{"id":110,"date":"2004-12-29T01:10:33","date_gmt":"2004-12-28T23:10:33","guid":{"rendered":"1175930979"},"modified":"2008-03-03T09:41:49","modified_gmt":"2008-03-03T08:41:49","slug":"caso_moro_quella_mano_sbadata","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/caso_moro_quella_mano_sbadata\/","title":{"rendered":"Caso Moro: quella mano sbadata&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>La signora Nunzia Damiano abita al numero 96 di via Gradoli, a Roma, in un anonimo condominio sulla Cassia. La mattina del 18 aprile 1978, viene svegliata da frettolosi passi nell\u2019appartamento soprastante, e poco dopo si accorge che sul soffitto della cucina si sta allargando una macchia di infiltrazione d\u2019acqua. Corre ad avvisare l\u2019ingegner Borghi, l\u2019inquilino del piano di sopra, prima che si allaghi mezzo mondo. Suona all\u2019interno 11 una, due, tre volte: non c\u2019\u00e8 nessuno. Non le resta che chiamare i pompieri.<\/p>\n<h3>La caduta del covo<\/h3>\n<p>La colpa \u00e8 del telefono della doccia lasciato aperto e appoggiato contro il muro, ma l\u2019appartamento riserva ben altre sorprese: \u00e8 un covo delle Brigate Rosse, ancora \u201ccaldo\u201d cio\u00e8 in uso.<br \/>\nMagari tenendo la scoperta riservata si potrebbero organizzare appostamenti e fermare eventuali frequentatori, come gi\u00e0 fece il generale Dalla Chiesa a Robbiano di Mediglia nel \u201874; invece la notizia \u00e8 subito data in pasto a giornali e TV, e l\u2019appartamento diventa la grande vetrina delle BR: armi in bella mostra sul tavolo, volantini, divise della Polizia e dell\u2019Alitalia, targhe false. Questo toglie ogni dubbio: si tratta della centrale operativa dei terroristi che il 16 marzo hanno sequestrato Aldo Moro e ucciso i cinque agenti della scorta. Il capo brigatista Mario Moretti, che abita il covo sotto la falsa identit\u00e0 di Mario Borghi, addirittura apprende la notizia dalla TV e si guarda bene dal far ritorno a casa.<\/p>\n<h3>La perquisizione del 18 marzo<\/h3>\n<p>Si tratti di scoperta accidentale o pilotata, subito affiorano strane coincidenze.<br \/>\nLa Polizia \u00e8 gi\u00e0 stata in quel condominio. Il 18 marzo, appena due giorni dopo la strage di via Fani \u2013 non si sapr\u00e0 mai se durante una perquisizione a tappeto o dopo una soffiata \u2013 le forze dell\u2019ordine arrivano a via Gradoli 96 e ispezionano uno per uno gli appartamenti. Il magistrato che conduce le indagini, dottor Infelisi, \u00e8 stato chiaro: degli appartamenti chiusi o si sfondino le porte o si attenda l\u2019arrivo degli inquilini con il piantone. L\u2019ordine, eseguito in innumerevoli casi con gran disagio di cittadini innocenti, proprio quella volta che poteva avere effetti di incalcolabile portata, viene disatteso. Arrivati all\u2019interno 11 e non ricevendo risposta, gli agenti se ne vanno senza accertamenti: a detta dei vicini, gli inquilini sarebbero persone tranquille. La Commissione Moro censurer\u00e0 questa clamorosa omissione, definendola \u201cgrave inosservanza\u201d, e la magistratura scoprir\u00e0 un particolare che ha dell\u2019incredibile: la relazione di servizio di quella perquisizione, datata 18 marzo 1978 e saltata fuori solo quattro anni dopo, risulta scritta su carta intestata \u201cDipartimento di Polizia\u201d, un organismo costituito solo nel 1981 dopo la legge di riforma. Si tratta di un falso.<\/p>\n<h3>La seduta spiritica<\/h3>\n<p>Il nome \u201cGradoli\u201d riemerge una seconda volta in pieno sequestro, il 2 aprile. Quella domenica, nella casa di Alberto Cl\u00f2 sulle colline bolognesi, si riunisce un gruppo di professori universitari con tanto di mogli e bambini. Tra gli altri, ci sono anche Romano Prodi e Mario Baldassarri. L\u2019atmosfera \u00e8 quella di una scampagnata, peccato che piova. Per allentare la noia, a qualcuno viene l\u2019idea di tenere una seduta spiritica ed evocare gli spiriti di Sturzo e La Pira per chiedere loro dove sia la prigione di Moro. Tra i farfugliamenti del piattino, un paio di nomi viene fuori chiaramente: G-r-a-d-o-l-i, B-o-l-s-e-n-a. La rivelazione arriva alla segreteria DC e da qui al ministro dell\u2019Interno Cossiga, che fa perquisire il paesino di Gradoli, in provincia di Viterbo. Eleonora Moro, moglie del rapito, suggerisce di verificare se esista a Roma una strada con quel nome, ma le viene risposto che a Roma una via Gradoli non c\u2019\u00e8. Scriver\u00e0 Leonardo Sciascia, nella sua relazione di minoranza alla Commissione Moro: \u00abNon meravigli che negli atti di una commissione parlamentare d\u2019inchiesta si parli, come in una commedia dialettale, di una seduta spiritica: ma dodici persone, come si suol dire, degne di fede, e per di pi\u00f9 appartenenti al ceto dotto della dotta Bologna, sono state sentite una per una dalla Commissione e tutte hanno testimoniato della seduta spiritica da loro tenuta e da cui \u00e8 venuto fuori il nome Gradoli\u00bb.<br \/>\nDietro l\u2019occultismo, con ogni probabilit\u00e0 si nasconde un espediente per far filtrare una notizia riservata senza doverne rivelare la fonte (forse l\u2019Autonomia bolognese, come ipotizzato dalla Commissione Stragi e anche da Giulio Andreotti). Che poi questa notizia sia stata manomessa e depurata del particolare decisivo (la via anzich\u00e9 il paese), \u00e8 una questione ancora pi\u00f9 profonda e inquietante.<\/p>\n<p>Insomma: il covo BR di via Gradoli, base operativa del sequestro Moro e abitazione di Mario Moretti, sfiorato il 18 marzo e dimenticato il 2 aprile, cade finalmente il 18 aprile grazie a una \u201cmanina\u201d che lascia la doccia aperta. Chi \u00e8 stato? Anche concedendo che l\u2019allagamento del covo sia stato provocato \u2013 volontariamente o meno \u2013 da qualche brigatista e che gli \u201cspiriti\u201d si riferiscano al paesino, sembra strano che Moretti abbia potuto dormire sonni tranquilli per due settimane in quel posto divenuto cos\u00ec pericolosamente \u201comonimo\u201d. Forse, gli \u201cspiriti\u201d avevano visto giusto e volevano veramente aiutare le indagini? Oppure solo lanciare un avvertimento a chi lo sapesse cogliere?<br \/>\nAmbigua, torbida, a tratti grottesca, ma gravida di implicazioni e sottintesi, la vicenda del covo BR di via Gradoli rappresenta lo snodo cruciale del caso Moro. Vi si intrecciano inefficienze, ritardi, menzogne e una serie impressionante di errori (non sappiamo se colposi o dolosi). Di via Gradoli certamente gli investigatori e i servizi di sicurezza sapevano; e se ci fossero arrivati prima e avessero gestito le informazioni un po\u2019 meglio o solo un po\u2019 meno peggio, sarebbe stata diversa la storia del sequestro e forse anche quella dell&#8217;Italia.<\/p>\n<h3>Il falso comunicato n\u00b0 7<\/h3>\n<p>Ma torniamo al 18 aprile. Quello non \u00e8 un giorno qualsiasi: \u00e8 il trentennale della vittoria DC alle elezioni del \u201948. E proprio quel giorno, quasi contemporaneamente all&#8217;allagamento, avviene un altro fatto enigmatico: \u00e8 diffuso il comunicato n. 7, che annuncia la morte del prigioniero e l\u2019occultamento del corpo nel Lago della Duchessa, sui monti tra Lazio e Abruzzo. Si scoprir\u00e0 che il comunicato \u00e8 un falso, non opera delle BR ma di tale Antonio Chichiarelli, un falsario romano legato alla banda della Magliana e ai servizi segreti; sulle prime per\u00f2 gli inquirenti lo giudicano autentico, scatenando affannose quanto inutili ricerche. Allora, a cosa e a chi serve la messinscena? Di sicuro, dando per autentico un comunicato falso, s\u2019invade il campo della comunicazione brigatista, si aggiunge un rumore che rende indistinguibili le voci, si intacca la \u201ccredibilit\u00e0\u201d delle BR verso le masse. Ma non si potrebbe anche voler saggiare la reazione dell\u2019opinione pubblica di fronte ad un epilogo tragico? Lo stesso Moro, dal carcere del popolo, scriver\u00e0 di una \u201cmacabra prova generale\u201d della sua esecuzione. E perch\u00e9 il riferimento a quel lago? Ci sono nel messaggio allusioni oscure, comprensibili solo dai veri destinatari?<br \/>\nA distanza di tempo, un\u2019impressione resta: gli accadimenti del 18 aprile 1978 sembrano messaggi in codice rivolti alle stesse Brigate Rosse, affinch\u00e9 il sequestro si avviasse ad una rapida conclusione. Ma da chi? Possiamo ipotizzare l\u2019esistenza di un \u201cpartito non brigatista dell\u2019omicidio\u201d, che spinse per la fine cruenta chiudendo tutti i canali di una possibile trattativa, per vie sia istituzionali che \u2013 diciamo cos\u00ec \u2013 extra-legali. \u00c8 probabile, infatti, che da quando Moro aveva iniziato a parlare, rivelando forse informazioni riservate, si fosse messa in moto una macchina volta insieme a liquidare l\u2019ostaggio e a recuperare il materiale compromettente (il famoso \u201cmemoriale\u201d).<br \/>\nVerosimilmente, il messaggio che dalle operazioni Gradoli e Duchessa dovette arrivare al commando che tratteneva Moro poteva essere questo: \u201cvi stiamo addosso; sappiamo dove siete, siamo in grado di smantellare le vostre sedi e di occupare i vostri canali di comunicazione con i mass-media. Non vi venga in mente di gestire l\u2019affare in modo diverso da quello indicato nel comunicato della Duchessa\u201d. Le Brigate Rosse eseguirono.<\/p>\n<h3>Bibliografia consigliata<\/h3>\n<ul>\n<li>Leonardo Sciascia, <em>&#8220;L&#8217;affaire Moro&#8221;<\/em>, Adelphi 1978<\/li>\n<li>Giuseppe Zupo, Vincenzo Marini Recchia, <em>&#8220;Operazione Moro. I fili ancora coperti di una trama politica criminale&#8221;<\/em>, Franco Angeli 1984<\/li>\n<li>Sergio Flamigni, <em>&#8220;La tela del ragno. Il delitto Moro&#8221;<\/em>, Kaos 1993<\/li>\n<li>Sergio Flamigni, <em>&#8220;Convergenze parallele. Le Brigate rosse, i servizi segreti e il delitto Moro&#8221;<\/em>, Kaos 1998<\/li>\n<li>Alfredo C. Moro, <em>&#8220;Storia di un delitto annunciato. Le ombre del caso Moro&#8221;<\/em>, Ed. Riuniti 1998<\/li>\n<li>Francesco M. Biscione, <em>&#8220;Il delitto Moro. Strategie di un assassinio politico&#8221;<\/em>, Ed. Riuniti 1998<\/li>\n<li>Sergio Flamigni, <em>&#8220;Il covo di Stato. Via Gradoli 96 e il delitto Moro&#8221;<\/em>, Kaos 1999<\/li>\n<li>Giovanni Fasanella, Claudio Sestieri con Giovanni Pellegrino, <em>&#8220;Segreto di Stato. La verit\u00e0 da Gladio al caso Moro&#8221;<\/em>, Einaudi 2000<\/li>\n<li>Giovanni Fasanella, Giuseppe Rocca, <em>&#8220;Il misterioso intermediario. Igor Markevic e il caso Moro&#8221;<\/em>, Einaudi 2003<\/li>\n<li>Vladimiro Satta, <em>&#8220;Odissea nel caso Moro&#8221;<\/em>, Edup 2003<\/li>\n<li>Commissione Stragi (XIII legislatura), resoconti stenografici delle audizioni del 17\/06\/1998, 23\/06\/1998, 10\/11\/1999 e 11\/11\/1999.Materiale reperibile in rete:<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.apolis.com\/moro\" target=\"_blank\"><u>www.apolis.com\/moro<\/u><\/a><\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La signora Nunzia Damiano abita al numero 96 di via Gradoli, a Roma, in un anonimo condominio sulla Cassia. 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