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	<title>Commenti a: “Il processo fu un&#8217;autentica farsa”</title>
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		<title>Di: slv</title>
		<link>http://scaloni.it/popinga/il-processo-fu-una-autentica-farsa/comment-page-1/#comment-26465</link>
		<dc:creator>slv</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Mar 2008 10:23:47 +0000</pubDate>
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		<description>questo nuovo studio condotto dal professor Severini (a cui rivolgo i miei complimenti)ha offerto una nuova e importante occasione di dibattito storico. Lo stesso ha permesso non solo di conoscere meglio la figura dello sfortunato patriota Simoncelli(per me condannato ingiustamente e con l&#039;aggravante che la storiografia cattolica continua a definire legittima la sentenza papale), ma anche di riconfermare l&#039;importanza della storia dal cui insegnamento a mio avviso non si può e non si deve prescindere.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>questo nuovo studio condotto dal professor Severini (a cui rivolgo i miei complimenti)ha offerto una nuova e importante occasione di dibattito storico. Lo stesso ha permesso non solo di conoscere meglio la figura dello sfortunato patriota Simoncelli(per me condannato ingiustamente e con l&#8217;aggravante che la storiografia cattolica continua a definire legittima la sentenza papale), ma anche di riconfermare l&#8217;importanza della storia dal cui insegnamento a mio avviso non si può e non si deve prescindere.</p>
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		<title>Di: pietro rinaldo fanesi</title>
		<link>http://scaloni.it/popinga/il-processo-fu-una-autentica-farsa/comment-page-1/#comment-26303</link>
		<dc:creator>pietro rinaldo fanesi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Mar 2008 17:49:04 +0000</pubDate>
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		<description>Domani venerdì  28 marzo 2008  si presenterà a Senigallia il nuovo lavoro di Marco Severini su Girolamo Simoncelli. Finalmente si potrà avere la possibilità di aprire/riaprire il dibattito su un tornante della storia unitaria determinante per la comprensione di alcuni fenomeni storico-politici sovente &quot;occultati&quot; per varie ragioni. Certo, parlare di Girolamo Simoncelli, patriota e martire, significa parlare di Pio IX, della Repubblica Romana. L&#039;argomento si è sempre presentato scabroso da affrontare, soprattutto perchè non si può non effettuare una seria disamina sugli atteggiamenti della Chiesa e del suo primate Pio IX, spesso, se non sempre, in aperta contraddizione con i principi evangelici enunciati ma non praticati. L&#039;uccisione di Simoncelli rimane a mio avviso emblematico di questo atteggiamento teocratico pontificio che non si è fatto scrupoli di oltrepassare i confini dell&#039;etica, per perseguire fini che nulla hanno a che fare con lo spirito evangelico, ma sono ben ancorati a meri interessi economico-politici e di egemonia culturale sulla società. Oggi, in questo primo scorcio di secolo, forse è possibile fare nuova luce su episodi - come quello di Simoncelli - che restituiscono un quadro più completo di eventi storici, spesso ammantati dalla retorica e utilizzati a fini ideoligici. Per me, risulta molto interessante che il libro di Marco esca a Senigallia, città natale di Pio IX, osannato, santificato dalla chiesa e dai più, ma sulla cui figura invece aleggiano molte ombre sinistre.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Domani venerdì  28 marzo 2008  si presenterà a Senigallia il nuovo lavoro di Marco Severini su Girolamo Simoncelli. Finalmente si potrà avere la possibilità di aprire/riaprire il dibattito su un tornante della storia unitaria determinante per la comprensione di alcuni fenomeni storico-politici sovente &#8220;occultati&#8221; per varie ragioni. Certo, parlare di Girolamo Simoncelli, patriota e martire, significa parlare di Pio IX, della Repubblica Romana. L&#8217;argomento si è sempre presentato scabroso da affrontare, soprattutto perchè non si può non effettuare una seria disamina sugli atteggiamenti della Chiesa e del suo primate Pio IX, spesso, se non sempre, in aperta contraddizione con i principi evangelici enunciati ma non praticati. L&#8217;uccisione di Simoncelli rimane a mio avviso emblematico di questo atteggiamento teocratico pontificio che non si è fatto scrupoli di oltrepassare i confini dell&#8217;etica, per perseguire fini che nulla hanno a che fare con lo spirito evangelico, ma sono ben ancorati a meri interessi economico-politici e di egemonia culturale sulla società. Oggi, in questo primo scorcio di secolo, forse è possibile fare nuova luce su episodi &#8211; come quello di Simoncelli &#8211; che restituiscono un quadro più completo di eventi storici, spesso ammantati dalla retorica e utilizzati a fini ideoligici. Per me, risulta molto interessante che il libro di Marco esca a Senigallia, città natale di Pio IX, osannato, santificato dalla chiesa e dai più, ma sulla cui figura invece aleggiano molte ombre sinistre.</p>
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		<title>Di: Scripta Volant 6: Incontri d&#8217;Autore at ScriptaVolant</title>
		<link>http://scaloni.it/popinga/il-processo-fu-una-autentica-farsa/comment-page-1/#comment-26225</link>
		<dc:creator>Scripta Volant 6: Incontri d&#8217;Autore at ScriptaVolant</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 08:46:45 +0000</pubDate>
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		<description>[...] si è tenuta presso il locale Centro Cooperativo Mazziniano. Il dibattito si è poi spostato sul blog &#8220;Popinga” dove a tutt’oggi si registrano una cinquantina di commenti da parte di studiosi, cultori e [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] si è tenuta presso il locale Centro Cooperativo Mazziniano. Il dibattito si è poi spostato sul blog &#8220;Popinga” dove a tutt’oggi si registrano una cinquantina di commenti da parte di studiosi, cultori e [...]</p>
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		<title>Di: Guido Carletti</title>
		<link>http://scaloni.it/popinga/il-processo-fu-una-autentica-farsa/comment-page-1/#comment-26091</link>
		<dc:creator>Guido Carletti</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Mar 2008 08:24:26 +0000</pubDate>
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		<description>Anch&#039;io credo non si possa capire un tubo della nostra vita civile contemporanea prescindendo dal Risorgimento. Invece questo accade e mi sembra un continuo girare a vuoto. I valori risorgimentali sono lì, a disposizione di tutti e ci indicano in qualche modo la strada da percorrere per vivere insieme senza pestarci i calli tutti i santi giorni. Invece sono pane quotidiano le urla, gl strepiti,  gli spintoni, la propaganda infingarda e l&#039;incapacità cronica di risolvere almeno uno, uno solo, dei problemi storici che ci affliggono, a cominciare da quello dei rapporti tra Stato e Chiesa (nonostante il Concordato e la Costituzione)per finire a quelli nuovi (il rapporto tra i cittadini, i media e i monopoli che li gestiscono). Spero che forum come questo aiutino a farci capire meglio e a meglio operare, ciascuno per quel che ci compete. Comunque complimenti a tutti per il livello (alto) della discussione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Anch&#8217;io credo non si possa capire un tubo della nostra vita civile contemporanea prescindendo dal Risorgimento. Invece questo accade e mi sembra un continuo girare a vuoto. I valori risorgimentali sono lì, a disposizione di tutti e ci indicano in qualche modo la strada da percorrere per vivere insieme senza pestarci i calli tutti i santi giorni. Invece sono pane quotidiano le urla, gl strepiti,  gli spintoni, la propaganda infingarda e l&#8217;incapacità cronica di risolvere almeno uno, uno solo, dei problemi storici che ci affliggono, a cominciare da quello dei rapporti tra Stato e Chiesa (nonostante il Concordato e la Costituzione)per finire a quelli nuovi (il rapporto tra i cittadini, i media e i monopoli che li gestiscono). Spero che forum come questo aiutino a farci capire meglio e a meglio operare, ciascuno per quel che ci compete. Comunque complimenti a tutti per il livello (alto) della discussione.</p>
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		<title>Di: Neoghibellino</title>
		<link>http://scaloni.it/popinga/il-processo-fu-una-autentica-farsa/comment-page-1/#comment-26019</link>
		<dc:creator>Neoghibellino</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Mar 2008 16:34:51 +0000</pubDate>
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		<description>Ho letto con vero piacere i numerosi commenti al podcast relativo alla conferenza del 9 febbraio su Girolamo Simoncelli.Complimenti al prof. Severini per aver suscitato un dibattitto (anche storico) così vivace, segno evidente che a Senigallia, e non solo, questi argomenti non sono affatto peregrini. Tra i tanti interventi, hanno suscitato la mia ilarità quelli di Neoguelfo che maldestramente fa bruscamente sterzare verso i suoi interessi di parte la lettura della storia: come si fa a sostenere che la Repubblica Romana sia stata prodromo di nefandezze quali la prima guerra mondiale, etc. etc.? Simili affermazioni resuscitano a forza atteggiamenti neoghibellini e invece sarebbe tempo di usare maggior ragionevolezza nel ponderare argomenti storici quali quello che riguarda la vicenda del senigalliese Girolamo Simoncelli, troppo spesso sminuito da parte &quot;cattolica&quot;. E&#039; gioco forza consigliare a Neoguelfo di andarsi a rileggere i &quot;fondamentali&quot; dello studio storico: questo per evitargli in futuro figure barbine come quella che sta facendo, unico tra i tanti, con le sue esternazioni bislacche.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto con vero piacere i numerosi commenti al podcast relativo alla conferenza del 9 febbraio su Girolamo Simoncelli.Complimenti al prof. Severini per aver suscitato un dibattitto (anche storico) così vivace, segno evidente che a Senigallia, e non solo, questi argomenti non sono affatto peregrini. Tra i tanti interventi, hanno suscitato la mia ilarità quelli di Neoguelfo che maldestramente fa bruscamente sterzare verso i suoi interessi di parte la lettura della storia: come si fa a sostenere che la Repubblica Romana sia stata prodromo di nefandezze quali la prima guerra mondiale, etc. etc.? Simili affermazioni resuscitano a forza atteggiamenti neoghibellini e invece sarebbe tempo di usare maggior ragionevolezza nel ponderare argomenti storici quali quello che riguarda la vicenda del senigalliese Girolamo Simoncelli, troppo spesso sminuito da parte &#8220;cattolica&#8221;. E&#8217; gioco forza consigliare a Neoguelfo di andarsi a rileggere i &#8220;fondamentali&#8221; dello studio storico: questo per evitargli in futuro figure barbine come quella che sta facendo, unico tra i tanti, con le sue esternazioni bislacche.</p>
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		<title>Di: Emanuele Panni</title>
		<link>http://scaloni.it/popinga/il-processo-fu-una-autentica-farsa/comment-page-1/#comment-26011</link>
		<dc:creator>Emanuele Panni</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Mar 2008 14:10:45 +0000</pubDate>
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		<description>Due parole sull&#039;importanza dello studio del Risorgimento.
Sono laureato in Storia e ora insegno lettere alle medie, parlo per esperienza personale. Lo studio del risorgimento è fondamentale per capire le categorie e la situazione politico istituzionale italiana del &#039;900 italiano. Costituzione, repubblica, liberalismo, rapporti stato- chiesa, questione settentrionale, e forma istituzionale e amministrativa dello stato sono argomenti difficilmente comprensibili senza lo studio della loro evoluzione durante le vicende risorgimentali. Le vicende risorgimentali hanno segnato nel bene o nel male in modo profondo le sorti future del nostro paese. Per quello che riguarda Simoncelli, è molto interessante la ricostruzione del prof Severini. Per quello che ho potuto evincere dall&#039;ascolto del podcast la ricerca evita i rischi di un lavoro agiografico concentrandosi sullo studio del processo e di un clima di scontro e di scarse tutele giuridiche proprio dello Stato della Chiesa come di altri Stati italiani del periodo. Non vedo l&#039;ora di poter leggere il testo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Due parole sull&#8217;importanza dello studio del Risorgimento.<br />
Sono laureato in Storia e ora insegno lettere alle medie, parlo per esperienza personale. Lo studio del risorgimento è fondamentale per capire le categorie e la situazione politico istituzionale italiana del &#8216;900 italiano. Costituzione, repubblica, liberalismo, rapporti stato- chiesa, questione settentrionale, e forma istituzionale e amministrativa dello stato sono argomenti difficilmente comprensibili senza lo studio della loro evoluzione durante le vicende risorgimentali. Le vicende risorgimentali hanno segnato nel bene o nel male in modo profondo le sorti future del nostro paese. Per quello che riguarda Simoncelli, è molto interessante la ricostruzione del prof Severini. Per quello che ho potuto evincere dall&#8217;ascolto del podcast la ricerca evita i rischi di un lavoro agiografico concentrandosi sullo studio del processo e di un clima di scontro e di scarse tutele giuridiche proprio dello Stato della Chiesa come di altri Stati italiani del periodo. Non vedo l&#8217;ora di poter leggere il testo.</p>
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		<title>Di: Sara Rossi</title>
		<link>http://scaloni.it/popinga/il-processo-fu-una-autentica-farsa/comment-page-1/#comment-25815</link>
		<dc:creator>Sara Rossi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2008 09:47:25 +0000</pubDate>
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		<description>Vorrei ringraziare innanzitutto il Prof. Severini per avermi fatto conoscere il forum e avermi invitato a prendere parte al dibattito e complimentarmi per il Suo nuovo lavoro.
Nei precedenti commenti si è già detto molto sull’importanza che la Repubblica Romana ebbe nel processo di formazione dello Stato Italiano e del fatto che molto spesso la storia è fatta di persone che rimasero nell’ombra e non ebbero i giusti meriti.
Quindi le prime riflessioni che a me vengono in mente e sulle quali vorrei soffermarmi sono sul metodo storiografico  che sta prendendo una nuova impostazione di ricerca che trovo molto stimolante. Ricercare varie fonti, soprattutto nella sfera privata, utilizzare archivi e memorie rende necessario che esse vengano selezionate e gestite; inevitabilmente ogni storico lo fa in base ai suoi criteri di ricerca e alla coscienza storica che si è formato attraverso le sue esperienze e il suo bagaglio culturale.
Credo  che stia poi al lettore attento e appassionato prescindere dalle eventuali faziosità e con occhio critico ricercare la verità o avvicinarvisi il più possibile. Soprattutto per un tema caldo come il Risorgimento italiano si troveranno sempre diverse impostazioni storiografiche, di stampo cattolico da una parte e laico dall’altra.
Il lavoro dello storico non deve limitarsi a rimaneggiare solamente le fonti già note, ma deve essere una costante ricerca, per amore della Storia e della Verità oggettiva; e il fatto che, come in questo caso,esso susciti un dibattito per me va visto come stimolo e incentivo ad andare avanti nell’esplorare argomenti e situazioni particolari attraverso la ricerca di documenti inediti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei ringraziare innanzitutto il Prof. Severini per avermi fatto conoscere il forum e avermi invitato a prendere parte al dibattito e complimentarmi per il Suo nuovo lavoro.<br />
Nei precedenti commenti si è già detto molto sull’importanza che la Repubblica Romana ebbe nel processo di formazione dello Stato Italiano e del fatto che molto spesso la storia è fatta di persone che rimasero nell’ombra e non ebbero i giusti meriti.<br />
Quindi le prime riflessioni che a me vengono in mente e sulle quali vorrei soffermarmi sono sul metodo storiografico  che sta prendendo una nuova impostazione di ricerca che trovo molto stimolante. Ricercare varie fonti, soprattutto nella sfera privata, utilizzare archivi e memorie rende necessario che esse vengano selezionate e gestite; inevitabilmente ogni storico lo fa in base ai suoi criteri di ricerca e alla coscienza storica che si è formato attraverso le sue esperienze e il suo bagaglio culturale.<br />
Credo  che stia poi al lettore attento e appassionato prescindere dalle eventuali faziosità e con occhio critico ricercare la verità o avvicinarvisi il più possibile. Soprattutto per un tema caldo come il Risorgimento italiano si troveranno sempre diverse impostazioni storiografiche, di stampo cattolico da una parte e laico dall’altra.<br />
Il lavoro dello storico non deve limitarsi a rimaneggiare solamente le fonti già note, ma deve essere una costante ricerca, per amore della Storia e della Verità oggettiva; e il fatto che, come in questo caso,esso susciti un dibattito per me va visto come stimolo e incentivo ad andare avanti nell’esplorare argomenti e situazioni particolari attraverso la ricerca di documenti inediti.</p>
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		<title>Di: Silvia Piangerelli</title>
		<link>http://scaloni.it/popinga/il-processo-fu-una-autentica-farsa/comment-page-1/#comment-25756</link>
		<dc:creator>Silvia Piangerelli</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Mar 2008 20:14:16 +0000</pubDate>
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		<description>Volevo fare i miei più sentiti complimenti al professor Severini che come sempre tratta nei suoi libri argomenti molto interessanti.
La storia del Risorgimento mi ha sempre entusiasmato, soprattutto perché durante questo periodo si iniziò concretamente a diffondere l’idea di una “patria” nazionale e quindi il desiderio di riunire con leggi e con ordinamenti politici unitari tutte le popolazioni della penisola, in quanto dotate di una storia, di una cultura e di una tradizione comuni.
Negli ultimi anni ho riscoperto l’esperienza della Repubblica Romana del 1849 che purtroppo viene male e a volte per niente trattata nelle scuole. Grande errore a mio parere perché essa, al di là della sua breve durata, fu un’esperienza fortemente innovativa che lasciò eredità profonde e durature. Innanzitutto fu uno Stato assolutamente laico che riservò alla Chiesa e al Papa il solo esercizio del potere spirituale; poi fu il primo Stato democratico e repubblicano, basato sugli ideali di uguaglianza,sovranità popolare e sul suffragio universale maschile (applicato per la prima volta in Italia), regolato dalla Costituzione più democratica ed avanzata del Risorgimento (anche se purtroppo non poté entrare in vigore). Ma quello che più mi ha affascinato è che quest’esperienza registrò il più alto numero di partecipanti popolari ad una lotta risorgimentale: patrioti provenienti da tutta Italia, borghesi, clero e donne collaborarono concretamente con le autorità repubblicane.
La mia tesi di laurea ha analizzato la partecipazione femminile durante l’esperienza della Repubblica Romana. A Roma, infatti, durante questo periodo agirono personalità femminili che, anche se sono state relegate in un angolo dalla storiografia ufficiale e a volte quasi dimenticate, giocarono un ruolo importantissimo nello scenario storico-politico dell’epoca. Cinque furono le tipologie di donne che operarono nel contesto romano del 1849: giornaliste-pubbliciste (Margaret Fuller), combattenti (Antonietta Porzi Colombi), conferenziere (Cristina Trivulzio di Belgioioso), volontarie popolane e infermiere (Anna de Cadilhac Galletti, Giulia Calame Modena).
Sono poi passata ad analizzare il contesto della mia città, Ancona, che nel 1849 oppose resistenza per 27 giorni ad un esercito austriaco mandato in Italia centrale per sconfiggere le città della Romagna e delle Marche che avevano aderito alla Repubblica Romana. 
Anche durante quest’assedio la partecipazione femminile fu alta. Purtroppo la scarsità di fonti non mi ha reso possibile svolgere una ricerca più approfondita. Dagli archivi e dai giornali è comunque emerso che in questi 27 giorni si ebbe il fiorire di episodi di pietà, di volontà e di coraggio da parte di donne spinte da fortissimo senso patriottico e di dedizione alla causa, pur in un contesto tanto lontano dal loro ordinario vivere quotidiano. Queste figlie, mogli e madri, si sono dimostrate sorprendentemente forti di fronte ai tanti pericoli, e hanno saputo offrire un saggio di notevole forza d’animo e di grande umanità. 
La storia, così come la conosciamo, ci presenta spesso grandi uomini e donne, noti per le gesta importanti e dai nomi che sono ormai pietre miliari nel complesso panorama degli eventi di questo o di quel periodo storico, ma questi grandi della storia non sono i soli ad aver firmato con il loro valore morale o militare i principali capitoli di importanti mutamenti epocali e cambiamenti sociali irreversibili. Riferendomi a quel grande fermento di iniziative popolari che fu il Risorgimento e che sfociò nella realizzazione dell’Unità d’Italia, accanto ai Mazzini e ai Garibaldi, altre figure di donne e uomini coraggiosi hanno avuto ruoli non del tutto secondari nelle lotte per l’affermazione dell’identità nazionale.
I loro nomi sono noti, forse, soltanto agli esperti studiosi, ma la storia senza il loro apporto non sarebbe la stessa; molti di questi umili ed oscuri eroi, come nel caso di Simoncelli, senza clamori e ignorati dalla gloria dei grandi, hanno profuso coraggio ed abnegazione lottando per l’affermazione dei più alti ideali, dando alla causa ciò che di più prezioso avevano: la vita.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Volevo fare i miei più sentiti complimenti al professor Severini che come sempre tratta nei suoi libri argomenti molto interessanti.<br />
La storia del Risorgimento mi ha sempre entusiasmato, soprattutto perché durante questo periodo si iniziò concretamente a diffondere l’idea di una “patria” nazionale e quindi il desiderio di riunire con leggi e con ordinamenti politici unitari tutte le popolazioni della penisola, in quanto dotate di una storia, di una cultura e di una tradizione comuni.<br />
Negli ultimi anni ho riscoperto l’esperienza della Repubblica Romana del 1849 che purtroppo viene male e a volte per niente trattata nelle scuole. Grande errore a mio parere perché essa, al di là della sua breve durata, fu un’esperienza fortemente innovativa che lasciò eredità profonde e durature. Innanzitutto fu uno Stato assolutamente laico che riservò alla Chiesa e al Papa il solo esercizio del potere spirituale; poi fu il primo Stato democratico e repubblicano, basato sugli ideali di uguaglianza,sovranità popolare e sul suffragio universale maschile (applicato per la prima volta in Italia), regolato dalla Costituzione più democratica ed avanzata del Risorgimento (anche se purtroppo non poté entrare in vigore). Ma quello che più mi ha affascinato è che quest’esperienza registrò il più alto numero di partecipanti popolari ad una lotta risorgimentale: patrioti provenienti da tutta Italia, borghesi, clero e donne collaborarono concretamente con le autorità repubblicane.<br />
La mia tesi di laurea ha analizzato la partecipazione femminile durante l’esperienza della Repubblica Romana. A Roma, infatti, durante questo periodo agirono personalità femminili che, anche se sono state relegate in un angolo dalla storiografia ufficiale e a volte quasi dimenticate, giocarono un ruolo importantissimo nello scenario storico-politico dell’epoca. Cinque furono le tipologie di donne che operarono nel contesto romano del 1849: giornaliste-pubbliciste (Margaret Fuller), combattenti (Antonietta Porzi Colombi), conferenziere (Cristina Trivulzio di Belgioioso), volontarie popolane e infermiere (Anna de Cadilhac Galletti, Giulia Calame Modena).<br />
Sono poi passata ad analizzare il contesto della mia città, Ancona, che nel 1849 oppose resistenza per 27 giorni ad un esercito austriaco mandato in Italia centrale per sconfiggere le città della Romagna e delle Marche che avevano aderito alla Repubblica Romana.<br />
Anche durante quest’assedio la partecipazione femminile fu alta. Purtroppo la scarsità di fonti non mi ha reso possibile svolgere una ricerca più approfondita. Dagli archivi e dai giornali è comunque emerso che in questi 27 giorni si ebbe il fiorire di episodi di pietà, di volontà e di coraggio da parte di donne spinte da fortissimo senso patriottico e di dedizione alla causa, pur in un contesto tanto lontano dal loro ordinario vivere quotidiano. Queste figlie, mogli e madri, si sono dimostrate sorprendentemente forti di fronte ai tanti pericoli, e hanno saputo offrire un saggio di notevole forza d’animo e di grande umanità.<br />
La storia, così come la conosciamo, ci presenta spesso grandi uomini e donne, noti per le gesta importanti e dai nomi che sono ormai pietre miliari nel complesso panorama degli eventi di questo o di quel periodo storico, ma questi grandi della storia non sono i soli ad aver firmato con il loro valore morale o militare i principali capitoli di importanti mutamenti epocali e cambiamenti sociali irreversibili. Riferendomi a quel grande fermento di iniziative popolari che fu il Risorgimento e che sfociò nella realizzazione dell’Unità d’Italia, accanto ai Mazzini e ai Garibaldi, altre figure di donne e uomini coraggiosi hanno avuto ruoli non del tutto secondari nelle lotte per l’affermazione dell’identità nazionale.<br />
I loro nomi sono noti, forse, soltanto agli esperti studiosi, ma la storia senza il loro apporto non sarebbe la stessa; molti di questi umili ed oscuri eroi, come nel caso di Simoncelli, senza clamori e ignorati dalla gloria dei grandi, hanno profuso coraggio ed abnegazione lottando per l’affermazione dei più alti ideali, dando alla causa ciò che di più prezioso avevano: la vita.</p>
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		<title>Di: Giancarlo Parma</title>
		<link>http://scaloni.it/popinga/il-processo-fu-una-autentica-farsa/comment-page-1/#comment-25445</link>
		<dc:creator>Giancarlo Parma</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Mar 2008 06:52:44 +0000</pubDate>
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		<description>Bravo Severini; e’ riuscito ad alimentare un dibattito coinvolgente attraverso quella che, probabilmente, considerava una sua opera minore. Dopo il suo “Armellini in moderato”, “La Repubblica Romana del 49, la Primavera della Nazione”, ecco, per entrare nuovamente  nel nostro Risorgimento il suo Processo inutile a un cittadino, quasi qualsiasi, della sua citta’, che e’ anche quella dell’ultimo Papa Re, dimenticato dagli storici accademici. Ma e’ un Processo che inutile non e’ dal momento che si e’ trasformato in un processo alla odierna ipocrisia e incoerenza.
La situazione in cui viveva il comune cittadino dello Stato Pontificio é magistralmente descritta dal  pur famigerato colonnello Bentivoglio (noto per aver oppresso e insanguinato la citta’ di Rimini all’indomani del fallito esperimento di Governo democratico cosiddetto delle Province Unite, e quindi al si sopra di ogni sospetto di parte) nel suo Indirizzo ai popoli e ai principi d’Italia, stampato a Rimini nel 1831: 
«In ogni parte  non vi é che incertezza, contradizione, instabilità; e non vi é altro di metodico e di fermo fuori del pagamento delle imposte e delle persecuzioni politiche. Le quali persecuzioni, comecché dipendenti dallo stravagante volere della Setta Apostolica e dagli odi privati  nelle province, rendono il dolce e paterno governo di Sua Santità di una tale intollerabilità che Giobbe stesso non sapria sostenerlo. Difatti si può egli vivere a questo modo? La Camera [Apostolica n.d.a.] vuole la metà delle tue rendite. Il Vescovo ti molesta per una donna. La Polizia ti perseguita per opinione politica. Il Legato ti schiaccia, perché il suo potere sta sotto la porpora e non conosce confini. La Inquisizione ti carcera e ti tormenta in secreto per opinione religiosa. Il nobile ti vilipende se non lo strisci. Se ricorri ad alcuno, non sei ascoltato o sei mandato e rimandato da Erode a Pilato, finché ti stanchi, perché non hai una legge da reclamare contro l’arbitrio e l’oppressione. E quindi noi amatissimi sudditi di Sua Santità (ad eccezione di alcuni pochi) siamo e saremo spiantati se possidenti;  falliti, se commercianti; affamati, se operai; derelitti, se manifatturieri; avviliti, se agricoltori. Si numerano i passi nostri, si commentano le nostre parole, si perquisiscono le nostre case, s’infamano le nostre famiglie, si notano i nostri sguardi, si sospetta delle nostre amicizie…Tale é la condizione dei dilettissimi sudditi della Corte Romana».
E dopo il periodo rivoluzionario della Repubblica Romana durante il quale, oltre agli animi eletti e puri dei democratici, emersero, come avviene in ogni rivoluzione,  anche quelli che lo furono un po’ meno perche’ non tutti sono disponibili a porgere l’altra guancia e a dimenticare, segui’ la reazione: nel 1850 risultavano reclusi nelle carceri pontificie 10.800 compromessi con la Repubblica e la stragrande maggioranza erano comuni cittadini.
Cosi’ la reazione papalina, sostenuta in buona misura dalle armi austriache che presidiavano i territori piu’ indisciplinati dello Stato, si scateno’ violenta, almeno fino al 1853,  tanto da far scrivere a Victor Hugo, nel 1856, rivolgendosi agli Italiani: 
«...Ricordate i supplizi, gli assassinii, i delitti, le forme tutte del martirologio, le battiture pubbliche, le battiture in prigione, i tribunali di caporali, i tribunali di vescovi, la sagra consulta di Roma, le grandi corti di Napoli, i patiboli di Milano, d’Ancona, di Lugo, di Senigallia, d’Imola, di Faenza, di Ferrara; la mannaia, lo strangolamento, la forca; centosessantotto fucilazioni in tre anni, in nome del papa, in una sola città, Bologna; il forte Urbano, Castel Sant’Angelo ed Ischia; Poerio senza sollievo fuorché quello di mutare sulle proprie membra il luogo delle catene; i proscritti immemori del numero dei proscritti; le galere, le segrete, i trabocchetti, gli in pace, le tombe!....».
E il Papa Re, che era anche Vicario di Cristo (come lo sono anche gli attuali papi), avrebbe potuto, almeno come tale, fermare quel sistematico massacro: il Papa infatti era informato di ogni condanna. L’art. 468 del Regolamento organico di procedura criminale, promulgato da Gregorio XVI il 5 novembre 1831, ripristinato alla caduta della Repubblica, stabiliva che La sentenza di condanna a morte, dopo divenuta esecutiva, non veniva eseguita se non dopo averne data comunicazione al Sommo Pontefice, per sapere se egli desse ordini in contrario: ciò anche se il condannato non avesse presentato domanda di grazia .
Possiamo allora concludere, a proposito di ipocrisia e di incoerenza, che se oggi qualsiasi forma di vita, perfino quella embrionale o quella di feroci assassini che attendono da anni negli Stati Uniti d’America una iniezione letale, va tutelata anche perche’ ce lo dice il Vicario di Cristo pro tempore, presumibilmente (in nome della stessa quasi bimillenaria religione) cio’ andava fatto anche un 156, 158 anni fa e, a maggior ragione 140 anni fa quando a perder la testa sul patibolo di quel sant’uomo che fu Pio IX, i due muratori (cioe’ addetti all’edilizia) Monti e Tognetti. 
Giancarlo Parma (Bologna)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bravo Severini; e’ riuscito ad alimentare un dibattito coinvolgente attraverso quella che, probabilmente, considerava una sua opera minore. Dopo il suo “Armellini in moderato”, “La Repubblica Romana del 49, la Primavera della Nazione”, ecco, per entrare nuovamente  nel nostro Risorgimento il suo Processo inutile a un cittadino, quasi qualsiasi, della sua citta’, che e’ anche quella dell’ultimo Papa Re, dimenticato dagli storici accademici. Ma e’ un Processo che inutile non e’ dal momento che si e’ trasformato in un processo alla odierna ipocrisia e incoerenza.<br />
La situazione in cui viveva il comune cittadino dello Stato Pontificio é magistralmente descritta dal  pur famigerato colonnello Bentivoglio (noto per aver oppresso e insanguinato la citta’ di Rimini all’indomani del fallito esperimento di Governo democratico cosiddetto delle Province Unite, e quindi al si sopra di ogni sospetto di parte) nel suo Indirizzo ai popoli e ai principi d’Italia, stampato a Rimini nel 1831:<br />
«In ogni parte  non vi é che incertezza, contradizione, instabilità; e non vi é altro di metodico e di fermo fuori del pagamento delle imposte e delle persecuzioni politiche. Le quali persecuzioni, comecché dipendenti dallo stravagante volere della Setta Apostolica e dagli odi privati  nelle province, rendono il dolce e paterno governo di Sua Santità di una tale intollerabilità che Giobbe stesso non sapria sostenerlo. Difatti si può egli vivere a questo modo? La Camera [Apostolica n.d.a.] vuole la metà delle tue rendite. Il Vescovo ti molesta per una donna. La Polizia ti perseguita per opinione politica. Il Legato ti schiaccia, perché il suo potere sta sotto la porpora e non conosce confini. La Inquisizione ti carcera e ti tormenta in secreto per opinione religiosa. Il nobile ti vilipende se non lo strisci. Se ricorri ad alcuno, non sei ascoltato o sei mandato e rimandato da Erode a Pilato, finché ti stanchi, perché non hai una legge da reclamare contro l’arbitrio e l’oppressione. E quindi noi amatissimi sudditi di Sua Santità (ad eccezione di alcuni pochi) siamo e saremo spiantati se possidenti;  falliti, se commercianti; affamati, se operai; derelitti, se manifatturieri; avviliti, se agricoltori. Si numerano i passi nostri, si commentano le nostre parole, si perquisiscono le nostre case, s’infamano le nostre famiglie, si notano i nostri sguardi, si sospetta delle nostre amicizie…Tale é la condizione dei dilettissimi sudditi della Corte Romana».<br />
E dopo il periodo rivoluzionario della Repubblica Romana durante il quale, oltre agli animi eletti e puri dei democratici, emersero, come avviene in ogni rivoluzione,  anche quelli che lo furono un po’ meno perche’ non tutti sono disponibili a porgere l’altra guancia e a dimenticare, segui’ la reazione: nel 1850 risultavano reclusi nelle carceri pontificie 10.800 compromessi con la Repubblica e la stragrande maggioranza erano comuni cittadini.<br />
Cosi’ la reazione papalina, sostenuta in buona misura dalle armi austriache che presidiavano i territori piu’ indisciplinati dello Stato, si scateno’ violenta, almeno fino al 1853,  tanto da far scrivere a Victor Hugo, nel 1856, rivolgendosi agli Italiani:<br />
«&#8230;Ricordate i supplizi, gli assassinii, i delitti, le forme tutte del martirologio, le battiture pubbliche, le battiture in prigione, i tribunali di caporali, i tribunali di vescovi, la sagra consulta di Roma, le grandi corti di Napoli, i patiboli di Milano, d’Ancona, di Lugo, di Senigallia, d’Imola, di Faenza, di Ferrara; la mannaia, lo strangolamento, la forca; centosessantotto fucilazioni in tre anni, in nome del papa, in una sola città, Bologna; il forte Urbano, Castel Sant’Angelo ed Ischia; Poerio senza sollievo fuorché quello di mutare sulle proprie membra il luogo delle catene; i proscritti immemori del numero dei proscritti; le galere, le segrete, i trabocchetti, gli in pace, le tombe!&#8230;.».<br />
E il Papa Re, che era anche Vicario di Cristo (come lo sono anche gli attuali papi), avrebbe potuto, almeno come tale, fermare quel sistematico massacro: il Papa infatti era informato di ogni condanna. L’art. 468 del Regolamento organico di procedura criminale, promulgato da Gregorio XVI il 5 novembre 1831, ripristinato alla caduta della Repubblica, stabiliva che La sentenza di condanna a morte, dopo divenuta esecutiva, non veniva eseguita se non dopo averne data comunicazione al Sommo Pontefice, per sapere se egli desse ordini in contrario: ciò anche se il condannato non avesse presentato domanda di grazia .<br />
Possiamo allora concludere, a proposito di ipocrisia e di incoerenza, che se oggi qualsiasi forma di vita, perfino quella embrionale o quella di feroci assassini che attendono da anni negli Stati Uniti d’America una iniezione letale, va tutelata anche perche’ ce lo dice il Vicario di Cristo pro tempore, presumibilmente (in nome della stessa quasi bimillenaria religione) cio’ andava fatto anche un 156, 158 anni fa e, a maggior ragione 140 anni fa quando a perder la testa sul patibolo di quel sant’uomo che fu Pio IX, i due muratori (cioe’ addetti all’edilizia) Monti e Tognetti.<br />
Giancarlo Parma (Bologna)</p>
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		<title>Di: Valeria</title>
		<link>http://scaloni.it/popinga/il-processo-fu-una-autentica-farsa/comment-page-1/#comment-25366</link>
		<dc:creator>Valeria</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Mar 2008 15:30:29 +0000</pubDate>
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		<description>Se posso, volevo fare i miei complimenti al Prof. Severini che ha messo a disposizione di tutti, tramite podcast, la sua conferenza e che è intervenuto al dibattito qui in corso con grande partecipazione, apertura al confronto e allo scambio, disposto a mettersi in discussione. Veramente complimenti, in tempi di professori sussiegosi e diffidenti verso le nuove tecnologie e i nuovi mezzi di informazione, questa disponibilità è cosa rara e preziosa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se posso, volevo fare i miei complimenti al Prof. Severini che ha messo a disposizione di tutti, tramite podcast, la sua conferenza e che è intervenuto al dibattito qui in corso con grande partecipazione, apertura al confronto e allo scambio, disposto a mettersi in discussione. Veramente complimenti, in tempi di professori sussiegosi e diffidenti verso le nuove tecnologie e i nuovi mezzi di informazione, questa disponibilità è cosa rara e preziosa.</p>
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