Hai presente l’articolo di Gianluigi sulle presunte “azioni illegali e anche criminali” del Gruppo Cremonini, accuse respinte in sede giudiziaria?

Ebbene, oggi mi  arriva una lapidaria e-mail dalla Inalca, azienda del Gruppo Cremonini, avente per oggetto: “in merito alle notizie diffamatorie da Voi trasmesse sul sito scaloni.it“. La e-mail ha come allegato una lettera dall’avv. Pietro Carotti (datata 29/01/2008) nella quale si annuncia una denuncia-querela contro chiunque (blog inclusi) partecipi “a quella che appare come un’operazione di linciaggio mediatico“.

Gianluigi, autore dell’articolo contestato, si attiva subito per cercare una conferma, o comunque una spiegazione. Spiegazione che arriva in poche ore ed è, fortunatamente, rassicurante. Si è trattato di una svista della stessa Inalca che ha incluso erroneamente Popinga tra gli “oltre 50” destinatari che oggi hanno ricevuto analoghe lettere. In una seconda e-mail di scuse, la Cremonini riconosce che l’articolo di Popinga è “equilibrato e argomenta nel modo giusto la problematica“.

Sembra dunque che siano molti i blog (come ad esempio questo) che rischiano la denuncia dall’azienda alimentare, per aver sostenuto, tramite il classico e facile passa parola, una notizia falsa e diffamante.

3 Commenti

  • 1. Gabriele (30 dicembre 2008, 2:27 pm) :

    Penso che l’azienda faccia benissimo a tutelarsi, perchè articoli come quello linkato nel post sono pura e semplice diffamazione; i blogger dovrebbero imparare a documentare attentamente ciò che scrivono e soprattutto a moderare i termini perchè nel caso in cui arrechino danno ad un’azienda che colpe non ha, potrebbero mettere a rischio qualcosa che va oltre la loro fervida immaginazione (una riduzione di fatturati ad esempio potrebbe portare a dei licenziamenti per la diminuzione della produttività).
    Per questo bisogna stare bene attenti a quello che si scrive; mi ricorda tanto quelle “catene” che giravano tempo fa e invitavano a boicottare una certa marca di benzina; peccato che nessuno dei dementi (tali sono) che aveva avviato quella “catena” pensava ad esempio a quello che poteva succedere magari al piccolo distributore di benzina di quella marca, che se per assurdo fosse stato portato a compimento il boicottamento, avrebbe rischiato il fallimento, con buona pace del titolare e magari della sua famiglia.

  • 2. daniele (30 dicembre 2008, 7:32 pm) :

    Qualche tempo fa si seppe in televisione che una ditta marchigiana utilizzava uova marce scadute, ed embrioni di pollo passati in autoclave, per confezionare pasta all’uovo e dolci. Si seppe poi del latte cinese alla melatonina , e dei dentrifici clonati e di tante altre schifezze.
    Non è la prima volta che qualcuno per guadagnarci sopra ci vende sugli scaffali dei supermercati prodotti avariati pericolosissimi alla salute,
    e così per colpa di pochi ci rimettono in tanti consumatori, imprenditori onesti e lavoratori.
    Si può concludere di questi tempi visto il gran numero di furbacchioni, bisognerà dormire con occhi aperti.
    Ci si augura che le autorità possano punire severamente chi, preso con le mani nel sacco con prove sicure, si arricchisce inquinando o trafficando con sistemi delittuosi e pericolosi alla salute.

  • 3. Scuro (5 aprile 2009, 7:46 am) :

    …………………………….

    Ho detto che non mi piace

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