci sono oggi i cinghiali liberati qualche anno fa a titolo sperimentale dal Comitato della Caccia di Pesaro; essi sono divenuti numerosissimi ed anche molto dannosi perch\u00e8 &#8220;rufolano&#8221; sui prati incidendo gravemente la cotica erbosa ed offrendo cosi la prima via d&#8217;attacco all&#8217;erosione. Ad un centinaio di metri dal rifugio arriva anche la strada che, dall&#8217;antica Abbazia di Santa Croce di Fonte Avellana, sale sul versante Sud-Est del Monte attraverso bellissimi boschi di faggio, seguendo un tracciato molto discutibile anche dal punto di vista tecnico. Scendendo di qui qualcuno potr\u00e0 fermarsi per raccogliere un po&#8217; di vischio (<em>Viscum album<\/em>) che cresce rigoglioso su alcuni faggi, e che, sempre verde com&#8217;\u00e8, si pu\u00f2 notare molto pi\u00f9 facilmente in inverno.<\/p>\n<p align=\"left\">Dopo essersi ancora fermati in qualche prato per raccogliere <em>Carlina acaulis var. caulescens<\/em> (oggi tanto apprezzata per le composizioni di fiori secchi), arriviamo all&#8217;Abbazia che sorge ai piedi del monte, nel mezzo di un &#8220;catino&#8221; di detriti di falda quivi assai potenti; il luogo \u00e8 bello paesisticamente e l&#8217;architettura della costruzione assai interessante: infatti vi si pu\u00f2 ammirare un chiostro, una sala capitolare, un refettorio e l&#8217;antico scrittolo dove i monaci ricopiavano i testi classici; la chiesa \u00e8 costituita da una navata con presbiterio sopraelevato che appoggia sulla cripta sottostante; l&#8217;abside ha forma circolare. Dal piazzale antistante il Monastero si pu\u00f2 osservare un magnifico esemplare di Tasso (<em>Taxus baccata<\/em>) a testimonianza di come una volta questa specie crescesse abbondante nella zona; oggi \u00e8 possibile rinvenire solo alcuni piccoli esemplari sparsi pi\u00f9 in alto nel ceduo di faggio.<\/p>\n<p align=\"left\">Seguendo la strada di fondo valle ci si porta rapidamente fino a Serra S. Abbondio, luogo in cui vi salutiamo e vi auguriamo un buon rientro alle vostre citt\u00e0; ci scusiamo con voi qualora vi avessimo fatto affaticare un po&#8217; troppo, ma siamo sicuri che ricorderete sempre con piacere il Monte Catria.<\/p>\n<p align=\"left\">(Ringrazio il dott. Francesco Corbetta ed il dott. Giulio Pisa per il prezioso aiuto e gli appassionati consigli che hanno contribuito ad una migliore stesura di questo lavoro).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Senigallia, che si trova sulla costa adriatica a Nord di Ancona, nelle giornate chiare e serene, guardano verso Ovest, tra il profilo della catena appenninica che ci appare variamente sfumato all&#8217;orizzonte, si pu\u00f2 osservare la sagoma del Monte Catria col suo caratteristico &#8220;gibbo&#8221; dantesco (Alcuni cultori di studi danteschi sostengono che Dante fu anche &hellip; <a href=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/da_senigallia_al_monte_catria\/\" class=\"more-link\">Leggi tutto<span class=\"screen-reader-text\"> &#8220;Da Senigallia al Monte Catria&#8221;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":26,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[82],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/112"}],"collection":[{"href":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-json\/wp\/v2\/users\/26"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=112"}],"version-history":[{"count":0,"href":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/112\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=112"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=112"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=112"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}