{"id":1025,"date":"2007-11-28T21:55:38","date_gmt":"2007-11-28T19:55:38","guid":{"rendered":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/lanfranco-pace-un-individualismo-intelligente\/"},"modified":"2007-11-28T16:17:06","modified_gmt":"2007-11-28T14:17:06","slug":"lanfranco-pace-un-individualismo-intelligente","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/lanfranco-pace-un-individualismo-intelligente\/","title":{"rendered":"Lanfranco Pace: un individualismo intelligente"},"content":{"rendered":"<p>Lo scorso 17 novembre, a Senigallia, si \u00e8 tenuto un dibattito sul tema &#8220;<em>Meritocrazia e opportunit\u00e0, generazioni a confronto sull&#8217;eredit\u00e0 del &#8217;68 e la realt\u00e0 di oggi<\/em>&#8220;. All&#8217;incontro, promosso dalla <a href=\"http:\/\/www.fidapa.it\/\">FIDAPA<\/a>, hanno partecipato <strong>Lanfranco Pace<\/strong>, giornalista de <a href=\"http:\/\/www.ilfoglio.it\/\">Il Foglio<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.la7.it\/\">La 7<\/a>, <strong>Riccardo Paradisi<\/strong> dell&#8217;<a href=\"http:\/\/www.indipendenteonline.it\/\">Indipendente<\/a> e <strong>Maria Teresa Bianciardi<\/strong> del <a href=\"http:\/\/www.corriereadriatico.it\/\">Corriere Adriatico<\/a>; moderava <strong>Massimo Morici<\/strong>.<\/p>\n<p>Dopo <a href=\"http:\/\/scaloni.it\/popinga\/due-generazioni-a-confronto\">il primo intervento di Riccardo Paradisi<\/a>, ecco quello di Lanfranco Pace. Ne seguiranno altri.<\/p>\n<p align=\"center\"><object width=\"425\" height=\"355\"><param name=\"movie\" value=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/GOp9AaTtFQY&#038;rel=1\"><\/param><param name=\"wmode\" value=\"transparent\"><\/param><embed src=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/GOp9AaTtFQY&#038;rel=1\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" wmode=\"transparent\" width=\"425\" height=\"355\"><\/embed><\/object><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<blockquote><p>Avremo bisogno di un paese pi\u00f9 libero da vincoli, da barriere. In Italia per essere giornalista bisogna fare un esame di stato, mentre altrove basta che la met\u00e0 del reddito provenga dalla professione giornalistica: se uno ti paga per fare il giornalista significa che vali come giornalista e quindi sei un giornalista professionista. E\u2019 cos\u00ec in Francia, \u00e8 cos\u00ec in Germania, in Inghilterra non se ne parla nemmeno, in Italia ci vuole un esame di stato.<\/p>\n<p>Altre professioni richiedono esami di stato e quindi di barriere ce ne sono tante. Ci sono poi barriere strutturali, nel senso che in Italia il lavoro garantito \u00e8 sempre pi\u00f9 garantito, e quello meno garantito sempre meno garantito.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 una frattura che esiste dagli anni \u201970. Mi ricordo di \u201c<em>Le due societ\u00e0<\/em>\u201d di Alberto Asor Rosa, un professore che non raccoglieva tutte le mie simpatie; l\u00ec era contenuta, per\u00f2, un&#8217;osservazione puntuale e lucida. C\u2019erano due societ\u00e0,  e quella meno  garantita era appunto una societ\u00e0 violenta.<\/p>\n<p>Superata quella fase la societ\u00e0 non garantita \u00e8 rimasta appunto non garantita; si continuano a fare accordi sulle pensioni, accordi contrattuali sul mercato del lavoro in funzione della tutela di chi sul mercato gi\u00e0 c\u2019\u00e8 ed  ha le sue protezioni. Questo esclude i giovani.<\/p>\n<p>Detto questo per\u00f2 c\u2019\u00e8, a mio parere, un problema di rivoluzione culturale; cio\u00e8 di non rifare quello che fece la generazione del \u201968, il cui unico errore fu quello di mettere il cappello del marxismo e\/o del leninismo, ma di darne tutte le caratteristiche di novit\u00e0 dirompente che dovrebbe avere.<\/p>\n<p>Un cambiamento di mondo, quello a cui noi stiamo assistendo. Non \u00e8 vero che queste sarebbero le generazioni pi\u00f9 povere del dopoguerra; per esempio chi si trov\u00f2 a fare una guerra mondiale sicuramente usc\u00ec dalla guerra pi\u00f9 povero di come c\u2019entr\u00f2. In effetti questa che sta avvenendo \u00e8 una guerra mondiale, anzi planetaria, per fortuna incruenta, i cui effetti, per\u00f2, sono gli stessi. Distruggono ricchezza e creano i presupposti per creare nuova ricchezza, ma di segno diverso.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la sfida che i giovani italiani dovrebbero riprendere, fregandosene un po\u2019 delle conseguenze sociali, personali e delle difficolt\u00e0 frapposte dalle istituzioni, dalla storia, dalla pesantezza e dagli affarismi sindacali e politici. Non perch\u00e9 non ci siamo e non vadano combattute, ma perch\u00e9 il modo pi\u00f9 proficuo oggi per combatterle \u00e8 esattamente quello di trovare un individualismo intelligente e, sulla base di questo individualismo intelligente, ricostruire forme di aggregazione.<\/p>\n<p>Non ripetendo gli errori del passato, non rifacendo il bertinottismo di sinistra che fa ridere i polli. Che \u00e8 un po\u2019 come occuparsi della tappezzeria dell\u2019ultimo vagone quando il treno \u00e8 fermo perch\u00e9 la locomotiva non funziona. Quindi rifarsi ad una cultura nuova che \u00e8 basata su una grande mobilit\u00e0, una grande curiosit\u00e0, ed alla consapevolezza della forza che ogni giovane ha. Grazie ai mezzi di produzione nuovi (informatica, computer), grazie all\u2019uso delle lingue, si spera (abbiamo sentito l\u2019esempio della Cina), chi sa, chi vuole fare ed ha passione per fare oggi pu\u00f2 fare, anche se in Italia il merito \u00e8 riconosciuto meno che altrove. Vincere questa battaglia ci vorr\u00e0 molto tempo, ed i giovani di tempo non ne hanno.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo scorso 17 novembre, a Senigallia, si \u00e8 tenuto un dibattito sul tema &#8220;Meritocrazia e opportunit\u00e0, generazioni a confronto sull&#8217;eredit\u00e0 del &#8217;68 e la realt\u00e0 di oggi&#8220;. 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